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Buongiorno, buongiorno a tutti. Dichiaro a questo punto ufficialmente aperta la seduta odierna della Commissione congiunta. Sesta terza, ringrazio il Presidente della terza Commissione che siede qui alla mia destra, il collega Felice Spaccavento, e ringrazio immediatamente tutti i rappresentanti degli ordini professionali del mondo, della scuola, dell'università e della magistratura minorile. E poi degli altri enti che man mano avremo modo di conoscere e man mano che interverranno nel corso di questo nostro incontro, perché più che una Commissione forse in questa fase, perlomeno in questa fase preliminare, lo definirei un e un incontro destinato all'ascolto, quindi un ringraziamento speciale, come dicevo, alla terza Commissione, con cui condivideremo la guida di questa seduta congiunta. Oggi non ci riuniamo semplicemente per adempiere, come spesso capita, ad un dovere d'ufficio per analizzare dati freddi e statistici, ma grazie, ci riuniamo attorno ad una che possiamo considerare una vera e propria ferita aperta nelle nostre comunità e non mi riferisco naturalmente esclusivamente soltanto alle alla comunità pugliese, ma un po' alla nostra, alla comunità del Paese, per quello che adesso andremo ad affrontare, quindi in ogni parte d'Italia, in tutte le città italiane,
Parleremo di episodi di violenza sempre più frequenti commessi da giovanissimi, da ragazzi minorenni, che non possono questi episodi e non devono essere liquidati come problemi di ordine pubblico. Io ringrazio particolarmente la alla collega alla Presidente Loredana Capone, perché è proprio su sua sollecitazione che ci troviamo qui oggi ad affrontare questo questo tema. Lo affronteremo cercando di sviscerare ogni aspetto, ogni sfaccettatura, tant'è che la presenza di tutte queste figure a diverso titolo, interessate e coinvolte vi da già subito. Vi fornisce già l'idea. Il parametro di come si voglia poi affrontare il. Il fenomeno è deduciamo già fin da adesso. Collega Capone, possiamo anticiparlo, non sarà un unico appuntamento, ma oggi iniziamo intanto dall'ascolto, perché dietro ogni atto di aggressività dietro ogni atto di disumanità, così come è stato descritto nella richiesta dell'audizione stessa di oggi verso i propri coetanei, per esempio, sì, si nasconde evidentemente un vuoto profondo. C'è un grido d'aiuto drammatico. C'è un disagio emotivo, profondo disagio sociale e psicologico che le istituzioni hanno il dovere di di osservare, ma per il quale devono assolutamente cercare di intervenire e hanno il dovere morale di ascoltare ancor prima di sanzionare se un minore arriva, smarrire il senso dell'empatia e del rispetto dell'altro. Vuol dire che, evidentemente, tutte quelle figure atte ai presidi educativi in qualche modo sono in crisi. Questo non vuol dire che siano definitivamente fallite, ma sicuramente ci sono delle situazioni volume e volventi, così come la società evolve ogni giorno che vanno attenzionate e soprattutto tutti gli altri hanno il dovere di adeguarsi a questi cambiamenti. La sesta Commissione oggi ascolta, ma insieme alla terza e insieme a tutti i colleghi presenti a l'intenzione a tutto l'intento di invertire in qualche modo la rotta. Dobbiamo prevenire questo significa,
A trovare anche delle situazioni sistemiche e per fare questo la politica non può agire da sola, chiusa in un palazzo, ma dobbiamo, abbiamo bisogno di voi, abbiamo bisogno della vostra sensibilità lavorativa, professionale, anche clinica, sul sul tema e quindi bisogno degli psicologi, degli assistenti sociali, dell'esperienza quotidiana, dei docenti, dell'ufficio scolastico. Lo sguardo attento dell'università e ringrazio chi è collegato da da remoto che tra poco andremo a salutare e di chi amministra la giustizia minorile. Quindi grazie che ringrazio le procuratrice, che vedo in in prima fila, così come abbiamo bisogno anche della competenza e della sinergia dei nostri assessorati, l'assessorato al welfare, l'Assessorato alla cultura e quello allo sviluppo economico. Quindi oggi ci mettiamo in ascolto, come dicevo, per poi comprendere quali siano le migliori azioni e gli interventi da strutturare in questa direzione. Come dicevo, l'incontro nasce dalla sollecitazione che ho molto apprezzato e a cui ho cercato di dare anche una certa priorità della collega, la presidente Loredana Capone, a cui a questo punto io cedo la parola per poterla presentare. Prego.
Grazie Presidente, io ringrazio tutti coloro che sono intervenuti, oltre a lei personalmente e ai colleghi e alle colleghe.
Si tratta di un argomento particolarmente importante, io ho chiesto questo momento di confronto perché credo che non possiamo restare spettatori rispetto a quello che accade, episodi come quelli che negli ultimi mesi,
Si sono verificati a Taranto, a Lecce, a Foggia, a Bari abbiamo visto ragazzi spesso giovanissimi, rendersi protagonisti di atti di violenza gratuita nei confronti di coetanei dei passanti di persone fragili. Ecco, sono episodi che ci interrogano che non possiamo liquidare né con l'allarmismo né con la rimozione, e credo che sia opportuno partire proprio da questi episodi per comprendere, insieme a coloro che ogni giorno sono impegnati nelle varie istituzioni a trovare soluzioni per un verso ma anche ad accompagnare ad aiutare a curare, credo che dobbiamo trovare dei rimedi che non sono rimedi, che attengono solo alla repressione, lo sappiamo, quasi sempre funziona poco, ma sono rimedi che attengono alla prevenzione, quindi a tutte quelle misure che come Regione possiamo mettere in campo. E saluto e ringrazio la presenza dell'Assessore al Welfare qui presente e del Presidente della terza Commissione, proprio perché dobbiamo agire in sintonia. Ecco, ci sono dei numeri che ci preoccupano perché ci dicono che nel 2025, nel 2026 si è ulteriormente modificato il dato e della violenza dei minori tra i ragazzi, ma non è solo un tema di numeri, è un tema di qualità dell'intervento, è un tema che ci richiama ad una considerazione. Quale tipo di violenza si sta esercitando e perché quanto disagio c'è, dove si verificano questi episodi, come sono trattati all'interno delle famiglie, da cosa si originano, come reagiscono le famiglie, come si comportano le famiglie, cosa si fa nella scuola, cosa possiamo fare noi per accompagnare gli educatori formatori, cosa possiamo fare noi per accompagnare i genitori, posto che è un disagio che spesso sentiamo nelle stesse famiglie? E una violenza che si verifica all'interno delle stesse famiglie e se abbiamo parlato tanto e abbiamo cercato di intervenire rispetto ai femminicidi che riguardano gli adulti e le adulte, oggi ci accorgiamo. Ci siamo di fronte anche a reati invece che vengono compiuti da parte di minori e verso minori.
La violenza che molti gruppi esprimono è cambiata, non sono più le risorse di una volta il procuratore di Bari, per esempio il dottore Rosario Plotino parla di ragazzi che infieriscono anche su chi è già a terra dell'uso di coltelli e tirapugni di un consumo di alcol e sostanze tre minorenni che abbassano i premi. I freni inibitori alimentano un'aggressività senza limiti.
