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Quinta.
E sappiate che procederemo così, perché ci sono diverse posizioni da da ascoltare, quindi oggi dobbiamo essere particolarmente bravi, capaci nel contingentare un po' i tempi di intervento, quindi dopo.
Scusate.
Passerò subito la parola dopo una breve introduzione alle altre due Presidenti alla mia sinistra, il Presidente Tutolo, alla mia destra, la Presidente Capone, dopodiché passeremo in rassegna tutte le posizioni, quindi a tutti gli stakeholders che oggi sono qui, che hanno voluto intervenire, ma chiederò a loro di stare nei tempi più o meno di cinque minuti per intervento, fermo restando che all'occorrenza, se dovesse essere necessario sarà, saremo pronti a restituire la parola per un ripasso, magari in un secondo giro. Grazie.
Salve ben trovati, li chiama. Dichiaro ufficialmente aperta l'odierna seduta di questa Commissione congiunta, insieme ai colleghi della quarta Commissione permanente, il presidente Antonio Tutolo, alla mia sinistra, alla Presidente della Quinta Commissione invece la Presidente Loredana Capone una audizione dei principali stakeholders nell'ambito del progetto di partecipazione in fase ascendente in merito alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per misure negli Stati membri a salvaguardia della disponibilità di alloggi e della loro accessibilità economica. Un regolamento sugli alloggi a prezzi accessibili e in attuazione tutto questo della legge statale del 2012 della nostra legge regionale del 2018, quindi siamo chiamati a svolgere un esercizio di di ascolto, di consultazione e di indirizzo anche sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, che istituisce un quadro complessivo.
Con misure volte a salvaguardare la disponibilità e l'accessibilità economica degli alloggi nei Paesi membri. Il contesto è quello della capacità abitativa in Europa e anche in Puglia. Sapete che in Puglia abbiamo licenziato proprio un provvedimento legislativo sugli affitti brevi e l'attuale crisi abitativa in tutta Europa è la Puglia non fa eccezione, ci riporta ad una ad uno status quo, quello dell'accesso alla casa che si è trasformato dal diritto primario in una vera e propria.
Crisi, economica, ma anche sociale. Quindi ci troviamo di fronte ad una grande pressione immobiliare che non colpisce più soltanto i nuclei familiari in stato grave di indigenza o marginalità sociale, ma erode pro progressivamente il potere d'acquisto anche di quello che per tanti anni abbiamo definito il ceto medio e penalizza le giovani coppie, penalizza anche l'accessibilità agli appartamenti, alle case anche dei giovani universitari crea barriere d'accesso insormontabili, incidendo negativamente anche sui lavoratori cosiddetti essenziali: i medici, gli insegnanti, i rappresentanti delle forze dell'ordine. Quindi, questa situazione deriva da una profonda asimmetria tra domanda e offerta residenziale, accentuata poi da mutamenti strutturali del mercato, le locazioni brevi turistiche, quindi da un lato, con la crescita esponenziale nelle città d'arte, nei centri storici, che quindi hanno sottratto immobili alla residenzialità a lungo termine, dall'altro fenomeni di sfitto prolungato l'impatto degli investimenti speculativi insieme alla lentezza con cui si riesce ad incrementare lo stock di edilizia residenziale pubblica e sociale. Gli obiettivi dell'atto sicuramente fanno riferimento al al senso e al principio di sussidiarietà, è certezza delle regole. Io chiarisco però un concetto che a mio avviso è veramente importante per evitare equivoci nella interpretazione, non soltanto nello spirito di questa Commissione congiunta, ma anche dello stesso regolamento che quello proposto, che, attenzione non impone interventi dall'alto né limita l'autonomia degli enti locali che potranno a loro discrezione, in base anche al loro contesto socioeconomico, decidere come adeguarsi per poter fronteggiare quello che è il fenomeno di cui sopra. Infatti, sebbene l'edilizia abitativa rimanga per lo più materia di competenza nazionale regionale locale. L'Unione europea sostiene e coordina ed integra l'Interval interventi a tali livelli nell'ambito delle proprie competenze, ma attenzione, sempre nel rispetto della diversità, per esempio, dei mercati immobiliari e dei sistemi di governance dell'Unione. Quindi, lo scopo è, come detto, ad inizio, istituire un quadro comune europeo che disciplina che disciplini la valutazione e riesame e la trasparenza in materia di giustificazione e proporzionalità degli interventi relativi alle logiche incidono sulle libertà del mercato interno.
Interverrò poi in corso d'opera, ma a questo punto lascio la parola agli altri due Presidenti. Il Presidente Tutolo è la Presidente Capone, dopodiché io passerei subito in rassegna alle posizioni degli stakeholders che oggi hanno voglia di intervenire. Si passa la parola alla Presidente Capone che anche una una competenza poi è abbastanza specifica nel settore e nella materia. Poi ascolteremo tutti gli altri man mano che vorrete vivremo, noterete io ho anche qui un elenco con dei nomi già assegnati, ma sono pronto a cedere la parola a chiunque ne abbia voglia. Cedola in questo momento alla collega Capone, prego.
Grazie e alla collega, presidente, angolano e la grazie un grazie di cuore anche per l'introduzione che ha fatto ai lavori di questa riunione.
Ci sono diverse preoccupazioni, sia di carattere positivo, sia di carattere negativo rispetto a questa disciplina. Quelle di carattere negativo partiamo sempre dalle notizie peggiori, dai problemi sono di tutti coloro i quali temono che questa norma possa incidere 1 sulle politiche abitative, che sono di competenza nazionale, sulle idee, sul consumo del suolo, che sono di competenza, che è di competenza nazionale, e poi sulla diritto alla casa, che è ancora di più di competenza nazionale, ovviamente questo questa preoccupazione è una preoccupazione legittima, perché quando.
Qualcuno vede che l'Europa sta disciplinando su un argomento di competenza nazionale, ha tutta la legittimazione a pensare che l'Europa sia splafonando dalle proprie competenze. La realtà, però che se voi leggete il regolamento, troverete 1.000 occasioni in cui si precisa che serve soltanto a dare un quadro comune per evitare che ci siano nei singoli Stati delle difformità tali da non consentire una legislazione che rispetti comunque il quadro comunitario di norme. Quindi non si vuole incidere né sulla politica abitativa dei singoli Stati, né sul consumo del suolo, che va al Regolamento dei comuni e delle ragioni, né tantomeno sul sui diritti all'abitare. La considerazione positiva, invece, è finalmente si dice da parte di tanti, c'è qualcuno che si preoccupa di un problema che riguarda tutta Europa e qual è questo problema? Il problema è la difficoltà di trovare luoghi dove abitare, soprattutto nei centri urbani di località turistiche. E la l'obiettivo al quale si voleva.
Diciamo, dare soluzione da parte dell'Europa era anche in questo caso non disciplinare in maniera puntuale la normativa che riguarda l'edilizia abitativa, ma invece dare la possibilità ai singoli Stati entro delle linee comuni di poter legiferare sapendo che c'è un quadro comune europeo che tutela entrambi i diritti. Quello di proprietà è quello all'abitare. Sotto questo profilo qualcuno dice: ma esiste un diritto all'abitare.
Esiste un diritto alla casa che sia riconosciuto.
Allora, questo, questa, secondo me, è la domanda a cui più volte ha risposto alla Corte di giustizia dell'Unione europea, che ha riconosciuto la disponibilità di alloggi e la loro accessibilità economica come un motivo imperativo di interesse generale.
Ora chiediamoci.
Come questo si inserisca nella normativa nazionale nostra. Noi abbiamo l'articolo 832 del codice civile, che dice chiaramente che il proprietario ha il diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo. Secondo i limiti e nell'osservanza degli obblighi stabiliti dall'ordinamento giuridico, ma questa seconda parte chiaramente ci fa capire che è residuale quell'idea del proprietario che ha il diritto di godere e disporre in modo pieno ed esclusivo sembra essere esaustivo, quindi Nessuno tocchi i proprietari, questo ci dice il codice, poi c'è l'articolo 42 della Costituzione.
Che interviene sei anni dopo l'articolo 832 del codice civile e dice chiaramente: la proprietà ha una funzione sociale punto.
E le 2 cose sembrano in contraddizione. Siccome noi sappiamo che nell'ordinamento due norme in contraddizione non possono convivere, bisogna capire come si risolve questo conflitto e il conflitto si risolve con un equilibrio degli interessi ed è esattamente quello a cui punta questo regolamento ed è esattamente quello che la nostra legge regionale, per esempio quella approvata qualche settimana fa, cerca di fare.
Ed è quello che sta nella strategia del diritto all'abitare voluta dalla Commissione europea, che ha anche finanziato il diritto all'abitare. Quindi vado subito a conclusione. Nessuno può negare il diritto di proprietà e nessuno può incidere nel nostro Paese, come in Europa, sul diritto di proprietà, ma è compito degli enti locali, con la programmazione regionale e la legislazione regionale e nazionale, che sono coordinate stabilire le regole in virtù delle quali il diritto all'abitare diventa un diritto che, rispettando la proprietà, rispetta anche.
Il diritto e la legittimazione di chiunque ad avere un tetto sotto il quale poter vivere.
E spetta ai Comuni, nell'ambito del quadro comune, la necessità di programmare in maniera tale che questa accessibilità al tetto possa essere quanto più garantita. Quindi, come precisa il regolamento, con questo regolamento non si intende eliminare le locazioni brevi, le locazioni turistiche, gli affitti brevi. Si intende però dire agli enti locali, regionali e nazionali trovate una modalità perché, nel rispetto del diritto di proprietà, si garantisca a chiunque vuole avere accesso alla casa, di non avere un limite invalicabile, un muro insopportabile.
Come può risolversi questo problema, per esempio, creando nuove abitazioni in luogo di quelle che oggi sono degradate, in luogo di quelle che oggi sono sfitte, in luogo di quelle che oggi sono chiuse?
Il che non vuol dire necessariamente aumentare il consumo di suolo, ma vuol dire mettere a disposizione di tutti, per esempio quelli e alloggi pubblici che esistono in larga misura nella maggior parte degli Stati, e questa è una disciplina importantissima. Abbiamo avuto modo di confrontarci e chiudo davvero con il Presidente, con il Presidente Fitto, il commissario vicepresidente della Commissione europea, relativamente al diritto all'abitare e a dire la verità l'abbiamo avuto ospite anche a Lecce, relativamente ad una.
Ad un edificio che abbiamo voluto come Regione e come Comune ristrutturare al fine di metterlo a disposizione per un co-housing.