Allora, dietro ogni episodio di violenza, c'è quasi sempre una storia di disagio, famiglie fragili, dispersione scolastica, solitudine, difficoltà psicologiche che restano invisibili fino a quando non esplodono in un atto eclatante, e allora il punto è quando noi possiamo intervenire e come,
Lo stesso Ministro dell'interno, nella sua analisi sulle gang giovanili, individua tra i fattori di rischio i rapporti problematici con la famiglia, con la scuola, con i pari e un ruolo non secondario dei social network, che amplificano il bisogno di visibilità e possono trasformare un atto di violenza addirittura in un contenuto da condividere.
Atto di violenza proprio o atto di violenza dei propri coetanei.
Il che è del disumano oltre che dell'assurdo.
E si tratta di ragazzi.
Molto spesso chi sino a quel momento non hanno manifestato all'esterno questo disagio con violenza, i nostri ragazzi.
Che sono nei quartieri e non sempre, e non solo nei quartieri che presentano un degrado o una situazione di disagio.
Ecco perché fatemelo dire, ecco solo per inciso, non condivido proprio nella maniera più assoluta il comunicato presentato oggi a tutta tutta la stampa di Fratelli d'Italia, che chiede dice che questa riunione è inutile perché se ne parla già nei comitati di ordì per l'ordine e la sicurezza pubblica e che si sarebbe dovuta presentare questa questione davanti alla Commissione antimafia noi non stiamo parlando di questo. Ne vogliamo sostituirci ai comitati per l'ordine e la sicurezza pubblica,
Svolgiamo funzioni diverse nei nostri ruoli, poi possiamo e dobbiamo collaborare, ma questa è una Commissione che invece vuole mettere, non finiscono di ringraziare la Presidente tutti noi di fronte agli o ha l'obiettivo di trovare dei rimedi per questa soluzione e all'obiettivo di collaborare per trovare questi rimedi.
E l'Ordine degli psicologi e degli assistenti sociali, i tribunali e le procure minorili. Il mondo della scuola possono darci il polso reale. Io penso che abbiamo bisogno di un osservatorio. Per esempio, è questa qua, lo lo chiederò proprio in un'apposita mozione. Abbiamo bisogno di un osservatorio che metta insieme Assessore, se sei d'accordo, proprio tutti questi soggetti istituzionali per avere il polso reale complessivo della situazione, ma anche per farli dialogare tra di loro fuori dallo schema istituzionale repressivo e invece farli entrare in uno schema diverso, che è proprio quello della prevenzione.
Gli ambiti dei piani di zona, per esempio quanto possono raccontare, insieme agli assistenti sociali, ai Comuni su ciò che accade nelle periferie, ma oggi anche nei centri storici, nei luoghi addirittura della movida, dove non ci si aspetta proprio per la continua frequentazione che c'è che ci siano atti di violenza. Insomma, dobbiamo impegnarci a capire bene che cosa sta succedendo, non solo per curiosità scientifica, professionale, statistica, ma per individuare ulteriori strumenti. E su questo e chiudo voglio dire che la Regione non è stata ferma fino ad ora, che tante misure nei confronti dei ragazzi nei confronti dei giovani nei confronti della famiglia delle famiglie sono state messe in atto. Dobbiamo dire anche che abbiamo, ci siamo attivati con la legge sullo psicologo di base proprio per venire incontro alle esigenze della famiglia e farlo gratuitamente all'interno del servizio sanitario pubblico, ma evidentemente sono importanti queste azioni, ma non bastano più. Abbiamo bisogno di comprendere come far partecipare i genitori.
Per esempio, a questo cambiamento, che si verifica come aiutarli, abbiamo bisogno di capire se i consultori oggi sono utilizzati fino in fondo anche a questo scopo certamente fanno una grande attività sullo screening, fanno una grande attività rispetto ai corsi preparto, ma la preparazione dei genitori come avviene cosa possiamo fare noi di più come possiamo intervenire a favore di una formazione che si espleti nelle scuole fuori dalle scuole?
Mi dicono in tanti che i ragazzi hanno difficoltà e le ragazze, i ragazzi e le ragazze hanno difficoltà a gestire le emozioni.
Questo tema viene ancora prima dell'educazione sesso affettiva di cui pure noi siamo grandi fautori perché si realizzi e diciamo, non è passata la norma che riguardava questa opportunità, ma ancora prima dell'educazione sesso affettiva che non riteniamo debba svolgersi su internet, dove il ragazzo e la ragazza possono trovare un'educazione altro che è anche di tipo violento e può non esserci una capacità critica sufficiente. No, c'è qualcosa che dobbiamo fare ancora prima. L'educazione alla gestione delle emozioni, alla gestione della rabbia, alla gestione del disagio, si dice e chiudo davvero che mai come in questo periodo, il disagio e mancanza di fiducia verso il futuro, mancanza di fiducia verso gli altri, incapacità di individuare una propria prospettiva di vita esistenziale.
Non sono le istituzioni da sole ciascuna a risolvere questo problema, ma se c'è una possibilità che collaborando, noi possiamo mettere in piedi ulteriori strumenti insieme all'assessorato, insieme al Dipartimento, io credo che questa possibilità ce la dobbiamo giocare, ce la dobbiamo giocare come i cittadini e fatemelo dire ce la dobbiamo giocare anche come genitori, perché lo siamo quasi tutti e questo comporta per noi un ulteriore responsabilità che in fondo nel ruolo non c'è solo il Consigliere o la consigliera regionale, ma c'è una persona che quando esce per strada, vorrebbe vedere ragazzi che credono in se stessi, che credono nel proprio futuro e che vedono nelle istituzioni un aiuto, un sostegno, una possibilità in più, non invece un disattento burocrate che non pensa a loro. Ecco, grazie infinite.
Sull'osservatorio mi piacerà tornare, ma la cosa importante è l'impegno a verificare, da parte di tutti noi, come possiamo tradurre l'esito del confronto di oggi in azioni concrete per la prossima programmazione. Il Piano del welfare è stato fatto, ma nessun piano e rigido.
Tanto da non prevedere, diciamo, la flessibilità di introdurre ulteriori strumenti. Quindi io credo che la Regione abbia oggi la possibilità di aiutare le città, di aiutare le organizzazioni, di aiutare le scuole, di aiutare tutti coloro che si impegnano con strumenti concreti, grazie mille.
Grazie grazie, collega Capone, naturalmente io riprendo soltanto una parte dicendo che questa seduta alla sesta Commissione, la terza insieme, tutte le figure che oggi ci sono attorno hanno un unico scopo, quello di vagliare quali sono queste possibilità, che elencava la la collega e nessunissima intenzione di sostituirci ad altri organismi o ad altri percorsi che possono seguire il loro cammino in maniera parallela ma sempre in un'ottica di grande collaborazione quindi lo scopo, come avevo già anticipato, era quello.
Che vado a rimarcare. Oggi abbiamo tantissimi interventi, Presidente Spaccavento, io intanto saluto la professoressa Stefania Pinnelli, dell'Università, del Salento delegata per le politiche di inclusione, per la Rettrice in collegamento da remoto buon pomeriggio e grazie per la sua partecipazione, seppure a distanza, allora tenuto anche conto, grazie tenuto anche conto della del numero corposo di eventuali interventi, ci diamo un metodo anzitutto io o.
Acconsentito ad una richiesta che gentilmente vest mi è stata avanzata da alcune figure professionali che a un certo punto sarebbero costrette a lasciarci. Quindi, se tutta l'Assemblea è d'accordo, io ascolteremo queste quattro figure tra gli ospiti, dopodiché farei parlare tutti gli altri, compreso l'Assessore, eccetera. E poi magari apriamo il dibattito con tutti gli altri commissari, questo per dare la precedenza. Intanto ascoltiamo la loro chiave di lettura perché chiaramente è frutto di un osservatorio privilegiato perché ciascuno di loro, a diverso titolo, è coinvolto nel nel tema sociale. Allora, detto questo, vi chiedo un ulteriore cortesia.
Man mano che intervenite ricordate al microfono il vostro nome e cognome e il vostro ruolo. Questo a favore di chi ci segue anche a distanza e per la registrazione della seduta odierna e un'altra preghiera. Faccio appello per quello che è possibile, naturalmente, alla vostra capacità di sintesi, ma magari alle.
Così ci agevolerà ogniqualvolta vorremmo magari riprendere un intervento ed interloquire, perché non è un convegno con dei monologhi a sé stanti, quindi avremo la possibilità magari interloquire tra noi. Io partirei dalla dottoressa, dalla professoressa Antonietta Curci, dell'Università, degli Studi di Bari delegata dal Rettore per i servizi agli studenti, il diritto allo studio e counselling, in psicologia.
Dove?
Eccola.
Ho tenuto conto della sua richiesta perché credo che lei debba andare si è impegnata, prego.
Allora deve premere lì sul display che ha davanti a sé in alto, a destra, c'è scritto microfono ecco qua, grazie allora come vi ringrazio innanzitutto e ringrazio la Presidente della terza Commissione, il Presidente della sesta Commissione, la Presidente Capone, l'Assessore al Welfare, all'assessora, alla cultura e alla conoscenza parlo a nome del Magnifico Rettore del professor Bellotti, che in questo momento è impegnato in altra sede io sono Antonietta Curci. Sono sua delegata per i servizi agli studenti. Il diritto allo studio e counseling psicologico,
Inizio col dire che l'università non ha come focus principale lo dico subito il tema della violenza giovanile, perché il target a cui si rivolge l'università e il giovane adulto, ma è il giovane adulto che diventerà il professionista di domani e che all'interno dei vari corsi di studio che sono offerti che sono presenti nell'offerta formativa dell'Università di Bari potrà diventare psicologo potrà diventare educatore, potrà diventare avvocato, quindi potrà e così via svolgere delle professioni che necessariamente lo metteranno a contatto col tema della violenza giovanile. Aggiungo anche che,
Degli ultimi anni, anche dopo la fine del periodo Covid, diciamo così, l'Università ha iniziato una profonda riflessione sul tema del disagio giovanile, che viene declinato come sia dal punto di vista della persona che lo vive e lo lo subisce questo disagio. Quindi pensiamo ai comportamenti in qualche modo vittimizzazione, ma pensiamo anche al disagio di chi mette in atto delle condotte inappropriate, anche nei contesti universitari. Personalmente, io rivesto anche il ruolo di delegata del Magnifico Rettore nell'ambito delle Commissioni. Colui che si occupano del disagio psicologico e il lavoro che si sta facendo in questi ultimi anni è proprio una definizione operativa di quello che è il concetto di disagio e quelli che sono le condotte a rischio e le condotte di emergenza. Quindi che rivolgo si rivolgono sia a chi le subisce ma anche, appunto, a chi le mette in atto.
Come Università di Bari, ma anche, direi, come coordinamento delle Università pugliesi. Noi siamo debitrici i debitori alla Regione Puglia per anche il supporto che è stato dato ai servizi di counseling psicologico. All'interno di questi servizi noi accogliamo studentesse e studenti che manifestano disagio in varie forme sia, ripeto, come disagio psicologico, individuale, ma anche studentesse che subiscono.
Comportamenti di aggressione, di vittimizzazione, comportamenti a rischio che sono frutto anche di un'incapacità genitoriale di accogliere i bisogni di queste di queste persone e poi, in aggiunta a questo, l'Università fa formazione. Quindi il tema del disagio psicologico, quindi del fronteggiamento anche della violenza, è un tema che attraversa molte delle attività, dei nostri corsi di studio e delle formazioni post laurea, dei master, delle specializzazioni. Quindi è un tema che, ripeto, non è diretto diretta.
È un tema di diretto intervento delle università, ma sicuramente è un tema che interessa moltissimo.
Voglio essere breve i tre punti fondamentali su cui l'Università può dare un contributo. Sicuramente il tema della ricerca, come ha ha sollevato ha giustamente ricordato la la Presidente Capone. Il problema della violenza giovanile è un problema che riguarda fondamentalmente il discontrollo emotivo di ragazzi che sono in una fase evolutiva, per cui sia a livello psicologico ma anche a livello biologico, stanno attraversando delle profonde trasformazioni e quindi, in un contesto in contesti, possiamo dire così che non sono propriamente attenti ai loro bisogni evolutivi. Queste situazioni, diciamo di evoluzione, possono deflagrare in comportamenti a rischio. Quindi il tema della regolazione emotiva della ricerca sulla regolazione emotiva è uno dei temi su cui la ricerca, anche barese, sta facendo grandi passi avanti a livello internazionale. Ci sono gruppi di ricerca che lavorano stabilmente su questo tema. Un altro tema che è molto sta molto a cuore sia alla ricerca, ma anche agli interventi che mette in atto la l'Università di Bari e il tema delle nuove dipendenze, il tema delle dipendenze dal mezzo tecnologico. Il tema dei comportamenti che scaturiscono da modelli che sono diffusi, suino new media che sono modelli di preoccupazione, modelli che sollevano preoccupazione. Noi abbiamo un osservatorio anche interessante, perché attingiamo ai giovani adulti, ma anche quelle attività di orientamento, anche le ultime classi delle scuole superiori, dove vediamo i ragazzi che sono sempre più assorbiti dal cellulare, dal da quello che viene trasmesso all'interno di questi circuiti web e dei social network, dove effettivamente, non sempre, anzi, in generale i contenuti non vengono filtrati e sono contenuti tossici. Possiamo dire che costituiscono dei modelli alternativi disfunzionali laddove le famiglie non sono in grado di fornire dei modelli di funzionamento adeguato. Quindi, il tema del lato oscuro del web, il tema delle nuove dipendenze, anche uno dei temi su cui l'Università riflette può fornire dei contributi di ricerca.
L'altro punto, l'altro. L'altro polo di intervento dell'Università è sicuramente la formazione, quindi lo all'università, può offrire formazione sia ai suoi studenti e studentesse, ma anche al territorio. Il e qui il tema si connette con quella che viene normalmente definita nell'università. Terza missione, le università è in grado di fornire un supporto scientificamente fondato a iniziative formative che si rivolgano alle famiglie, alle alle scuole, agli operatori, quindi, le attività di post laurea sono fondamentalmente rivolte a questo. L'ultimo aspetto e poi chiudo il mio intervento perché non voglio monopolizzare, certamente è sicuramente quello dell'intervento sul territorio. Appunto, dicevo prima alla terza missione. I nostri servizi di counseling psicologico, i servizi di orientamento ai servizi, agli agli studenti con disagio, agli studenti con disabilità sono tutti i servizi che sono a disposizione del territorio. Sono disponibili ad intercettare il malessere, il lo star male, le difficoltà educative evolutive sin dal primo insorgere. Credo che, insomma, abbia fornito una panoramica di quelli che sono gli aspetti focali del nostro possibile intervento. Grazie.