Il co-housing è una modalità nuova di abitare, che trova una frequenza in tanti Stati europei e che ancora in Italia stenta fa fatica. Tuttavia, rispetto a questa possibilità, per esempio, il regolamento europeo insiste e insiste: chiedo chiedo scusa, io ho sempre detto il regolamento europeo, ovviamente si tratta di una bozza che deve fare tutta la sua tutto il suo iter prima di essere approvata, continuerò a dire il regolamento europeo per semplicità, il co-housing è una di quelle opportunità che viene fornita proprio per assolvere ai nuovi bisogni di una comunità sempre più sola, sempre con maggiori difficoltà di sopperire alle spese che sono necessarie per un'abitazione e si presenta come un nuovo modo di mettere insieme le persone, di stabilire delle comunità. Ovviamente stiamo parlando di una situazione abbastanza complessa. Non ci sono veri e propri regolamenti, tipo rispetto al co-housing, però c'è una spinta a realizzare questo modello nuovo. Per noi è una spinta anche particolarmente favorevole, perché noi proprio in Puglia abbiamo numerosi esempi di case accorte, per esempio, che prevedevano una modalità di convivenza all'interno di luoghi abitativi distinti ma condivisi negli spazi comuni.
Ecco perché non dobbiamo prendere, a mio avviso, questo questa bozza di regolamento come un regolamento cogente per gli Stati, ma come uno stimolo a trovare una soluzione compromissoria tra diverse i diritti ugualmente meritevoli di tutela secondo la nostra Costituzione, esattamente il diritto di proprietà, il diritto all'abitare il diritto alla programmazione da parte degli enti, perché sì, ci sia un rispetto dei bisogni dell'individuo come persona che sono bisogni che conducono verso il benessere.
Ecco perché questa audizione di oggi io credo che debba partire da un dato che purtroppo non sempre è affermato, cioè che con questo quadro comune non si intende violare alcuno dei diritti costituzionalmente garantiti, ma anzi si intende metterli insieme per favorire una unificazione di processo da parte degli Stati, quindi un quadro comune europeo, come prima ha detto la collega. Grazie. Scusate se l'ho fatta lunga.
Grazie, grazie, Presidente Capone. La parola al presidente Antonio Tutolo, che a cui credo di dover passare allo stesso microfono forse questo sì, grazie. No, io sarò brevissimo. Una sola riflessione: dall'analisi puntuale fatta dal Presidente.
Capone e l'articolo 42 della Costituzione, secondo me va letto in maniera molto più esteso, anche perché quel limite riguarda può riguardare, ad esempio, aspetti ambientali e quindi tu non puoi andare a disporre del tuo bene, se è prevalente quello della collettività su una situazione ambientale, quindi i vincoli che ci sono e tutto il resto sulla pianificazione, nonché sul tuo terreno tu puoi fare quello che voi, perché c'è il legislatore e i vari legislatori che decidono come pianificare il territorio e quindi sul tuo terreno, se voglio dire, si ritiene che doveva essere vincolato per qualsiasi altra.
Funzione che sia di utilizzo di tutti a beneficio di tutti, prevale sul tuo interesse. Io lo avevo molto con l'articolo 42, avendo molto poco calzante sulla proprietà privata riguardante la casa, l'abitazione. Io la non ce lo vedo molto, ma sarà una mia, come dire, un mio strabismo. Probabilmente no, ma io no, non ce lo vedo perché non mi pare che, insomma si voglia il legislatore rivolgere a quella fattispecie, il anzi, i Padri costituzionali è una un ragionamento molto più ampio.
È chiaro che tutti hanno il diritto alla casa ad abitare, ma deve rispondere il pubblico.
A queste esigenze. Non è che si arriva a un certo punto dopo che ne so decenni di fallimenti delle politiche abitative. Allora dice va be' crescere, produce nei treni case mo' te ne tolgo una e facciamo, non so, non mi mi io onestamente avrei. Eh no, per questo dico no, ingiusto per.
Nient'altro, grazie. Grazie, Presidente Tutolo. Quindi sostanzialmente adesso possiamo dare il via a questa fase di ascolto che noi raccogliamo prima che appunto questo iter legislativo europeo, poi si possa concludere, perché, come dicevamo l'obiettivo è quello poi di sintetizzare le istanze. Poi redigeremo un documento di osservazioni da trasmettere agli organi competenti, quindi sia nazionale ed europea, affinché le specificità territoriali locali, quindi quelle pugliesi, siano pienamente valorizzate, anche presenti all'interno dell'emendamento del regolamento europeo. Allora ascoltiamo una posizione dopo l'altra partirei, perché credo che poi debba lasciarci a un certo punto l'Assessora Marina Leuzzi, a cui cedo immediatamente la parola, prego.
Buona, buonasera, buon pomeriggio a tutte e tutti.
Allora faccio una premessa. Noi, ovviamente, come Assessorato in sezione alle politiche abitative, siamo stati interpellati dalla Conferenza Stato-Regioni per dare un parere delle osservazioni su sul Regolamento, quindi poi vi gireremo insomma, sia il nostro contributo, che è quello delle altre Regioni, insomma, che e abbiamo condiviso le nostre integrazioni.
Quindi sarò breve, ma ciò non ci tengo a sottoporvi e a condividere con voi alcune, diciamo:
Non criticità, ma alcune riflessioni che abbiamo fatto rispetto a questo Regolamento, chiaramente, diciamo a livello politico e di.
Intenzione gli obiettivi, insomma, concordiamo, perché la insomma è come come come per noi in a livello regionale abbiamo fatto, ovvero abbiamo cercato di stabilire un principio di possibilità di riequilibrio. Mi sentite? Okay? Di riequilibrio, diciamo, tra l'offerta di mercato e l'offerta pubblica, sostanzialmente, quindi la l'accessibilità reale alla casa e l'affermazione del diritto alla casa fosse necessario attraverso una un intervento pubblico e della.
Di de di un di un cappello giuridico fondamentalmente dal punto di vista la nostra regionale, ma in questo caso e l'Unione europea che ce lo dà, una sorta di cornice, diciamo legislativa, che però effettivamente oltre a dare degli indirizzi, diciamo generici di di merito qualitativi.
Rispetto alla possibilità di intervenire.
Senza però andare a ledere il diritto della proprietà e soprattutto il il diritto della proporzionalità e della non discriminazione, appunto, da una sorta di dicevo, oltre a dare una delle delle indicazioni qualitative, diciamo politiche rispetto a questo.
Da anche, insomma, degli indirizzi abbastanza tecnici e specifici, così come da anche delle indicazioni, ha poi gli enti che devono applicare o dovranno applicare questo questo regolamento, anche molto, molto vincolanti, cosa che un po' insomma, anche nello SPRAR, lo stesso Coordinamento delle Regioni ha lasciato un po' perplessi, perché chiaramente sicuramente ogni territorio è diverso, ma l'onere.
L'onere un ulteriore onere ai Comuni, agli Enti locali di valutare scientificamente l'impatto turistico su una città, è chiaro che diciamo e qualcosa probabilmente necessario in questo momento in cui, in particolare per noi per l'Europa e quindi per il nostro Paese è un fenomeno, diciamo nuovo, di questo secolo.
Però addossare questo onere che era agli enti locali di evidenza scientifica, probabilmente è qualcosa che diciamo abbiamo, abbiamo evidenziato come come criticità, in realtà sappiamo anche che ci sono una serie di Comuni che stanno provando già capire a capire.
Scusate che sennò siccome vi sento come rimbombano, non riesco a concentrarmi, perdonatemi.
Stanno provando a capire.
Prima dell'applicazione, come poi queste regole potranno essere effettivamente applicate e quali anche ai risultati, dare al risultati d'aria al territorio, perché è chiaro che è un campo diciamo inesplorato. Ecco, e quindi anche a livello tecnico e comunale.
Per esempio, valutare il rapporto tra prezzi e il reddito, che è effettivamente una cosa abbastanza.
La scientifica e molto definita relativa a un numero 8, cioè significa sapere che se una casa costa 200.000 euro 200.000 euro, il reddito medio relativo di quella zona in cui si interviene deve essere massimo 25.000 euro di reddito.
Di reddito appunto medio, per raggiungere quel chiaramente, diciamo, sembra un dato molto, molto tecnico, molto scientifico, però quali quali sono le le applicazioni effettive?
Mentre gli altri due criteri che si danno all'interno del regolamento, invece sono un po' più empirici e quindi bisognerà capire poi se diciamo stanno alla interpretazione degli enti locali oppure oppure no. Questo per darvi un po' il quadro della diciamo un po' indefinitezza di questo Regolamento, ma che secondo noi può comunque portare, diciamo un primo, un primo passo verso una riflessione seria, perché è questo, diciamo che quello che manca tuttora, diciamo, è avere delle regole comuni.
Un paio di appunti, ovviamente, ed è una cosa che abbiamo fatto riferimento a cui abbiamo fatto riferimento anche all'interno della legge regionale.
Era sulla inapplicabilità di queste regole alla la proprietà principale della della propria abitazione, perché chiaramente viene riconosciuta una sorta di utilizzo di sostegno di, diciamo di supporto al reddito, che poi io me lo ricordo un po' la Airbnb è nato così, io do la mia stanza, anzi non so se qualcuno diciamo forse per età, io il COC Serfin non so se l'avete mai sentito in una piattaforma in cui si Sir Fava sui dei vani altrui, senza pagare in tutto il mondo. Io l'ho usato tantissimo quando ero giovane, più giovane di quanto di quanto sono.
E poi a un certo punto qualcuno forse ha pensato che magari invece di di di prestarlo gratuitamente, magari mi posso fare dare qualcosa, ma era sempre il divano di casa mia. No? E serviva per arrotondare i ragazzi e le signore, insomma, che mai che stavano da soli. Poi, a un certo punto hanno capito che forse questo sistema poteva essere crackato.
E e ha cambiato volto ed è diventato poi diciamo, un motore economico molto, molto diverso, che poi ha messo anche in difficoltà tutto il sistema alberghiero e lo sappiamo perfettamente. Quindi quella è una cosa, un aspetto molto importante aggiungerei come come.
Come posso dire, come ulteriore, appunto, alla discussione, il fatto che non c'è un esplicito riferimento a i grandi stock immobiliare, all'acquisizione e l'acquisto di grandi stock immobiliare, che è un po' il vero problema, diciamo di questi. Quindi questo nuovo fenomeno, ovvero non il magari la persona, la famiglia che ha un appartamento in più e la affitta per arrotondare, ma chi acquisisce grandi patrimoni quindi con grandi disponibilità economiche per acquistare o affittare spesso quasi a canone concordato, perché fondamentalmente ora ci si ritrova che chi non vuole affittare a medio e lungo termine per tutte le questioni che sappiamo per insomma, le garanzie che non ci sono, la paura, insomma, una sensazione di comunque difficoltà a fare questo passo da soli.
Leg.ra. I grandi fondi poi si affacciano speculando un po' su questa paura e quindi alla fine non è che ci guadagna più di tanto del canone concordato per faresti con con il pubblico e probabilmente non so se neanche nei guadagni di sicurezza. Quindi diciamo il riferimento, abbiamo abbiamo chiesto una specifica sui grandi player, diciamo immobiliari, che sono fondi di investimento che stanno acquistando a tappeto, diciamo soprattutto nei centri storici più importanti mercati.
Sul mercato immobiliare, l'ultima al un'altra cosa è il regolamento. Se vi invito a a leggere la parte dei consideranda all'inizio o che sembra una cosa da tralasciare invece noi considerando a un certo punto al punto 31, si fa riferimento a.
Ha la possibilità di utilizzare incentivi urbanistici o edilizi per favorire appunto l'allocazione stabile. Abbiamo chiesto come considerazione di poter per quale motivo? Questa è una consideranda, ma non fa parte dell'articolato è al punto 31 all'inizio dove ci sono le parentesi fine diciamo sì, appunto si sottolinea il fatto che sia.
Sia uno strumento efficace, anzi, diciamo quasi consigliato, di intervenire dal punto di vista urbanistico edile, tipo come si faceva per l'edilizia convenzionata. No, io diciamo ti do dei bonus volumetrici oppure ti do degli incentivi per poter magari avere qualcosa in cambio e quindi diciamo del affitti a canone concordato, prezzi prezzi convenzionati. Questa cosa non è esplicitata nell'articolato, forse è un peccato, perché probabilmente potrebbe essere questo uno strumento, altro che i comuni potrebbero essere più sereni.
Nel nell'utilizzare, nel insomma, contrattare ovviamente con le parti in causa e nell'articolo 9 abbiamo delle.
Decenni ha la possibilità di intervenire sugli immobili sfitti, che è una cosa non banale, perché effettivamente sia dal dal punto di vista proprio del patrimonio immobiliare. Noi abbiamo un grande patrimonio immobile, no, sembra un gioco di parole immobile nel senso vuoto ma non vuoto, probabilmente anche perché ha affittato a nero molto probabile, ma ha da una parte.
Vuoti diciamo va beh, insomma si può. Si può dire non lo so, non credo non si può dire va beh, okay,
Ma cioè nel senso è un gioco, cioè un fenomeno, insomma che penso sia sia noto, però diciamo non è neanche.
Sono stata censurata su questo, cioè nel senso che è una una, insomma e però ci sono anche molti immobili vuoti che diciamo non non vengono utilizzati, perché magari è più conveniente tenerli vuoti, che poterli affittare. Questo, secondo me, è una riflessione importante da fare. C'è una specifica su questo, sugli immobili inoccupati a lungo, su cui il regolamento dà delle indicazioni per poter intervenire, cioè ci dice: avete la legittimità, se gli immobili sono erano occupati a lungo, potete intervenire, ma immobili a meno che non ci siano giustificazioni importanti.
Ma immobili occupati a lungo quanto un anno, 10 anni cent'anni, no, diciamo, è molto indefinito su un tema, secondo me spinoso, spigoloso, su cui c'è, ci sarebbe una interessante riflessione da fare. Chiudo, sono stata lunga, però diciamo penso puntuale su delle su delle su delle questioni che stiamo riflettendo, diciamo, su cui stiamo riflettendo anche in Assessorato, a fronte della insomma, anche successivamente alla legge alla legge approvata e diciamo ho approfittato per condividere queste osservazioni, che manderemo comunque.
Insomma, alla Commissione per discuterne grazie.
Grazie, grazie, Assessora Leuzzi. Allora, a questo punto io darei la parola a tutte le altre le altre figure che si sono prenotate, fermo restando che poi chiunque può intervenire, ascoltiamo gli stakeholders e poi tutti i commissari che vorranno partirei.
Dall'assessore del Comune di Bari, Assessore all'emergenza abitativa Nicola Grasso. L'ho visto prima. Sì, prego, prego.
Si può accomodare, avanti così può posizionarsi.
Ah, sì.
Più o meno cerchiamo di stare nei cinque minuti per ciascuno. Ripeto, e ribadisco, fermo restando la possibilità di ridare la parola nel corso dei lavori, prego. Sì, buon pomeriggio a tutti, a tutti. Ringrazio le presidenze delle Commissioni, appunto dal consigliere Annagrazia angolano Loredana Capone e il consigliere Tutolo per questo invito che ci permette di fare un approfondimento essenziale su questo atto dell'Unione europea che.
In qualche modo cerca, si fa carico per la prima volta di un problema che ha una un impatto notevole su tutte le, soprattutto su tutte le città medio-grandi dell'Unione europea. Se questo ci può consolare. No, il fatto che non è un problema solo, diciamo, pugliese o italiano, ma è un problema europeo, tuttavia non ci esime dalla necessità di, come dire, conformare quelle che sono le norme.
Perché l'Unione europea si appresta ad adattare a quella che è la realtà della Puglia. Tra l'altro in Puglia abbiamo avuto e a Bari in particolare abbiamo avuto proprio una situazione di stress, proprio quella che, come dire, l'Unione europea in qualche modo sottolinea, cioè un incremento delle presenze turistiche.
Repentino e, come dire, in per certi versi inaspettato, è chiaro che, grazie alle politiche effettuate proprio dalla Regione Puglia, quindi politiche di incremento della promozione turistica e di sviluppo delle rotte aeree, si è verificata un'esplosione di presenze turistiche a Bari, per esempio, si stima che nel 2026 ci saranno 3000000 di pernottamenti. Una cosa.
Davvero impensabile fino, ma 10 anni fa, otto anni fa, era assolutamente qualcosa di imprevedibile.
È chiaro che questo ha portato un impatto notevole sulle appunto, sul sul mercato degli affitti mercato degli affitti che, regolato da una legge di mercato e in alcuni casi brutale, fa sì che nell'incontro fra domanda ed offerta. La carenza di alloggi destinati all'affitto per le famiglie, per gli studenti, per tutta quella fascia di persone che appunto non hanno bisogno di locazioni turistiche, ha portato a un'impennata dei dei prezzi e che di fatto ha delle ricadute sociali estremamente impattanti. È chiaro che questo regolamento va salutato o comunque con favore, perché, come dire, il focus si sposta da un ambito strettamente locale, ovviamente a livello nazionale.
C'è ancora una certa disattenzione a livello di Governo nazionale, spiace dirlo e a livello regionale, invece abbiamo avuto una legge che in qualche modo si è fatta carico nei limiti chiaramente dei rapporti e delle e delle ed il riparto di competenze Stato, regioni, quindi sulla scorta della linea tracciata dalla Toscana prima e dall'Emilia Romagna, poi io chiaramente ringrazio il Consiglio regionale che come prima Regione del sud ha, come dire, fatto propria una legge che ovviamente dà per la prima volta ai comuni la possibilità di cercare di governare questo meccanismo. In alcuni casi può essere tardi, però come sempre non è mai troppo tardi, però bisogna predisporre delle misure attuative che chiaramente non penalizzino.
L'incremento turistico, perché è fonte di ricchezza e fonte anche in un certo senso di riduzione della pericolosità delle nostre città, anche quella percepita è fonte di posti di lavoro e fonte comunque di sviluppo economico però è chiaro che se da un lato non bisogna tra virgolette criminalizzare le attività turistiche, dall'altro lato bisogna un po' distribuirle sul territorio e già la legge regionale ci dà questa possibilità.
Però, diciamo, il regolamento europeo mi sembra che cammini con gli stessi parametri, cioè individuare delle zone sottoposte a particolare stress e ovviamente per realizzare questo io credo che si debba lavorare in modo corale tutte le Istituzioni, tutti i Comuni e la Regione, perché noi possiamo andare avanti per affrontare questo problema soltanto creando delle reti efficienti che ci garantiscano la possibilità di.
Di di affrontare soprattutto sulla base di un di conoscenza, perché noi dobbiamo prima a conoscere il problema che attualmente è ancora abbastanza nebuloso. Dobbiamo avere un numero chiaro di quanti bimbi, di quante case vacanze di quanti di quante locazioni turistiche, distinguendo caso per caso, non facendo di tutta un'erba un fascio, diciamo scusate per la parola, però tuttavia tutto questo sembra essere, come dire, frutto di qualcosa di episodico. Per questo, come dire, è importante quel percorso che è già avviato, la regione di creare, di incrementarli Agenzie sociali per la casa e soprattutto di creare una rete fra le Agenzie sociali per la casa, perché è evidente che se noi abbiamo bisogno di appartamenti nel comune di Bari, io devo avere immediatamente contezza se nel Comune di Cellamare Casamassima nei comuni limitrofi, c'è disponibilità di alloggi e quindi questo serve perché appunto in un in, soprattutto in una logica di Città metropolitana, è opportuno che tutti sappiamo dove ci possano essere alloggi nei luoghi circostanti al al centro che è quello più interessato, ma la stessa cosa può valere per Taranto, per Lecce, perché ovviamente il problema e soprattutto delle città medio-grandi, ma non solo perché abbiamo forti città impatto turistico con Polignano, come Monopoli come Gallipoli, cioè ce ne sono tante. Allora, l'altro tema, oltre agli alloggi, al alle diciamo alle cave, agli alloggi destinati al turismo, è liberare, cioè far modo che si immettono sul mercato gli alloggi attualmente sfitti. Questo è un impegno enorme che noi dobbiamo assumere, come dicevano poco fa le presidenti di Commissione. È un problema che deve comunque tenere conto della proprietà privata, che sappiamo bene. La Costituzione prevede che possa essere limitata, però ci diciamo si dovrebbe lavorare cercando di dare degli incentivi a chi ai proprietari perché immettono sul mercato nuovi alloggi e per la famosa legge dell'incontro fra domanda ed offerta ad una maggiore offerta, diciamo così, si andrebbe a riequilibrare il prezzo. Questo non è facile, un tema che a Bari stiamo affrontando. Sapete bene che sono ben 20.000, più o meno dalle stime alloggi sfitti e questo dev'essere creato tramite una politica di incentivi e quindi noi stiamo per esempio, abbassando la la l'IMU nei confronti di chi di chi affitta a canone concordato, però anche qui la sinergia con la Regione e con l'Unione europea può essere importante, cioè creare misure di sgravi fiscali nei confronti dei proprietari che decidono di mettere sul mercato, ovviamente a canone concordato, questi alloggi oppure prevedere che nei piani regolatori nuovi alloggi prevedano una parte di, appunto di nuove costruzioni alloggi da destinare quantomeno a edilizia residenziale sociale, perché purtroppo il problema oggi tocca delle fasce di reddito che fino adesso non erano interessate dal problema della casa, sia perché, diciamo così, ci sono tantissimi proprietari non proprietari, in parte sono soddisfatti dagli dagli alloggi ERP soddisfatti per modo di dire, insomma, se hanno comunque un diritto garantito dalla collocazione in alloggi ERP, però c'è la fascia cosiddetta grigia, cioè coloro i quali non hanno un reddito così basso da poter entrare nella graduatoria ERP, ma non hanno neanche un reddito ormai così alto da poter avere mutui per acquistare una casa o diciamo poter accedere alle locazioni, essendo crew saliti così i prezzi, così come gli studenti lamentano anche quelli che non hanno l'alloggio ADISU sono quelli che sono più in difficoltà, quindi soprattutto per le città universitarie Bari, Foggia, Lecce, in parte Taranto si pone questo tipo di problema. Ora è chiaro che la sinergia tra istituzioni e l'unica cosa che ci può salvare. Noi stiamo anche lavorando ad un progetto.