Grazie grazie, dottoressa Curci e o non so se può andar bene questa proposta, lo so che in genere non la utilizziamo con tu, non lo utilizziamo come modus agendi, però se riusciamo a stare tutti nei cinque minuti e ci siamo stati in questo intervento non abbiamo sfama ho visto non si preoccupi come abbiamo sforato però magari riusciamo a parlare tutti a fare anche magari un secondo giro per le ragioni che anticipavo in precedenza.
La dottoressa Cristiana Simonetti dell'Università di Foggia, se vuole intervenire.
Che so che c'era la medesima esigenza perfetto, grazie grazie, grazie dell'invito, porto i saluti del Magnifico Rettore dell'Università di Foggia, il professor Lorenzo Lo Muzio, io sono delegata come la collega dell'Università di Bari, servizio agli studenti e ADISU quindi il diritto allo studio,
Diciamo che con l'Università di Foggia, il Rettore e il nostro discorso ci rendiamo solidali per quanto riguarda il problema della sicurezza in città e gli atti di violenza ad opera di minori. Il lavoro universitario e a favore degli studenti, quindi, anche come delega il fornire supporto e aiuto a funzione in funzione appunto agli studenti significa intervenire sulla cittadinanza, intervenire sul rischio, intervenire innanzitutto le 3 tematiche che manterremmo come possibile proposta di fronte ad una situazione di sicurezza in città e atti di violenza ad opera di minori sarà sarebbe quello della conoscenza, perché innanzitutto è la conoscenza dei fenomeni sociali che porta a quella che è l'individuazione dei bisogni, delle attese e delle aspettative dei nostri ragazzi e del disagio evidente che essi manifestano nel rispetto degli altri. Quindi quel primo aspetto importante, un secondo aspetto è senz'altro quello della prevenzione e del disagio che rimanda. Ecco, direi, ad un problema due educativo. Siamo al problema della formazione. Quindi, parlare di terza missione, parlare di intervento sulla cittadinanza, parlare di un intervento sulla sul territorio sulle scuole, sulla formazione, riporta ad un discorso di educazione. Quindi.
Ne ci focalizzeremo come proposta proprio a quello della formazione, quello della educazione, l'educazione dei ragazzi, che parta dall'educazione. Come ho sentito nell'intervento precedente, non ricordo il cognome della persona che è intervenuta, non della collega, ma molto interessante, che parlava di educazione all'affettività. Partiamo da lì, partiamo dal cuore, partiamo dall'affettività e dall'emotività perché l'affettività all'emotività siano il motore, sia per i nostri ragazzi che per le famiglie. Quindi un intervento mirato che guardi la formazione, le famiglie, l'educazione all'affettività e all'emotività e riporti a degli stili di vita corretti, sani, attivi che coinvolga ovviamente la cittadinanza, ma senza dimenticare gli adulti, quindi e dagli adulti, che deve partire un discorso di formazione. L'università è al servizio, in questo caso l'Università di Foggia, e mi faccio portavoce del Magnifico Rettore ad un discorso di formazione dagli adulti dalle famiglie, un discorso formativo che richiami seminari, incontri, educazione all'affettività, all'emotività e a tutto quello che i nostri ragazzi studenti sono profondamente interessati e carenti, completamente carenti di una formazione affettiva di una famiglia che, purtroppo,
Alle volte risulta assente nel loro discorso universitario e del loro discorso di approccio proprio agli stili di vita, quindi ritornerei su un discorso di formazione e di educazione, grazie.
Grazie a lei proseguiamo con l'intervento della dottoressa, invece Fiorenza Pascazio in rappresentanza dell'ANCI Puglia, prego.
Sì, buongiorno, grazie presidenti e grazie al Presidente Loredana Capone che ha voluto dedicare una uno spazio a un tema tanto attuale è importante per tutti quanti noi e per i Comuni, in particolare grazie al Presidente Minerva, che ha,
Ne ha deciso di chiedere l'intervento anche di ANCI, perché crediamo che la il punto di vista da parte dei comuni dei limitatori locali sia assolutamente fondamentale a completare un quadro che già dalle presenze dagli interventi di oggi, credo che sia un quadro che risponda alla necessità, alla complessità del fenomeno del problema che trattiamo e che chi richiede appunto un approccio il più possibile multi sfaccettato e multidisciplinare. Io faccio una breve precisazione dicendo che intervengo in particolare sul tema della sicurezza urbana, mentre la collega, la Sindaca, Elisa Rizziello, componente della Commissione welfare di ANCI Puglia, tratterà negli stessi tempi senza prendercene di più il tema della violenza ad opera dei minori. Visto che la Commissione ci ha lavorato moltissimo, faccio subito una precisazione che spesso.
Non è chiara a tutti i sindaci. Gli amministratori locali non hanno competenza sull'ordine pubblico, ma ce l'hanno sulla sicurezza urbana, naturalmente sulla sicurezza urbana.
Dire sicurezza urbana significa mettere nel calderone una serie di fenomeni e di dinamiche tra loro molto diverse, che rispecchiano anche la complessità fenomenologica dei gr dei comuni. La sicurezza urbana, così come la si percepisce nelle grandi città, non è la stessa sensazione percezione che c'è nei piccoli comuni, ma le dinamiche che stanno alla base di questo tema di questo problema sono sicuramente sovrapponibili e si riconducono comunque a quelle matrici.
Di cui già i primi interventi hanno focalizzato bene, appunto, la natura. Noi come Sindaci abbiamo sicuramente individuato e mi riporto all'ottimo contributo e all'impegno del Sindaco di Bari, Vito Leccese, delegato ANCI nazionale ai temi della sicurezza, che quindi sta lavorando anche ad un'ottica un po' più, come dire macroscopica a livello nazionale, ma individuando i punti focali di quelle che sono le esigenze da parte dei Comuni per poter trattare in maniera concreta i problemi derivanti dalla sicurezza urbana, dalla esigenza di sicurezza urbana, noi passiamo dai fenomeni più propriamente criminosi, quindi i reati predatori violenze di di ogni natura, a quelle invece che sono lesioni personali, che sono violenze ad opera di minori ma ma non solo, ma che arrivano perfino a.
Eliminare la sicurezza ai cittadini per i cittadini, anche dal punto di vista strettamente stradale. Assistiamo ormai tutte le notti in tutti i territori pugliesi a scorribande di bici, elettriche, motori e auto ad alta velocità, su cui purtroppo non possiamo intervenire così come all'abuso e quindi alla degradazione di spazi pubblici. Pensati invece per la normale fruizione per tutti i cittadini con schiamazzi notturni, con episodi, poiché ci consegnano le mattine successive bollettini di guerra in ogni angolo dei nostri territori da Nord a Sud della Puglia. Allo stesso modo, rispetto a queste tematiche e a questi fenomeni e a queste esigenze, noi non siamo assolutamente nelle condizioni di provvedere con le competenze della Polizia locale, perché sapete tutti quali sono i limiti.