Nel quale credo che la Regione possa darci una grossa mano, che è quello di istituire dei fondi di garanzia per i per i proprietà, o meglio a favore degli inquilini nel momento in cui i proprietari dimostrano di non volere mettere gli immobili sul mercato per paura, diciamo così, di non tornarne in possesso, che si sviluppi una morosità, creare un fondo di garanzia, come è stato fatto a Barcellona, potrebbe aiutarci. È chiaro che noi stiamo lavorando su questo con Banca Intesa per creare una linea di finanziamento. È chiaro che anche qui bisogna, come in tutte le misure che vanno a favore di fasce deboli, di stare attenti a che non se ne qualcuno, non se ne approfitti, però è evidente che questa è la strada, è un'altra delle strade da battere, sulle quali diciamo che il Regolamento fa un riferimento, perché noi dobbiamo individuare, dobbiamo abituarci a declinare il diritto alla casa, il diritto all'abitare con forme totalmente nuove rispetto a come lo immaginavamo prima, perché il diritto all'abitare, ripeto, non è soltanto alloggi ERP o meglio, è anche quello, perché anche lì si deve parlare di ristrutturazioni, adeguamento delle dimensioni degli alloggi, ma soprattutto dare ai precari a chi non ha possibilità di dare le garanzie che oggi le agenzie immobiliari chiedono la possibilità di accedere alle abitazioni e quindi anche forme di finanziamento e di agevolazione per gli under 35 sono importanti, perché vuol dire si fa, si parla tanto di decremento demografico o di impossibilità per i giovani di costruirsi un futuro. Se già i giovani non possono accedere al al non solo all'acquisto degli immobili, ma addirittura neanche all'affitto, visto le garanzie che vengono chieste, credo che anche questo sia un tema su cui lavorare. Credo che la strada seguita dall'Unione europea, per quanto rivedibile, per quanto, come dire, in qualche modo emendabile, sia una strada corretta, sta a noi come Regione a forte sviluppo turistico e come Regione che sta vivendo questa emergenza abitativa, ripeto anomala, quindi legate a fasce di reddito fino a questo momento non toccate, sta a noi Star segnalare, diciamo la nostra posizione, anche perché purtroppo rischia di questo di questo di essere un diritto un po' negletto, perché diciamo tocca quella fascia di popolazione che non ai proprietari di casa che rispetto alla Spagna e molto molto superiore. Per cui se in Spagna il problema è più sentito in Italia e un po' meno sentito, ma adesso sta iniziando a farsi sentire, è chiaro che servirebbe anche lo dico non a caso in questa sede sviluppare un miglior raccordo con le ARCA regionali e diciamo dislocate sul territorio, perché adesso diciamo i rapporti con i Comuni sono un po' diciamo da si dà da sistemare meglio diciamo così un po' da rivedere, però credo che questi tavoli siano fondamentali proprio per elabora elaborare politiche comuni e io credo che questo questa consiliatura regionale potrebbe essere davvero.
Ne potrebbe dare un impulso importante, ma ripeto, non è casuale che la prima legge importante sia stata proprio quella che è stata licenziata qualche giorno fa, ma credo si possano sviluppare ulteriori forme di adeguamento rispetto a quelle che sono le esigenze che, ripeto, provengono da strati della società, per le quali il riconoscimento di un diritto sociale fondamentale può essere essenziale anche per il godimento di tutta una serie di diritti che sono connessi alla al alla disponibilità di un alloggio dignitoso. Per questo l'accessibilità appunto all'affordable nei confronti delle delle case è importante e diciamo come Comune di Bari chiudo, siamo già all'interno di reti sia nazionali che che internazionali, perché siamo appunto nel network Mayors for housing, dove si stanno elaborando politiche, ripeto, con tutte le grandi città europee e annuncia una cosa che è praticamente notizia di neghi un'ora fa e vado a chiudere. L'ANCI ha istituito per il 9 novembre il tavolo Ferrand finalmente della Commissione per l'abitare e quindi può essere anche questa una forma ulteriore di studio e di approfondimento di tematiche nelle quali appunto i Comuni, come spesso accade, sono in prima linea senza aver armi e strumenti necessari per fronteggiare i problemi. Grazie ancora e chiaramente ci rivedremo immagino presso per elaborare le nostre politiche.
Grazie la parola all'avvocato Donato Pascarella di Arca Jonica. Se vuole prendere posizione di qua, poi magari a seguire così potete anche sistemarvi per poter intervenire immediatamente dopo Berlino. L'Istituto nazionale di urbanistica, Sezione Puglia, la dottoressa Giovanna Mangialardi.
Prego.
Grazie dell'invito. Intanto ringrazio anche i miei colleghi delle altre Arc per avermi consentito di rappresentarli in questa riflessione, che peraltro sono presenti in Aula. Il collega Casilli di Lecce, Rina di Brindisi e anche rappresentato il collega Di Bari Denicolò, che purtroppo, per gravi motivi familiari, non è potuto essere presente.
Sarò estremamente sintetico.
E mi sembra che questa proposta di regolamento rappresenti un evidente caso di Framework shifting, cioè un caso di spostamento della cornice.
Dietro l'accattivante evocazione di un affordable housing di un'accessibilità agli alloggi, in realtà mi sembra che la l'obiettivo principale, se non esclusivo di questa proposta di regolamento, sia quella di limitare il potere dei Comuni, di limitare gli affitti brevi e vedete questa.
Questa circostanza, peraltro viene costruita, esercitata in maniera molto impattante nei confronti dei Comuni. Questo questa proporzionalità che le amministrazioni locali dovrebbero dimostrare per introdurre limiti agli affitti brevi, cioè quello di dimostrare che gli affitti brevi sono la causa dell'emergenza abitativa piuttosto che l'assenza, ad esempio dei finanziamenti pubblici. Questo rischia di determinare l'inazione dei Comuni e quindi la non introduzione in realtà di regole per limitare gli affitti brevi, quindi è esattamente il contrario. Quindi questo lo dico guardate come.
Riflessione laica e oggettiva su questa che su cui in questa fase iniziale di questa proposta regolamentare, noi abbiamo invece è il rischio, quindi di mettere i Comuni in difficoltà nel nell'elaborazione di queste filtri di questi limiti rischia di trasferire poi ulteriormente, invece, la criticità che si vuole andare a limitare, che è quella del proliferare in certi in certe aree a vocazione turistica, ma anche nei centri storiche. Parlo ad esempio, anche per la questione del della mia città che la città della città di Taranto.
Quindi va visto, secondo me, in maniera con attenzione, introducendo anche ulteriori possibilità di riguardare questo principio di impatto nei confronti delle Amministrazioni comunali. Noi auspichiamo anche che, soprattutto che nell'ambito dei rapporti con la Comunità europea e con l'Europa si giunga. Invece, finalmente, per quel che riguarda l'ERP ha definitivamente consacrare che il sistema di edilizia residenziale pubblica e un SIC c'è un sistema di interesse generale non sia un sistema di interesse economico generale, con tutta una serie di conseguenze. Grazie.
Grazie, grazie, avvocato Pascarella. Naturalmente, come detto proprio all'inizio e in prefazione, noi raccogliamo tutte quelle che sono le opinioni e le diverse chiavi di lettura, perché poi arriveremo proprio ad un documento di sintesi che sappia mettere insieme in maniera armonica quelle che sono le esigenze sentite con le diverse sensibilità sul tema, anche in base alle proprie competenze, i propri ruoli rivestiti. La dottoressa Mangialardi. Eccola lì. Prego a lei la parola.
Grazie e buon pomeriggio a tutti. Si sono qui in rappresentanza dell'Istituto nazionale di urbanistica. In particolare, noi abbiamo una community proprio sulle politiche sociali e dell'abitare e le questioni da mettere in evidenza sono tanti, ma avendo pochi minuti noi, ma ci riserviamo si di mandare ovviamente il documento con i dettagli. Poniamo e partiamo dal da una questione già accolta dall'assessore Grasso, cioè il tema del quadro conoscitivo, ovvero l'impianto del Regolamento, si fonda su evidenze, c'è un rapporto prezzo reddito pari o superiore ad 8, ma il tema è come identifichiamo le tensioni abitative, proprio perché c'è una semplificazione probabilmente di associare la questione di attenzioni abitative esclusivamente al tema e al mercato, diciamo degli affetti, degli affitti a breve termine, ma non è l'unica questione. È pertanto necessario adottare un approccio complesso e anche superare, se vogliamo un riferimento nazionale, quello del quadro nazionale della delibera CIPE numero 87 del 2003, che identificava, diciamo, dei criteri.
Per i comuni ad alta tensione abitativa, che assolutamente anche in quel caso riduttiva, quindi noi ci troviamo in termini nazionali e poi di conseguenza anche regionali, a dover capire quali sono realmente i comuni ad alta tensione abitativa, perché nella delibera del 2003 sono i Comuni capoluogo di provincia la prima corona, ma probabilmente è necessaria una raccolta di un quadro conoscitivo approfondito che possa realmente mettere in evidenza, quindi probabilmente solo il rapporto prezzo reddito può essere limitante. Invece è necessario appunto puntare proprio su una costruzione complessa del del quadro conoscitivo e quindi rafforzare, proprio come stimolo a livello regionale, l'Osservatorio, proprio per comprendere quali temi devono essere messi a sistema. Sicuramente anche la questione delle degli alloggi e delle locazioni brevi, ma anche il tema delle degli alloggi vuoti, delle seconde case e ragionare sulla dimensione dell'area vasta, ma anche identificare una serie di altre questioni, come proprio la ricognizione della fascia grigia. Noi non abbiamo numeri che ci possano far quantificare a quanto ammonta, perché appunto le graduatorie non sono presenti, al contrario dell'ERP e anche l'ERP rappresenta un altro tema importante, proprio perché le graduatorie non sono inevase, quindi è necessario sicuramente uno spazio di intervento che partì dalla ricognizione dei fabbisogni e quindi di conseguenza di quali sono i Comuni realmente ad alta tensione abitativa e quindi ragionare in maniera più complessa. Questo è un tema. L'altro tema si stringe in maniera forte a quanto detto rispetto alla pianificazione, alle leve possibili per rispondere a questo fenomeno e quindi sicuramente il tema delle Agenzie sociali per la casa possono essere valorizzate in questa direzione, identificando dei chiari precisi ruoli per la rilevazione del fabbisogno per la messa a sistema in una governance multifattoriale che quindi preveda tutte le istituzioni che il Regolamento richiama, quindi nazione, regioni comuni, ma non si chiarisce nel regolamento quali sono i ruoli dello Stato, quali sono i ruoli delle Regioni, quali sono i ruoli dei Comuni. Probabilmente la Regione può avere un, come dire, un approccio di.
Di governo e di allineamento delle questioni e degli approfondimenti, ma è sicuramente diciamo importante chiarire quali sono i compiti della governance multilivello, anche perché si Rehman si rimandano il regolamento a un database europeo mappa Duomo che si riferisce ai NUTS 3, quindi dei dazi aggregati per province e città metropolitane e ai Lao, cioè la dimensione comunale, sono sicuramente dei dati aggregati che difficilmente possono orientare a comprendere, quindi non sono dati granulari, sebbene poi viene affidato agli enti locali la ricognizione di questi dati granulari e quindi si ritorna sulla necessità di agire sul raccordo tra la domanda e l'offerta e se guardiamo al patrimonio pubblico, perché comunque il patrimonio pubblico può anche essere, diciamo, messo a disposizione della fascia grigia nell'ambito di una dimensione multifattoriale. Bene, ci sono molteplici casi di un patrimonio sottoutilizzato e quindi con alloggi molto grandi, dove ora c'è una due figure all'interno e quindi è necessario riconoscere il proprio patrimonio non alienarono, sebbene il Piano casa a livello nazionale va ancora nella direzione dell'alienazione del patrimonio pubblico, ma è necessario al contrario, riconoscere questo patrimonio pubblico e sociale e metterlo a sistema con quella che è quello che è il reale fabbisogno dei territori, non si può purtroppo generalizzare a livello europeo, perché è necessario situare queste analisi? È importantissimo il ruolo degli enti locali, proprio perché è necessario mettere a sistema i bisogni con l'offerta e così sono nei cinque minuti. Grazie.
Grazie, io passerei invece ad un altro intervento su delega del Rettore dell'Università di Bari. Credo sia la professoressa Amelia Manetti. CRI Manute a salve. Buonasera, non l'avevo perfetto, la faccio accomodare, dopodiché magari sentiamo a seguire, così come sono arrivate le prenotazioni iscritte, perché poi passerò la parola ai commissari Walter Di Marco, che uno studente della Università di Bari, Aldo Moro, per chiudere. Poi, quando il rappresentante della Fillea Cgil Puglia, Marcello Ignazio Savino, prego professoressa. Buonasera a tutti, a tutti. Come si anticipava la mia scrittura non è fantastica. Sono Amelia Manuzzi. Sono un docente di psicologia del lavoro e delle organizzazioni. Intervengo stasera e vi ringrazio dell'invito a nome del Magnifico, perché ho l'onore di avere la delega al benessere organizzativo, allo sviluppo organizzativo.
In particolare, però, appunto per stare anche nei tempi e per cogliere un po' gli spunti che già sono emersi, orientando chiaramente la lettura della proposta di regolamento verso appunto il target universitario, vi leggo il nostro breve intervento che poi vi faremo avere, perché il professor Francesco Santoro, che è delegato al patrimonio edilizio a con il Magnifico chiarito alcuni punti che vogliamo condividere con voi, signori Presidenti, i componenti delle Commissioni, l'Università degli studi Aldo Moro di Bari nella persona del Magnifico Rettore, il professor Roberto Bellotti ringrazia per l'invito e si scusa di non riuscire a partecipare per concomitanti e indifferibili impegni istituzionali di quanti aventi titolo e competenze necessarie desideriamo con la vostra benevolenza intervenire comunque su questo testo europeo con una considerazione preliminare: l'accessibilità dell'abitare è una condizione concreta del diritto allo studio e della libera circolazione della conoscenza. La proposta chiaramente non istituisce un piano di edilizia universitaria. L'articolo 1, infatti, definisce un quadro comune per valutare la legittimità e la proporzionalità di misure locali che incidono sulle locazioni brevi e sull'uso di immobili residenziali.
E proprio entro questo perimetro che desideriamo offrire alcune considerazioni puntuali a Bari la domanda abitativa universitaria evidentemente non coincide con quella della popolazione residente. Comprende studenti fuori sede, studenti internazionali, dottorandi e ricercatori, mobilità come a voi è ben noto. L'Ateneo barese non gestisce direttamente le residenze studentesche. L'accesso ai posti pubblici avviene attraverso ADISU. L'Agenzia dispone in Bari di sette residenze con capienza nominale complessiva di 1.416 posti destinati a una pluralità di istituzioni formative. È una infrastruttura importante, ma quel numero non necessariamente equivale alla disponibilità effettiva, né soprattutto misura la domanda insoddisfatta anche ai segnali del mercato meritano attenzione. Rilevazioni pubblicate nel settembre 2026 collocano intorno a 4 426 euro mensili il prezzo medio richiesto per una stanza singola a Bari sono dati di mercato, non certo una statistica amministrativa. Tuttavia spiegano perché l'accesso all'alloggio possa condizionare una scelta di studio e non soltanto il bilancio familiare. Il tema altrettanto rilevante per l'internazionalizzazione nel 2026 uniba approvato uno stanziamento di 400.000 euro per posizioni di visiting professor e visiting Sorcerer. Il relativo bando prevede soggiorni di almeno due mesi per i professori impegnati nella didattica in lingua straniera e di almeno 10 giorni lavorativi per i ricercatori. La qualità dell'accoglienza abitativa concorre, quindi ha la possibilità stessa di realizzare cooperazione scientifica e didattica internazionale. Su questa base formuliamo le seguenti quattro osservazioni: prima all'articolo 6, sulla valutazione delle tensioni abitative, il rapporto fra prezzo di acquisto e il rapporto e il reddito pro capite con soglie di 8 10 annualità non coglierebbe da solo lo squilibrio dei mercati di locazione universitaria. Proponiamo di affiancargli quale criterio integrativo verificabile e nei mercati prevalentemente locativi, anche quale percorso di valutazione alternativo, il rapporto fra canone, le risorse economiche disponibili e offerta effettiva di posti letto. Andrebbero considerate altresì la domanda degli studenti temporaneamente presenti e i flussi di mobilità internazionale. La metodologia europea resterebbe comunque al Comune, ma rappresenterebbe meglio i territori molto diversi. Secondo l'articolo 7, consente già delimitazioni territoriali, anche inferiore al Comune. Proponiamo di esplicitare nella valutazione di queste aree i poli universitari, i tempi di accessibilità con trasporto pubblico e la distribuzione delle residenze. Una città universitaria non si legge esclusivamente attraverso i suoi confini amministrativi terzo gli articoli 9 e 10 chiedono correttamente di dimostrare gli effetti delle locazioni brevi e di adottare misure proporzionate. Occorre precisare che la prova possa avvalersi anche di dati gli Atenei organismi per il diritto allo studio integrati con quelli del regolamento europeo sulle locazioni brevi. È opportuno inoltre distinguere l'attività che sottrae stabilmente immobili all'allocazione residenziale, dai soggiorni temporali in documentati per ragioni di studio, ricerca e docenza, senza introdurre sanzioni indiscriminate. Quarto e ultimo, agli articoli 12 e 13 sul riesame sulla trasparenza. Suggeriamo che le valutazioni pubblicate comprendano indicatori aggregati su fabbisogno abitativo, studentesco, canoni posti letto disponibili e mobilità accademica e il monitoraggio non deve produrre nuovi adempimenti ridondanti dovrebbe riutilizzare banche dati pubbliche interoperabili nel rispetto della protezione dei dati personali. Infine, la regolazione della domanda non può sostituire l'incremento strutturale dell'offerta recupero del patrimonio inutilizzato residenzialità universitaria e i collegamenti di trasporto restano essenziali e richiedono strumenti ulteriori rispetto a questo regolamento.
Uniba è disponibile a contribuire con Regione, Comuni Adisu ad un osservatorio scientifico territoriale sull'abitare universitario, capace di produrre indicatori validati e valutazioni indipendenti. Chiediamo che le esperienze delle città universitarie entri nelle evidenze su cui l'Europa costruirà la propria disciplina. Vi ringrazio.
Una comunicazione di servizio. Prima di passare la parola a Walter Di Marco, chiediamo a tutti di inviare la propria documentazione, quindi anche questo contributo appena ascoltato, scritto entro la giornata di domani all'attenzione della segreteria per quel lavoro che vi ho già accennato e sul quale insomma, noi ci approcceremo già a partire dalle prossime ore, in maniera tale poi da arrivare giovedì prossimo quel documento condiviso con la massima serenità e soprattutto la tempistica giusta per poter approfondire ogni vostra osservazione. Prego.
Walter Di Marco, studente Università di Bari Aldo Moro.
Buonasera a tutti. Sono di Marco Walter. Rappresento l'associazione universitaria azioni universitari a Bari la crisi abitativa che colpisce la nostra regione e in particolare i centri universitari come Bari come Bari non è più una questione differibile. L'innalzamento dei canoni locativi e la saturazione degli alloggi spinti dall'esplosione delle locazioni turistiche a breve termine e rischiano di trasformare l'accesso all'istruzione superiore in un privilegio per pochi. Tuttavia, come azione universitaria, teniamo a ribadire con forza un principio cardine: la soluzione a questa emergenza non può e non deve passare per una colpevolizzazione ideologica della proprietà privata o per un'asfissia fiscale delle attività ricettive. Il turismo sostenuto dalle piattaforme internazionali è una risorsa imprescindibile, è un motore di crescita per la Puglia condividiamo l'impostazione della proposta. Le restrizioni devono essere motivate con dati certi su tensione abitativa e proporzionalità. E la linea che vogliamo per la Puglia e governare il fenomeno senza punire la proprietà privata nel turismo, che non è la causa principale della crisi in fase ascendente. Chiediamo però tre correzioni decisive, indicatori più aderenti alla realtà articolo 6: il rapporto prezzo reddito, misure alla difficoltà per acquistare una casa, non di affittarlo ignorando la domanda degli studenti fuorisede chiediamo di ammettere gli indicatori sul rapporto canone reddito e sulla pressione studentesca lavorando su dati comunali o di quartiere. Privilegiare gli incentivi articolo 10. L'articolo 10 impone le misure meno restrittive. Il regolamento deve citare esplicitamente gli incentivi a lungo termine come agevolazioni su contratti concordati, garanzie pubbliche e contributi per ristrutturare per rendere l'affitto agli studenti conveniente quanto quello breve. Le limitazioni vadano mirate solo alle attività di impresa, salvaguardando la prima casa. Puntare sull'offerta reale. Le restrizioni da sole non creano posti letto, la Regione deve affiancare un piano di recupero del patrimonio dismesso da destinare a residenze universitarie tramite ADISU e comuni e comuni a consumo di suolo zero e sfruttando la programmazione di coesione 2028 e 34 come azione universitaria, riteniamo che la strada maestra sia quella della coesistenza sostenibile e dell'incentivazione economica. L'obiettivo di fondo è semplice: mettere il piccolo proprietario nelle condizioni di scegliere liberamente, rendendo l'affitto a lungo termine agli studenti economicamente equivalente alla locazione breve turistica. Non serve punire che integra il proprio reddito con il turismo, ma rendere conveniente l'opzione universitario.