Orari assunzionali e numerici delle no dei nostri comandi di polizia locale. Siamo ciascun Sindaco. Ciascun Comune sta approvando a integrare quelle dotazioni assolutamente non rispondenti ai fabbisogni con sistemi diversi. Penso ad esempio a soluzioni innovative che si conoscono, che sono, poiché fanno parte più dell'esperienza del nord Italia, come i Controllo di vicinato, come i patti per la sicurezza, che però hanno bisogno di strutturazione, hanno bisogno di conoscenza, di formazione e quindi anche di risorse, ma da cui non possiamo prescindere. Abbiamo necessità altresì di potenziare le i Comandi di Polizia locale. E questa è una battaglia nazionale, perché anche la riforma della polizia locale attende da oltre quarant'anni, perché se non riformiamo i Comandi di Polizia locale, non riusciremo nemmeno da ad attuare quello che è il monitoraggio e il controllo del territorio nelle ore che sono purtroppo fuori dalle dalle normali competenze dei Comuni sulle Forze dell'ordine. Chiaramente non abbiamo nessun controllo, nessun potere perché esula dalle nostre competenze. Abbiamo però anche necessità e fabbisogno di aumentare dal punto di vista sempre del controllo, non certo della prevenzione, di cui avete abbondantemente parlato, su cui non torno, perché ne parlerà anche la collega, ma dal punto di vista del controllo del territorio e del monitoraggio di alcuni fenomeni, anche i sistemi di videosorveglianza,
Uniti all'utilizzo dell'intelligenza artificiale, che può aiutare lì dove non abbiamo la possibilità di avere risorse umane. Possono essere d'aiuto per monitorare quelle zone spesso periferiche. Penso a tutti i parchi che stiamo aprendo con il PNRR o che abbiamo rigenerato in questi anni piazze piuttosto che centri storici, dove non arriva appunto il controllo umano nelle ore notturne, grazie.
Grazie, allora sentiamo a seguire l'altro intervento, dopodiché forse c'è qualche altra sì precedenza che mi è stato chiesto, cerchiamo di rimanere sempre nei cinque minuti, vi ringrazio.
Buongiorno a tutti. Grazie grazie mille, io sono, Elisa, Rizzello, componente permanente della Commissione. Welfare e politiche di coesione di viaggi Puglia mi unisco anch'io ai ringraziamenti della Presidente della dottoressa Pascazio porto i saluti di Pasquale, Chieco, presidente della Commissione, welfare e ringrazio tutti voi per questo importante momento di confronto. Quando interveniamo come ANCI, noi siamo un po' portavoce dei Comuni e degli ambiti che sono un po' quelle strutture per cui, grazie a quel principio di sussidiarietà, ci ritroviamo più vicini ai territori, ai bisogni che intercettiamo, ma anche a quelli che sono sempre più emergenti e che non sono, diciamo, calendarizzati nelle attività che noi codifichiamo oggi il contributo degli enti locali. Credo che sia fondamentale per mettere in atto delle strategie e delle politiche che siano quanto più aderenti possibile alla realtà e quindi confidiamo e auspichiamo che questo momento di confronto sia solo l'inizio di una collaborazione proficua e continuativa tra la Regione Puglia, ANCI i Comuni, gli ambiti che molto spesso non sono sul soltanto strutture, diciamo alle prese con adempimenti burocratici e ma sono attori protagonisti e devono esserlo nella definizione delle strategie e della programmazione e anche del monitoraggio su cui tornerò a breve. È chiaro che il tema della sicurezza urbana, ma quello anche della violenza commessa da tanti minori sono dei temi sempre più emergenti.
Che meritano un'attenzione particolare su una parola che ho sentito già più volte in questa seduta, che è quella della prevenzione, prevenire vuol dire che sono necessari investimenti sulla prevenzione educativa, perché molto spesso, quando il fenomeno si manifesta, siamo già in un tempo un po' tardivo rispetto alla necessità di una presa in carico che deve essere quindi precoce e a 360 gradi.
Quindi la risposta più efficace deve essere quella che interviene prima che il disagio si trasformi in devianza, altrimenti lì in qualche modo abbiamo fallito come comunità educante i dati del Ministero dimostrano ormai sempre più spesso che gli atti di violenza sono più che in crescendo e molto spesso vi è la percezione da parte dei genitori di non avere gli strumenti per poter far fronte a quello che è un disagio all'interno di un nucleo familiare.
Si tratta dunque di numeri che portano ad una riflessione e su questo credo bisogna lavorare molto sul sostegno alla genitorialità, alle famiglie, perché il minore si forma cresce nelle comunità, diciamo educanti tradizionali ma anche e soprattutto all'interno della propria famiglia. E quello che mi sono chiesto, spesso anche da genitore, e se, nel momento in cui abbiamo affidato i cellulari e ai nostri bambini, abbiamo affidato anche a tanti genitori gli strumenti per potersi orientare in questo in questo mondo, perché prima è stato detto molto spesso gli episodi di violenza vengono mossi dall'utilizzo dei social oppure vengono amplificati dall'utilizzo dei social per quella sorta di riprova sociale a cui i giovani sempre più intendono guardare.
Una riprova sociale che più immediata, che rifugge dalle regole della vita quotidiana e che dicevo immediata. Perciò, in un click loro hanno una visibilità che nulla a che vedere con quella relazione, che si costruisce invece il giorno dopo giorno, all'interno di una vita, in un contesto di vita di vita reale e probabilmente a quello, dobbiamo riportare tutti, riportare i giovani, ma riportare innanzitutto i genitori. Quindi dicevo, abbiamo sentito parlare di prevenzione e noi abbiamo immaginato all'interno della nostra Commissione anche di poter fornire qualche qualche spunto da questo punto di vista. Il primo è quello di creare finanziarie degli spazi di aggregazione dei giovani, cioè abbiamo verificato che molto spesso è difficile portare i nostri giovani in contesti istituzionali nelle sedi che loro riconoscono come lontane dal loro mondo. Quindi probabilmente bisognerebbe incentivare degli spazi di aggregazione in cui i ragazzi già stanno, perciò si tratterebbe di creare un'ancora, di avvicinarli con un linguaggio che sia il più vicino possibile a loro. E da lì poi creare dei livelli di discorso che possano veramente. Aumentare il loro la consapevolezza di essere degli esseri umani, innanzitutto piuttosto che numeri all'interno di una rete,
Virtuale. Per fare questo potrebbe anche essere utile l'individuazione degli educatori di strada che, ripeto, si avvicinano a quelli che sono i contesti dei ragazzi e non viceversa. Chi ha sperimentato attività amministrativa sa che molto spesso delle iniziative, seppur bellissime, vengono messi in campo, ma talvolta non ottengono lo stesso riscontro per le quali si è lavorato. E questo in qualche modo è un fallimento, perché a più livelli si mettono in campo risorse, energie, azioni che però non producono il risultato atteso. Quindi, probabilmente dobbiamo pensare ad un'inversione di tendenza e ascoltare tantissimo gli assistenti sociali che nel loro ufficio portano avanti una mole di lavoro incredibile. Ogni giorno ho la fortuna e il privilegio di affiancare professioniste di questo tipo e molto spesso si trovano poi senza avere gli strumenti necessari per intervenire, perché il più delle volte le misure si manifestano come frammentarie ed episodiche. Perciò né quando l'operatore è riuscito a districarsi nella burocrazia, nelle procedure è finito il tempo del progetto e quindi tutto quel lavoro di ancoraggio per portare la famiglia sul livello di fiducia, di dialogo con le istituzioni. Viene meno perché il progetto è finito e i professionisti scompaiono da dai nostri Comuni. Ecco, forse anche qui lavorare sulla continuità. Potrebbe essere una buona idea, anche attraverso un monitoraggio delle azioni che noi mettiamo in campo, perché delle azioni che ripeto possono essere bellissime sulla carta se non hanno il riscontro giusto, evidentemente richiedono delle rettifiche o anche delle integrazioni o delle implementazioni. E poi c'è un altro aspetto su cui vogliamo veramente soffermarci, come dicevo prima, quando abbiamo concesso i cellulari ai nostri bambini, ai nostri giovani, probabilmente non abbiamo messo in conto quelli che poi sarebbero stati gli effetti di questo fenomeno, per del quale molto spesso non tutti hanno ancora consapevolezza. Io vedo dei genitori che banalmente, nei luoghi che possono essere anche una pizzeria, il sabato, se erano già il cellulare al bambino di tre anni, probabilmente non sono consapevoli di quello che.
Produrrà quel momento nella vita di del proprio figlio. Quindi, in questo senso vorremmo proporre, qualora vi fosse condivisione, ne saremmo davvero felici come ANCI. La possibilità di codificare anche l'accesso a questi strumenti, individuando dei criteri che banalmente può essere, che poi ha fatto banale non è l'individuazione di un'età a cui i giovani possono avere accesso, quantomeno ai social, magari i cellulari, no, perché se utilizzati bene possono aiutare a rintracciarli, cosa che tanti anni fa non accadeva con quando noi eravamo dei ragazzini. Però codificare l'accesso, mettere delle limitazioni probabilmente può essere una buona soluzione, fermo restando che è la vera sfida. Abbiamo detto, educativa e preventiva e soprattutto, forse bisogna riportare ad una serie di regole per far sì che i giovani siano consapevoli, anche all'interno di contesti in cui le regole devono esistere e non rispetto invece a contesti in cui lo dicevo prima, soprattutto quelli virtuali sono liberi di creare contenuti, dichiarazioni, eccetera. Mi avvio a conclusione dicendo che.
Siamo assolutamente a disposizione come ANCI per tutti i lavori che da oggi seguiranno certi che la condivisione e il lavoro di gruppo e avere degli obiettivi comuni su temi che sono che riguardano tutti i cittadini pugliesi non possa che essere un un vantaggio per mettere a sistema le risorse indirizzate verso obiettivi che siano condivisi, lasciando poi flessibilità anche minima, ma seppur flessibilità sui sui territori per affrontare tutti insieme le sfide emergenti a cui siamo chiamati grazie.
Grazie grazie a lei.
Accolgo la richiesta della dottoressa Gianna Maria Nanna della Procura minori di Bari, Sostituto procuratore a cui cedo la però dalla parola dopo questo intervento, in realtà potrete.
Avvicinarvi come meglio ritenete ferma la regola potendo dei cinque minuti. Vi ringrazio. Grazie grazie mille, io sono innanzitutto per me un grande piacere e un onore essere qui a seguito di vostro invito. Io mi presento, sono Gianna Maria nanna sostituto procuratore presso la Procura minorile di Bari, ho avuto il privilegio, nel corso della mia carriera, di essere al servizio della giustizia presso la procura ordinaria per circa un ventennio nella nel pool delle cosiddette fasce deboli, cioè la magistratura. Al servizio e alla tutela e a tutela,
Delle categorie fragili. Donne, minori, lavoratori malati e successivamente, nel 2012, ho chiesto di essere di occuparmi. Appunto, invece dà delle stesse problematiche, ma sotto altro ambito di prospettazione, e cioè andando al a svolgere la mia funzione presso la procura per i minorenni di Bari. Ora, detto questo, ci tengo a sottolineare questo per significare che la mia.
Insomma non breve, anzi direi lunga esperienza nell'ambito della giustizia.
Mi ha convinta di una serie di gli aspetti di cose che brevemente voglio sintetizzare un risultato pregevole da tutti i punti di vista e in ogni ambito in cui noi lo andiamo a perseguire, non può non esserci se non si mettono in campo delle sinergie di forze. Ben vengano incontri come quello di oggi, per cui dicevo per me è un grande. È stato un grande piacere avere appreso di di questo invito rivoltoci. Una sinergia soltanto con una sinergia di elementi e di forze in campo può consentire alla magistratura di essere percepita dalla società civile e, nel caso di specie, dai minori, come una giustizia che può davvero affrontare e risolvere le problematiche sociali e non come un una figura di magistrato distante ed ostile alla società e, in particolare, così come potrebbe essere percepito da un minore coinvolto nel circuito penale.
Ma dirò di più, prima ancora che il minore giunga nel circuito penale fondamentali, si mostrano gli interventi che possono essere svolti e che vengono svolti all'ampio spettro nei suoi confronti nell'ambito da un punto di vista socio educativo. Noi infatti si pensa alla magistratura, come.
I più pensano alla magistratura, come un qualcosa che si occupa esclusivamente di la procura, no, che si occupi esclusivamente di reati commessi dai minori,
I più forse dimenticano e voi lo sapete tutti, perché bene o male vi occupate chi più chi meno siete a stretto contatto con noi, però noi ci occupiamo anche di di tutto l'aspetto civile e quindi gli interventi civili che sono. Ecco, io lo chiamo il metodo del doppio binario, cioè il, la prevenzione e il la l'accompagnamento,
Del minore nell'ambito penale non può non essere accompagnato da preventivi o anche concomitanti o successivi interventi dal punto di vista civile e quindi amministrativo. Voglio evidenziare l'importanza sulla strada e comunque nelle varie situazioni in cui il disagio o la delinquenza minorile si possa manifestare della polizia, la noi come.
Procura abbiamo. Siamo dotati delle sezioni specializzate della polizia giudiziaria, che hanno una pace che una polizia part selezionata e quindi con una particolare competenza di in ambito minorile, quindi auspicabile e sarebbe un potenziamento della di tutte le forze dell'ordine a livello culturale e a livello di preparazione.
Di nell'ambito del discorso minorile, perché le forze di polizia presenti sulla strada non sempre sono attrezzati a a colloquiare con i minori e anche con la stessa magistratura. In situazioni emergenziali, quindi, mi permetto di proporre eventuali incontri formativi e di interazione con le forze dell'ordine alle quali siamo assolutamente disponibili, appunto per creare un potenziamento culturale di tutte le forze dell'ordine. Una fa una.
Grande mano c'è. La può dare anche una interazione con gli organi di formazione ed informazione che, se intelligentemente usati, possono rappresentare rappresentare un valido supporto al ai fini di una divulgazione di una cultura minorile, affinché il minore veda la stessa società civile come una struttura che non li lascia soli, ma che li accompagna dall'inizio della propria esistenza fino al allo sviluppo della personalità.
Quindi voglio dire la magistratura, quindi minorile, non può non svolgere la propria funzione in sinergia con tutte le forze in campo e con anche i gli elementi amministrativi, affinché le forze politiche siano non un qualche cosa di distante rispetto no alla magistratura, che svolge il proprio ruolo giudicante, ma la magistratura e da questo punto di vista noi lo abbiamo sempre fatto, ma ribadisco con tutte le mie forze la più ampia disponibilità a fornire un supporto non solo culturale ma anche interattivo con tutte le forze politiche che ce lo chiederanno affinché si possa creare davvero un lavoro sinergico di prevenzione, oltre che di repressione.
Grazie grazie mille anche per questo ulteriore contributo a questo punto.