Per farlo proponiamo due interventi concreti. Il primo: incentivi e garanzie per l'allocazione studentesca. Proponiamo accordi quadro regionali che prevedano sgravi sulle imposte locali e regionali, garanzie pubbliche sui canoni e contributi per le ristrutturazioni a favore di chi stipula contratti concordati a lungo termine con studenti 2 rigenerazione del patrimonio pubblico e privato dismesso. La Regione deve guidare un piano straordinario di recupero dell'immobile in disuso attraverso l'ADISU e intese con i Comuni, trasformiamo in strutture abbandonate.
Di nuova residenzialità universitaria. In questo modo creiamo alloggi pubblici veri a consumo di suolo zero riqualifichiamo il nostro territorio. Tra poi c'è un'ulteriore condizione fondamentale da considerare: la saturazione abitativo nei nuclei centrali, in primis il capoluogo barese sta spingendo gli studenti verso le periferie e i comuni della cintura metropolitana. Questa decentralizzazione forzata sposta il problema dalla casa alla mobilità. Vivere fuori dal centro diventa una scelta sostenibile solo se i costi di trasporto non annullano il risparmio sull'affitto. Le attuali misure regionali, come i contributi al 50% di studio in Puglia o le convenzioni ADISU sono tamponi apprezzabili ma frammentari. Guardiamo a modelli virtuosi come il Piemonte. Con la misura abbiamo che garantisce la gratuità, gratuità totale del trasporto pubblico locale per gli universitari e under 26.
Sul piano delle competenze istituzionali proponiamo due azioni concrete per il trasporto pubblico locale, extraurbano e ferroviario. Chiediamo un titolo di viaggio regionale gratuito per universitari fuorisede ai pendolari, finanziato riascoltando le risorse del Fondo nazionale trasporti e i capitoli sul diritto allo studio per il trasporto pubblico locale urbano. Come ci Amam Tabari, la Regione promuove accordi di programma e mette a disposizione risorse di cofinanziamento per coprire la quota utente, garantendo la gratuità o un biglietto unico integrato urbano extraurbano.
Azzerare questi di mobilità significa garantire il diritto allo studio articolo 34 della Costituzione, sostenere le famiglie e decongestionare i centri urbani. In conclusione, chiediamo l'istituzione di un Osservatorio regionale sulla condizione abitativa studentesca che incrocia i dati del regolamento europeo dell'Unione europea con quelli di università e ADISU senza dati certi e nessuna limitazione reggerà i controlli di legittimità.
In conclusione, questa Commissione ha.
Un intervento efficace non può cadere nell'errore di omologa OMON, omologazione, se ne grandi hub universitari la propria la priorità e contenere la saturazione abitativo nei piccoli e medi Comuni rari. La ricettività diffusa è la principale leva contro lo spopolamento a favore dello sviluppo locale. Come rappresentanti degli studenti non vediamo il settore turistico come un nemico del diritto allo studio, ma come un asset strategico della Puglia che crea lavoro e attrattività anche per i giovani. La risposta del Consiglio regionale non deve essere una stretta punitiva contro la proprietà privata o l'impresa, ma un'alleanza strategica tra al diritto allo studio e libertà di investimento. Da un lato, regolamentazione e trasparenza dall'altro reali incentivi economici per rendere l'affitto universitario, sicuro e attraente, tutelare il diritto allo studio e valorizzare l'economia pugliese possono e devono essere due obiettivi convergenti. Vi ringrazio per l'attenzione.
Grazie, grazie per questo intervento. Naturalmente, come ha detto in all'inizio di questa seduta, anche il diritto allo studio va ad integrarsi con tutti quelli. Prego, come scrissi comincia ad accomodare adesso e do la parola, insieme a tutti gli altri interessi differenti, ma che devono rientrare in un quadro comune. Adesso la parola a Marcello Ignazio Savino Fillea, Cgil Puglia, prego.
E poi ascolteremo i commissari.
Sì, grazie. Buonasera a tutti i Presidenti, Consiglieri, Consiglieri, grazie per l'invito e la Fillea. Il sindacato dei lavoratori e delle lavoratrici delle costruzioni sono quelli che sono quelli che le case, le costruiscono, ma ormai non riescono più ad abitarle. L'operaio che costruisce un'abitazione a Poggiofranco. Poi torna alla sera in un'abitazione in affitto a Japigia che nella maggior parte dei casi li assorbe più della metà del reddito disponibile e anche in tutti gli altri quartieri questo assorbimento non è mai sotto un terzo del reddito prodotto dal singolo lavoratore. Se parliamo dei migranti invece la loro condizione è questo e dormono in sé in una stanza, perché l'alternativa a una soluzione di questa natura e il ricatto e quando un prezzo di un'abitazione sale e quel valore non va nel salario di chi l'ha costruita, ma va nella rendita. Queste sono le ragioni fondamentali per cui vi ringraziamo dell'invito e perché hanno un regolamento europeo sulla casa. Interessa e interessa molto il primo giudizio e il giudizio d'insieme su questa su questa.
Su questo atto europeo il regolamento non crea dei poteri nuovi. L'articolo 6 lo dice per iscritto. Fissa invece le condizioni, grazie alle quali autorità nazionali, regionali e locali possono usare gli strumenti che il diritto interno già prevede, per le ragioni, questo è un guadagno netto. L'articolo 3 toglie queste misure della direttiva servizi e dall'obbligo di notifica. L'articolo 4 riconosce la regione come autorità competente. L'articolo 7 consente di designare anche parti di un Comune. Inoltre, l'ultima sentenza della Consulta, la 164 di una ventina di giorni fa, chiede alle Regioni le stesse cose negli articoli 7 e 10 perimetrare e distinguere per scala, insomma, quadro europeo è quadro costituzionale. Convergono. Chiediamo quindi alla Regione di dare un parere favorevole e suggeriamo alcune osservazioni di merito, perché un impianto scritto guardando solo le esperienze del nord Europa rischia di non vedere le peculiarità, come correttamente diceva la rappresentante dell'INU del Mezzogiorno. La prima osservazione è proprio sull'Osservatore, quello osservatore, che indica il rapporto tra prezzo e reddito e il prezzo medio e il reddito disponibile pro capite regionale soglia otto anni sopra il 10 si indica l'attenzione abitativa, l'attenzione strutturale con quel metodo la città di Bari starebbe a 11 o a un rapporto di 11,6.
Ma l'indicatore guarda solo il prezzo da questo.
E del circo, invece, dove l'attenzione si è spostata sull'affitto, come nel nostro caso, a Bari in 10 anni i prezzi sono calati del 7%, ma i canoni sono cresciuti dell'8%.
Questo che significa che l'affitto medio assorbe il 52 del reddito medio mediano netto e significa anche che una città come quelle del Mezzogiorno, che ha redditi bassi e canoni in crescita, può risultare fuori dall'attenzione abitativa. Secondo questo regolamento, mentre nel frattempo chi ci lavora non riesce a pagare l'affitto. Questa è la fotografia di tante città del sud Cassa che costano meno che al Nord e ai lavoratori che comunque non riescono a pagarle. Quindi abbiamo due proposte su questo da sugge due proposte, due suggerimenti che diamo nella disponibilità della discussione. Affiancare un indicatore canone su sul reddito accanto a quello prezzo sul reddito che riequilibrare ebbe questo rapporto e terrebbe fede anche alle peculiarità del Mezzogiorno, è che all'articolo 6, paragrafo 4, dico esplicitamente che i dati subcomunali e come Lamy le microzone dell'Osservatorio immobiliare sono ammessi. Per la Puglia sarebbe decisivo la media provinciale diluisce Bari e la pressione stagionale dalla costa del Salento non la misura nessun dato annuale. La seconda osservazione, invece, sulla proroga dei dati, l'articolo 9 chiede di dimostrare che vi che vi sia un effetto negativo significativo degli affitti brevi nei tre anni precedenti.
L'articolo 10 chiede di aver fatto rispettare la registrazione europea è un principio giusto e sacrosanto, ma in Italia la registrazione il CIN, per intenderci, è nazionale. I dati stanno al Ministero un comune di 5.000 abitanti non può dimostrare nel far rispettare Ciudi ciò di cui non dispone. Quindi vi suggeriamo tre correzioni: il diritto di accesso di comuni e regioni ai dati del regolamento 2024 10 28 a livello di singola unità, perché la condizione dell'articolo 10 lettera è riferita allo Stato che gestisce la RE sia riferita allo Stato che gestisce la registrazione non all'ente locale. Infine, in merito ai grandi player, una presunzione di effetto significativo oltre una soglia di concentrazione degli operatori professionali. A questo proposito vi faccio l'esempio di Bari su 433 operatori, 433 operatori su 2000 su quasi 2.200 controllano il 53,6 del mercato dell'offerta. Questo dato dovrebbe bastare come prova senza tre anni di perizia. Insomma, per capirci non ce l'abbiamo mica con il cittadino che mette al reddito la cassa della mamma. Ce l'abbiamo con chi ha trasformato interi palazzi in alberghi abusivi, senza rispettare le regole, senza rispettare la tassazione, senza rispettare i contratti. Terza osservazione quella più pertinente per questa Regione sono gli strumenti urbanistici, le osservazioni che più tocca la competenza di questa Regione. L'articolo in Siria elenca tra le misure e le prescrizioni che riserva un'unità abitative a prezzi accessibili a categorie specifiche di famiglia. Stiamo parlando delle case popolari.
Se rientrano nella tut, nell'articolo 2 soggiacciono anche all'articolo 12, cioè la durata massima di cinque anni. Non è che possiamo. Possiamo immaginare che una casa popolare possa essere a tempo, sennò la risposta a quel bisogno. Non vi sarà mai un vincolo di destinazione sociale che dura cinque anni, non è più un vincolo Beonin, ma è un'opzione per gli investitori. Chiediamo quindi che la Regione proponga di chiarire che gli strumenti di pianificazione, quota residenziale, sociale, convenzionamento, cessione di diritto di superficie restino fuori dall'ambito del regolamento o almeno fuori dal limite quinquennale. Altrimenti l'articolo 12 toglie ciò che gli articoli 30 e 31 chiedono offerta sociale permanente, zonizzazione e pianificazione. Chiudo con gli effetti che avrebbe questo regolamento sui nostri territori e sulla Puglia. Gli effetti saranno localizzati e per la missione della stessa valutazione d'impatto non risolutivi. Gli affitti brevi non sono la causa principale delle tensioni abitative. Lo diciamo da anni. La Puglia non ha bisogno di altro cemento senza governo del territorio ha bisogno di recupero, di rigenerazione e di edilizia.