Chi intende intervenire può prenotarsi ricordando sempre al microfono nome, cognome e ruolo, lancio l'appello anche alla professoressa Stefania Pinnelli, che è collegata pazientemente da remoto e che.
Si è prenotata?
No no, allora sì, sì, diamo un attimo precedenza alla professoressa da remoto, dopodiché anche io avevo chiesto la cortesia e solo dalla precedente alla professione ok, va bene, le do il le do la parola immediatamente dopo, prego allora professoressa Pinnelli, la ringrazio,
La disponibilità di un collegamento da remoto grazie ai tecnici che hanno permesso questo e ho apprezzato molto i discorsi introduttivi.
E tutti quelli che sono stati fino adesso, in particolare, poi quanto riferito dal dall'assessore Capone rispetto al coinvolgimento delle famiglie, perché non dobbiamo dimenticare che i minori sono esito delle loro famiglie, non nascono violenti, non sono l'esito di un'interazione, ahimè troppo precoce. Abbiamo detto con i media e con lei i modelli di adulto, i modelli di adulto, e non sempre appunto sono le famiglie disgregate, quelle a creare poi il disagio. Spesso è esattamente il contrario. Sono le famiglie.
Ambienti che delegano a ad altri strumenti, ad altri aspetti, la l'educazione della della del figlio ed è per questo che torno sul piano educativo certamente l'università, come è stato.
Detto dalle mie colleghe, io mi scuso, non mi sono presentato, io sono delegata per le politiche per l'istituzione dell'Università, del Salento e della rettrice Aiello, che saluto e porta i suoi ringraziamenti per l'invito e mi occupo di scuola da sempre sostanzialmente di formazione, insegnanti, allora l'università che contributo può dare, dal mio punto di vista, certamente il pieno della ricerca, un piano prezioso per noi, perché ci consente di leggere i fattori di rischio o no, di intercettare e decodificare nei miei i fattori di rischio nei nostri contesti, il secondo, secondo me, appunto di azione. Gli università può dare un contributo significativo e il lavoro sui corsi di studio, soprattutto sui corsi di studio che definiscono le figure dei nuovi docenti e ovviamente un ragazzo, anche colui che si o una ragazza che si diciamo si ritira prima dalla scuola passa a circa 2.600 giorni effettivi a scuola, quindi un monte ore pazzesco. Allora a lavorare con gli insegnanti, in particolare gli insegnanti di scienze della formazione primaria, e dei percorsi abilitanti all'insegnamento, che sono ormai è già istituiti dalla riforma da da tre anni. Siamo al quarto ciclo e un punto di aggancio, cioè fornire a di adeguate conoscenze sui fenomeni, sulle mogli, soprattutto i modelli di intervento efficaci che ci sono. Le letteratura ce li restituisce perché vengano sedimentati come competenza e il cambiamento. Il cambiamento sociale richiede, se sistematicità, sismicità, continuità. Il cambiamento non agisce mai velocemente. Quindi,
Riuscire ad agire da una parte sulle competenze docenti dall'altra definire protocolli di intervento strutturati da mettere in campo nelle scuole domani subito e quindi anche qui lavorare su processi di accoglienza e di inclusione laddove l'inclusione non riguarda più fasce fragili. Non hai un modello e un processo culturale di cambiamento che guarda a tutte le forme di e di vulnerabilità e pertanto, secondo me occorrerebbe pensare degli strutturare. Ci sono di fatto ci sono gli strumenti ci sono, i modelli ci sono i protocolli di lettura dei disagi, delle dei dei processi di inclusione che, guardando ad almeno due fasce di età, cioè alla pre e scolarizzazione dei cinque anni, perché è lì che si strutturano anche nella prima primissima infanzia ristrutturano e i modelli di relazione dai cinque agli otto anni dai 10 ai 15 anni. Percorsi strutturati che promuovono l'educazione al rispetto al riconoscimento dei bisogni dell'altro, alla costruzione di abilità sociali che si sono perse perché in un'epoca di iperconnessione di iper specializzazione apparente realtà. Viviamo in un'epoca di grandi solamente per gli adolescenti. Sono degli isolati L'Aquila l'attuale generazione, una generazione fortemente messa alla prova da una pandemia, da una guerra da dai social, quindi lavorerete con dei protocolli che ripeto, già esistono strutturati di intervento immediato nelle scuole, magari con le scuole campioni con degli studi di caso, Estil ripetenze docenti. Visto che abbiamo Turchia più atenei pugliesi hanno i corsi dedicati per le informazioni emergente. Dall'altro Pia piano, ovviamente il piano del.
FitzAlan immagine, vediamo se teniamo conto.
Non comunque inquinanti né si specifici, io spero di essere stata nel tempo e ringrazio anche per il collegamento da remoto, che è sempre complesso e di arresto in ascolto, grazie.
Grazie, grazie dottoressa per il suo intervento solo nella parte finale ci siamo formati, ma soltanto con l'immagine, quindi l'abbiamo ascoltata fino all'ultimo secondo no, c'è l'altra persona all'indietro e si presenti e dopodiché andiamo avanti con gli interventi, grazie buon pomeriggio a tutti sono la Presidente del Tribunale per i minorenni di Taranto, dottoressa Patrizia fama,
Avevo chiesto la cortesia per ragioni di ufficio o meno,
E io ringrazio di l'organizzazione di questo evento perché penso che sia molto sentito, soprattutto anche nella città di Taranto, il coinvolgimento di tutti coloro anno che hanno delle competenze nel settore per una visione, diciamo, unitaria, della soluzione ad alcuni dei problemi che si sono manifestati con una grande diciamo partecipazione anche popolare nella città di Taranto, per quanto riguarda la criminalità minorile, a Taranto, devo confermare che si registra un aumento dei reati commessi con l'impiego della violenza, anche brutale in danno della persona, spesso in a in assenza di motivi o per motivi futili, sia da singoli individui che da gruppi di minorenni. Si è registrato anche un aumento dei reati in materia di stupefacenti e di delitti in materia di violenza sessuale, anche di gruppo di pedopornografia commessi, come è stato già detto, con materiale scaricato da internet e condiviso in chat, spesso commessi da soggetti tredicenni, i quattordicenni.
Si sono, c'è da segnalare, insomma ripetuti episodi di bullismo, commessi anche con l'utilizzo dei social network e condotte di lesioni e molestia, spesso anche con modalità che rivelano la discriminazione razziale. Uso queste parole perché non è stata contestata l'aggravante della dell'odio razziale.
Sono manifestazioni caratterizzate dall'assoluta gratuità, accompagnate da aggressioni a giudizio offensivi, oltraggiosi anche nei confronti delle forze dell'ordine, e spesso azioni filmate postate dai protagonisti sui social è molto preoccupante e l'abbassamento dell'età di commissione dei reati, molto spesso posti in essere da soggetti non imputabili 13 anche tredicenni inoltre diciamo, c'è da dire che la emergenza di fenomeni di violenza di gruppo di minori non ha una vera e propria emergenza statistica perché numericamente e i dati fortunatamente non sono tanti però,
Ma è un fenomeno che deve essere, diciamo contenuto, con il coinvolgimento di tutti e all'indomani dei fatti più noti. Effettivamente conferma, come ha già detto la Presidente Capone, che si sono svolti immediatamente e comitati dell'ordine della sicurezza pubblica e anche attivati tavoli con in con tutti i servizi interessati. Alcuni di questi tavoli non ho potuto personalmente a partecipare nessuno dal Tribunale per i minorenni, perché siamo con direttamente coinvolti, essendo solo quattro unità nell'attività giurisdizionali vera e propria. Quindi, con i casi in corso, per esempio, io sono Presidente, il relatore del Collegio è ovvio che non posso partecipare, però devono dare alcune iniziative che sono state assunte sul territorio hub, ad esempio dal Dipartimento ionico dell'Università degli Studi di Bari, Aldo Moro, che ha, diciamo, ha subito attivato, è veramente un polo.