Pubblica la partita strutturale è tutta qui. A Bari 11.000 alloggi pubblici producono 83 assegnazione a fronte di quasi 1.800 domande e circa 850 alloggi potrebbero essere recuperati velocemente con 25 30 milioni di investimento. Ogni alloggio recuperato per noi è una famiglia che entra ed è un cantiere che apre per noi è la stessa battaglia. Concludendo quindi la questione dell'accesso alla casa, la questione di un lavoro stabile, di di e dignitoso e di qualità sono per noi partner della stessa battaglia. Grazie dell'attenzione.
Grazie, ricordo sempre di farci pervenire i contributi perché in questo caso ne avevamo uno, però credo sia più sintetico quello che ci è arrivato. Quindi grazie naturalmente questa questa raccomandazione. Questo invito vale per per tutti gli intervenuti Rollo fra grassi Unioncasa, poi credo che abbiamo terminato con gli stakeholders. Fatemi segno di sì. Credo che non ci siano altri interventi. Bene, procediamo celermente, grazie.
Prego.
Sì, buonasera, solo brevissimo. Vorrei parlare delle case sfitte ed eventualmente come risolvere il problema. Secondo me, la soluzione è molto, molto semplice è quella di aumentare l'IMU, perché io sul territorio, vivendo una situazione locale, ma è uguale per tutti.
Molti proprietari che quelli che hanno sfitto non hanno nessun interesse né ad affittare e né a fare altro se si dovesse aumentare l'IMU al 25 per 1.000, perché l'aliquota massima il 10,6.
Naturalmente la ai proprietari hanno tutto l'interesse, in quel caso o a vendere oppure ad affittare. È una soluzione semplicissima, però ci vuole una legge nazionale, perché la legge nazionale stabilisce in 10,6 l'aliquota massima tutto qua.
Grazie, grazie per l'intervento. Allora, Commissario, non so chi vuole intervenire.
Allora la collega Spina, prego.
Grazie, Presidente, per la parola.
Il secondo, il secondo noi, la proposta della Commissione europea che, pur partendo da una analisi precisa sulla sulle sull'emergenza abitativa, portata anche avanti dalla da sentenze della Commissione della Corte di giustizia europea, che è intervenuta più volte per in questo campo. Parte da buoni propositi, ma secondo il nostro pensiero e la proposta.
Non non va bene e quindi la proposta per una normativa sull'edilizia abitativa a prezzi accessibili rischia di imporre al a livello regionale e locale nuove restrizioni ai proprietari di casa, senza però affrontare le cause profonde della carenza degli alloggi in in Europa. Critichiamo i piani che potrebbero consentire l'introduzione di restrizioni su affitti a breve termine seconde case e immobili sfitti nelle aree classificate come soggette a pressione abitativa, le famiglie che affittano la propria casa.
Non sono speculatori immobiliari che ha acquistato un'abitazione grazie al proprio lavoro, non dovrebbe essere considerato responsabile della crisi abitativa in Europa solo perché la affitta per qualche settimana all'anno e quindi imporre restrizioni a questi proprietari non creerà nemmeno un alloggio in più. Ben diverse sono le necessità che anche dall'analisi che la Commissione ha predisposto nei mesi da marzo in poi sono sono emerse la Commissione sostiene che non sarà Bruxelles a decidere se imporre restrizioni, bensì a stabilire chi sia autorizzato a farlo, e questo è normale perché la competenza rimane in capo al Governo nazionale, alle regioni e agli enti locali, quindi questo lo sappiamo bene, tant'è che la forma che loro abbiano deciso di utilizzare quella del regolamento, quindi con tutto quello che comporta poi la diciamo la necessità di adottare quei regolamenti oppure oppure meno certo, che poi la Commissione si troverà di fronte alla disciplina così diversa di di tanti Stati, quindi l'obiettivo è quello, un po' di dare delle direttive, quindi uniformare quindi il.
Il pensiero.
Quindi, il rischio è che l'Europa si ritrovi con migliaia di normative locali differenti, senza che venga fatto nulla per risolvere quello che è il vero problema, cioè la scarsità degli alloggi, quindi la crisi abitativa è sicuramente reale e questo lo hanno detto sia gli intervenuti e lo abbiamo visto anche in occasione dell'approvazione del diciamo della legge sugli affitti brevi, ma questa risposta e ci sembra di natura ideologica, è basata su divieti e il pericolo è che ciò riduca ulteriormente l'offerta di immobili, scoraggi soprattutto gli investimenti e renda le case ancora meno accessibili. L'Europa ha bisogno di più abitazioni non di procedure di pianificazione e costruzioni, è di costruzioni più rapide e di un migliore accesso ai finanziamenti. Questo sì, soprattutto per quanto riguarda le giovani coppie e le famiglie meno abbienti. Non sosterremo un approccio che trasformi la crisi abitativa in un pretesto per imporre restrizioni ingiustificate al diritto di proprietà.
Prego.
La collega Carmela Minuto sì, grazie, Presidente. Io sarò molto breve e non pensavo diciamo di di dover fare tutto questo tempo. Purtroppo devo correre e vi chiedo scusa, ma facevo delle riflessioni, io sono sempre positiva, quindi credo che in linea di massima questo regolamento e cosa buona, ho delle perplessità su alcuni punti prima un poco prima, non ricordo il nome, parlava magari bisogna aumentare l'IMU. Io faccio un altro esempio. Io ho fatto spesso all'assessore nei comuni, quando vogliamo aumentare l'IMU pure per aiutare, per far sì che questi proprietari diano, diciamo possano diciamo fittare i locali, abbiamo anche proposto di pagare, ma poi alla fine hanno rinunciato, quindi creando anche problemi al commercio di prossimità, ad esempio, quindi.
Dovremmo studiarle ancora di più queste cose, dobbiamo approfondirle e dobbiamo trovare tutti insieme, provare non delle soluzioni, ma a cercare di capire come poter aiutare tutti, perché io credo che questa norma vada a penalizzare soprattutto pensionati e giovani coppie. E questo fatto non va bene, perché ci sono quelle giovani coppie che magari ereditano un piccolo Luca, una piccola casa che magari potrebbe diventare una parte, un piccolo guadagno, perché noi sappiamo i sacrifici che fanno eco di reddito che fanno i nostri figli quando vanno fuori a studiare, quando poi rimangono all'estero non rimangono. Poi io vedo i miei figli, i miei figli sono fuori ormai da sei anni. Sette anni hanno studiato all'estero, sono rientrati da Roma, non si spostano i fitti. Sono mia figlia, scusate l'FSE l'esempio vive in una stanzetta, che è un cattivo esempio. Quello che faccio, però mi è venuto in mente quando sono entrata a vedere dove abitava mia figlia ha detto: mi oddio dove divideva quest'appartamento con quattro persone, il bagno, forse in Cina, ma nemmeno era. Era era la Cina importante, gli altri no. E questo bagno che viene diviso manco la stanza di Aldo Moro era così in meno di una L, quindi questo Regolamento, secondo me, va a penalizzare pensionati e soprattutto i giovani coppie e questa cosa non la possiamo permettere. Dobbiamo riflettere su questo. Poi su prima chi parlava l'Assessore diceva sui locali sfitti è vero, finalmente forse andiamo a smuovere qualcosa lì, però io mi riservo di scriverla e ho chiesto poc'anzi alla sua segretaria, Presidente, che manderò per iscritto, perché almeno non posso stare a lungo qui. Io vi ringrazio. Era solo, diciamo, delle piccole riflessioni che facevo mentre ascoltavo tutti grazie, grazie, grazie anche per questo contributo. È questa testimonianza. Il collega Ubaldo, il presidente Ubaldo Pagano. Grazie, presidente. Angolano. Io ringrazio chi ha organizzato questo ciclo di audizioni, che peraltro rientra all'interno di una consultazione che, regolamentata dalle procedure all'Unione europea, è un tipico esempio positivo e mi piaceva sottolinearlo in cui l'Europa non è un qualcosa di lontano, ma anzi, prima di adottare una direttiva che entra nella vita quotidiana degli esseri umani e soprattutto incide su diritti importanti come la proprietà privata.
Ha il coraggio di sentire tutte le istituzioni, cioè il Comitato delle regioni, il famoso Comitato delle regioni, quindi l'Europa delle regioni e dei popoli, quindi questo è un fatto positivo e peraltro i contributi che sono arrivati e ho avuto modo anche di leggere i contributi scritti che avete depositato sono molto utili, anche perché ci danno una traccia di intervento che è parzialmente anche correttiva di quello che è il lavoro che abbiamo completato soltanto la scorsa settimana con l'approvazione in Consiglio regionale di una norma che ha evidentemente natura sperimentale, che prende le tracce anche da quelle che sono state le normative di altre Regioni, andando a correggere alcuni eccessi che alcune normative regionali, come quella dell'Emilia Romagna, poi censurata dal dalla Corte costituzionale, ci mettevano in maniera problematica e che soprattutto si inserisce in maniera abbastanza evidente in quello che è l'obiettivo che questo regolamento vuole vuole raggiungere e però, ovviamente, siccome questo Regolamento, come a volte accade con il regolamento dell'Unione europea, tendono ad introdurre dei criteri che sono molto rigidi, perché, diciamo a livello europeo c'è il convincimento che più i criteri siano invalicabili e immutabili e meno ci si può insinuare.
Nel creare delle di Sclater dicono loro, cioè dei dei dei dei motivi per poterle aggirare o disapplicare. E da questo punto di vista è evidente che, per quanto li riguarda a una logica, ma applicare quella rigidità nella ipotesi di regolamento, come ci hanno sottolineato tutti gli auditi e su questo anche auditi che hanno provenienze culturali completamente differenti. Uno, ad esempio, dei tratti che ho visto presente anche nel contributo che ci ha inviato azione universitaria, è quella che riguarda l'articolo 6, in cui va ad intervenire sulla possibilità che non venga preso come parametro di riferimento per l'individuabilità di zone che hanno necessità di essere regolamentate. Il prezzo rispetto al Alcan, il il prezzo rispetto al reddito, quindi il valore di otto volte il prezzo superiore al reddito, ma anche il rapporto tra canone reddito, perché questa diretta, questa questo regolamento non contempla, ad esempio, la possibilità che venga tenuto in considerazione tutta quella platea di soggetti che, non potendosi, non essendo magari bancabili perché hanno un profilo di vita lavorativa discontinuo, non possono permettersi di poter acquistare casa, ma hanno la necessità per mettere su famiglia di poterla locare. Ebbene, quei soggetti da questa da questo regolamento non sono messi a valore. Allora leggere, ad esempio, che una proposta correttiva deriva da azione universitaria e anche da Fillea Cgil è sintomatico del fatto che è semplicemente una delle classiche proposte di buonsenso che chi conosce il territorio in maniera reale può peraltro in un consesso come questo riportare con maggiore facilità, così come molto utile anche il contributo delle ARCA che, individuando un problema evidente legato alla carenza importante di edilizia residenziale pubblica, si pone come obiettivo la possibilità di avere degli strumenti incentivanti e su questo guardate anche andando sul libero mercato, non semplicemente.
Fossilizzarsi sulla costruzione di nuovi immobili di edilizia residenziale pubblica e su questo guardate, lo dico con affetto agli amici del centrodestra: provate a non entrare in contraddizione con quello che il Governo nazionale sta proponendo nell'ultima legge di bilancio, perché che cosa non è se non la riduzione al 5% dell'aliquota impositiva sui canoni concordati che sta facendo il Governo con questa legge di bilancio se non il tentativo di voler indurre, attraverso l'utilizzo della leva fiscale, i proprietari ad avere più convenienza, a mettere sul mercato quegli immobili anziché metterli sul mercato libero, piuttosto che addirittura sottrarli dal mercato delle locazioni. Allora, se lo sta facendo un Governo che ha un chiaro in pro approccio identitario, per quale ragione non lo si può fare anche utilizzando la leva dell'IMU a livello comunale, laddove ovviamente questo fosse possibile da una legge nazionale per poter indurre i proprietari ad avere più convenienza, a mettere sul mercato i gli immobili piuttosto che tenerli.
Inutilizzati e sfitti, come diceva in maniera molto comprensibile, l'Assessora, benché diciamo sia stata ripresa nel suo eloquio, diciamo io l'ho trovato invece una cosa molto comprensibile, molto normale, io che non sono un tecnico e quindi da questo punto di vista.
Ha reso bene l'idea, così come spero diciamo abbia reso l'idea un po' che ci accomuna tutti quanti noi che sediamo in questa maggioranza, che è stato un po' la cartina di tornasole su cui abbiamo provato ad esercitarci nell'approvazione di questa norma che abbiamo approvato nello scorso Consiglio regionale.
Prego, presidente, subdolo non so se ci sono altri interventi. Ah, il collega Longoni allora poi il Presidente prego.
Sì, grazie, Presidente. Io cercherò di essere veramente sintetico su tre o quattro punti. Allora ho approfondito un pochettino questa legge, questa normativa europea, che devo dire fa sempre piacere vedere che finalmente l'Europa invece di occuparsi della misura delle vongole e delle reti da pesca si occupa ogni tanto di problemi seri e comunque devo dire che probabilmente il no, il legislatore o chi ha pensato a questa norma deve essere un po' un.
Diciamo un discendente di Ponzio Pilato, perché ha detto in pratica.
Ai alienazioni alle regioni fate voi, questa è la normativa più o meno poi ognuno farà quello che ritiene opportuno. Detto questo, io credo che vada a posto un un dato di FAO di fondo a tutta questa normativa sia europea, a questo punto che soprattutto regionale, io chiedo: ma c'è qualcuno che veramente convinto che un privato che non può fare un affitto breve prende la sua abitazione e l'affitterà a studenti, a canoni calmierati oppure a come abitazione, a diciamo a famiglie sempre a canoni calmierati, dico: ma ci credete veramente? Qualcuno pensa che questo possa accadere. Vi garantisco che per un'indagine che ho fatto rapidissimamente da quando è passata questa normativa regionale, su quasi 450 intervistati, 450 hanno detto che non ci pensano neanche lontanamente tutti i proprietari di case. Allora, voglio dire, bisogna fare le cose utilizzando anche un pochettino di elasticità, perché l'affitto breve, come giustamente diceva il lo studente che è intervenuto prima il rappresentante degli studenti non è quello che condiziona l'affitto delle abitazioni, è uno strumento che ha portato nelle città pugliesi un'enorme quantità di turisti e quindi con una ricaduta anche collaterale per quanto riguarda ristorazione, bar, negozi di abbigliamento o quant'altro molto importante. Quindi non dobbiamo andare a penalizzare il discorso cercando di fare cosa? Di guardare il dito anziché guardare alla luna. La luna è in sostanza il fatto che un cittadino privato, la sua abitazione non la darà mai in locazione a queste condizioni, che sono quelle italiane, che tutti quanti conosciamo, che sono le condizioni per le quali un inquilino si mette dentro ti paga per tre mesi, dopodiché non ti paga più e tu prima di due, tre, addirittura quattro anni, se per caso ha una fragilità in famiglia non lo tiri fuori da quella casa, quindi non lo faranno mai allora questa è questo è il film che in programmazione. Poi noi vogliamo raccontarci che facciamo una una legge regionale per dare le abitazioni. Io voglio fare un'altra considerazione e mi avvio rapidamente alla conclusione, perché non voglio tediare nessuno. Noi abbiamo in Italia 227.000 stabili di proprietà DIGIS dello Stato, quindi parlo di Comuni, Regioni, Province, enti locali totalmente disabitati.
Rappresentano 40,2 milioni di metri quadri dello Stato. Allora le dico Santa Misseri, invece di andare a coinvolgere i privati o di voler coinvolgere i privati, iniziamo da lì, cerchiamo di capire, facendo degli accordi con ANCI, con le banche, con le regioni, con i comuni per fare degli interventi strutturali a prezzi calmierati che possano poi essere immessi sul mercato a favore di studenti e di famiglie meno abbienti, ma è lo Stato che deve occuparsi di questo, ha addirittura anche le proprietà in pancia e noi andiamo a chiedere ai privati che devono pensare di risolvere un problema. Quindi, voglio dire,
Ho sentito tanti interventi, devo dire che sono molto apprezzabile il fatto che ci siano proposte che andranno evidentemente a integrare, spero a integrare la nostra legge regionale, ma io voglio partire da un presupposto di base e voglio che tutti quanti ne siamo e ne siate ne siamo con consapevoli. Il cittadino non deve essere chiamato a sostituire le responsabilità di uno Stato che su questo evidentemente non funziona.
Può intervenire l'assessora Leuzzi.
No, giusto soltanto.
Non lo so.
Sì, ma un'ultimissima considerazione volevo fare durante le Commissioni, noi abbiamo cercato di lavorare a un progetto che fosse un progetto quanto più possibile condiviso. Io devo dire che il Presidente Tutolo molto saggiamente aveva fatto una proposta che era quella di eliminare da qualsiasi tipo di iniziativa, e questo mi riaggancio a quello che vi sentivo prima dei grandi gruppi che gestiscono decine e centinaia di appartamenti. Il Presidente te lo diceva giustamente, eliminiamo la prima e la seconda casa di un privato e interveniamo sugli altri. Anche questo non è andato bene. Io credo che, cioè vada fatta una riflessione profonda su quello che è il tema, perché bisogna porre in atto delle iniziative che possano essere.
Diciamo, a garanzia di quelle persone che da quella piccola abitazione magari riescono a trarre un piccolo reddito integrativo alla loro esistenza. Tutto qui.
Sì, solo per puntualizzare, consigliere che ovviamente io mi sono soffermata sul Regolamento, cioè sull'ordine del giorno, quindi non sulla mia concezione rispetto a.
Diciamo a cosa il pubblico dovrebbe fare. Ecco, no, no, no, perché voi ci tenevo diciamo perché condivido quello che ha detto quando diciamo la responsabilità, diciamo principale e del pubblico dell'offerta, diciamo manca sono vent'anni trent'anni che manca una risposta strutturale, diciamo proprio di offerta abitativa, quindi su questo sono assolutamente convinta, insomma, nelle more, diciamo delle risorse, diciamo del della regione e delle possibilità di accordi o di risorse interne, diciamo, quella è una direzione. Infatti anche ora la la la dirigente si si sta alzando, ma sa bene che stiamo iniziando avviando un, abbiamo già avviato una ricognizione sul patrimonio edilizio esistente, inutilizzato dei Comuni, perché chiaramente diciamo non necessariamente residenziale, ma anche da rifunzionalizzare. Quindi volevo sottolineare questo, non non mi sono, non ho fatto una un discorso a 360 gradi, diciamo di quello che penso del della casa, ma ci tenevo a specificare che condivido questa responsabilità. Grazie.
Grazie, Assessore, al Presidente Tutolo.
E allora credo che ci apprestiamo a concludere questa interessante Commissione. Io volevo fare solo un'osservazione, mi ha colpito e mi è piaciuto. L'intervento del del ragazzo dello studente mi ha indotto anche una riflessione che è quella, ad esempio, quando noi diamo i contributi per gli affitti a quelli che risiedono.
In un luogo diverso dal luogo di della della della Università, noi lo diamo soltanto a condizione che sia nella sede universitaria, se lo allargassimo, probabilmente anche alla immediata cinta periferica, immagino che ne so Bari e allora Bitondo, cioè la Città metropolitana, probabilmente questo andrebbe a calmierare un po' i prezzi, perché ci sarebbe un'offerta più ampia, una possibilità in più, visto che poi sono ben collegati questi centri con la città e quindi sicuramente quella pressione che c'è diminuirebbe e questa prova è la prima cosa che noi potremmo e probabilmente dovremmo fare. Dopodiché, attenzione, se si va con le politiche a direzionare tutte le opportunità.
Specie di iniziativa pubblica nelle grandi città, nelle città già di per sé, come dire, molto attrattive. È chiaro che noi stiamo facendo il peggio che possiamo fare. C'è una amici che ne so Milano che è la capitale europea, è quella che ha le più grandi difficoltà sotto questo aspetto, perché è una città che offre tantissime opportunità e quindi tutti quelli che vivono quei territori dove non ce ne stanno vanno in quella direzione, bisognerebbe probabilmente dividere meglio distribuire meglio le opportunità per cercare di evitare, lo voglio dire proprio una cosa assurda, un paradosso. No? Cioè se andassimo a fare.
Gliene so l'università dei Monti Dauni, piuttosto che nelle probabilmente dovrei saremmo costretti a migliorare i servizi di trasporto per quelle non avremmo il problema dello spopolamento non aveva. È chiaro che se tu vai sempre ad investire e a puntare su quelle grosse realtà che già da sole c'è, la fanno andrai a crearti questi problemi. È un paradosso. Quello che ho voluto è ovviamente, però mi pare.
È alla sua logica.
Grazie, grazie, Presidente Tutolo. Non so se ci sono ulteriori interventi, altrimenti abbiamo ritengo materiale sufficiente per spunti, riflessioni, integrazioni per poter redigere quel documento. Vuole intervenire?
Grazie, quindi vi ringrazio. Naturalmente ci rivediamo per la settimana prossima per l'espressione del voto di questo documento condiviso e unitario. Ricordo ancora una volta l'invito ad inviarci tutti i vostri contributi scritti entro la giornata di domani, grazie. Dichiaro chiusa la seduta odierna della sesta Commissione, in congiunta con la quarta e la quinta. Grazie.