Tiene sempre incontro alle esigenze della cultura minorile ed è anche ubicato nel centro storico di Taranto, dove alcuni fatti si sono svolti e quindi è un catalizzatore, diciamo, dell'interesse culturale per la materia. Questo devo dare atto, devo anche dire molto brevemente, per stare nei tempi che sono oltre alle attività,
Giurisdizionali e quelle di prevenzione attraverso la partecipazione a convegni. Sono proprio in piedi presso il tribunale e la procura per i minorenni, di tanto che oggi non è presente ai tavoli tecnici specifici su varie tematiche. Il più importante, ovviamente, è quello sulla dispersione scolastica, quindi con e piedi, diciamo con.
Pronto a mediante un protocollo tra l'istituzione scolastica Tribunale, Procura che coinvolge tutti gli istituti scolastici per l'avvio di piani formativi personalizzati e che si tenga conto dei bisogni educativi.
Il lo strumento ha trovato anche, diciamo, ulteriore impulso con la legge numero 72.024, che reca disposizioni in materia di provvedimento di contrasto al bullismo e cyber bullismo sono cosiddetti le cosiddette misure amministrativa che, diciamo, sono state ridisegnate nel 2024 e che trovano nei presupposti per la loro adozione proprio le condotte aggressive in gruppo anche in via telematica nei confronti di persone, animali, cose o di.
Lesive della tua dignità, quindi questo consente, dopo la l'avvio che di sempre, diciamo su propulsione del pubblico ministero, consente di condividere con il servizio sociale una progettualità che coinvolga le istituzioni scolastiche alla famiglia e gli altri diciamo.
Servizi specializzati presente sul territorio e questo si rivolge anche, diciamo, ai soggetti non imputabile quando quindi nella fascia preadolescenziale, visto che molti di questi autori, anche insieme a minori imputabile e a volte anche insieme a familiari maggiorenni, si rendono protagonisti di queste situazioni mi preme.
Ma rilevare un dato critico.
Che va segnalato nel settore penale, l'assenza di struttura a base sanitaria idonea ad accogliere giovani indagati e imputati che hanno dimostrato non solo episodi di devianza penale ma anche disturbi del comportamento. Spesso i minori sottoposti a misure amministrative o se nel penale a misure cautelari presentano una doppia diagnosi, è necessitano del collocamento in strutture sanitarie ed educative assai carenti nel territorio di pertinenza dei tribunali per i minorenni e di specie dal Tribunale per i minorenni di Taranto. In questi casi, spesso l'unica soluzione è quella di collocare in strutture lontane dalle famiglie, dai territori di provenienza e, in casi estremi, anche diciamo applicare altri tipi di misura più afflittiva, diciamo laddove non vi sia alcuna soluzione. Volevo anche agganciare il discorso. È quello che ha detto alla Presidente Capone sui consultori familiari. Giustamente ci si interrogava sulla centralità del ruolo del di supporto alle famiglie, che deve essere svolta svolto. Anche qui devo rilevare un dato critico. Nel nostro territorio ci sono diversi consultori familiari, del tutto privi sforniti della figura del dello psicologo, o comunque non in grado di a prestare il servizio, soprattutto nella fascia.
Veramente rilevante dei degli adolescenti. Ci sarebbero tantissime cose da dire, ma naturalmente diciamo passo la parola agli altri. Grazie dottoressa fumano. Naturalmente il suo intervento prendeva anche un po' spunto dall'attualità stringente no, perché la maggior parte, se non tutti i presenti in Aula,
Saranno venuti a conoscenza di quel fatto criminoso di assoluta e gratuita violenza su un giovane di 35 anni e un uomo molto giovane ed è originario del Mali che è stato massacrato a Taranto, in una piazza centrale di Taranto, piazza Fontana da dei minori. E questo rientra evidentemente adesso senza scendere nei dettagli di questo fatto specifico, ma rientra a tutto titolo in quello che è un fenomeno che stiamo cercando poi di analizzare. Naturalmente quello è stato un fatto estremo, ma dai vostri interventi è facilmente comprensibile. Quanti segnali già arrivano prima che si sfoci poi in una violenza di questo tipo, segnali che abbiamo il dovere, ciascuno a proprio titolo, di dover cogliere. Proseguiamo con gli interventi. Un attimo c'era prima si era prenotato, poi cerco così ad occhio di di prenotarvi a distanza. Prego, grazie Presidente.
Sono Giuseppe vince, il presidente dell'Ordine degli psicologi, degli psicologi della Puglia. Grazie per questo invito, grazie al Presidente Loredana Capone e al presidente Felice Spaccavento e alla Presidente Annagrazia angolano per aver creato le condizioni per questo incontro, che ha l'unico limite di essere frettoloso e ma speriamo che sia semplicemente un buon inizio. Ci vuole molto quello che abbiamo precisa, esattamente ci vuole C, bisogna essere molto coraggiosi e ad affrontare i temi della violenza della violenza giovanile, che peraltro è uno dei diversi sintomi. No attraverso cui si esprime il disagio giovanile stesso, perché poi abbiamo le forme del ritiro sociale. Abbiamo le forme della dipendenza dalle sostanze, abbiamo le forme della dipendenza comportamentale, ma questo della violenza.
È, come dire, ci vuole ancora un coraggio prossimo alla temerarietà per affrontarlo, perché affrontare il tema della violenza giovanile significa prendere il bandolo di una matassa che porta al cambiamento? Esige implora il cambiamento del modo di funzionare del mondo stesso. Noi siamo per usare una una sintesi già nota, siamo in un mondo in cui si è passati dalla forza del diritto al diritto della forza e noi lo vediamo sullo scenario internazionale, lo vediamo all'interno delle pratiche sociali e a questo si aggiunge il tema delle disuguaglianze, che sono fattore generativo di altre forme di violenza. Pensiamo, per esempio, ai se agli immigrati di seconda generazione, che stanno come dire ponendo anche in Italia problemi che sono altri Paesi europei hanno già vissuto. Insomma, siamo di fronte ad un fenomeno multifattoriale che vede in gioco una miriade di fattori, gran parte dei quali sono stati già accennati. Ma si sente, mi sembra, che si schiera, sentiamoci o uno strano ritorno, perdonatemi la maggior parte delle cose che hanno detto i hanno detto, le persone che mi hanno il rappresentante che mi hanno preceduto sono tutte nella giusta direzione e sono un rosario di questioni che vanno tutte affrontate, e abbiamo il lato che riguarda la famiglia e il sostegno alla famiglia. Abbiamo la PAS la, la necessità di dare supporto, consulenza, aiuto, terapia a quelle famiglie che stanno vivendo condizioni di disagio che si esprime anche attraverso la violenza da parte di qualcuno dei suoi giovani membri. Abbiamo dei problemi che attraversano il mondo della scuola. Abbiamo i problemi che attraversano il mondo dei servizi sociosanitari, che sono stati più volte richiamati, a cominciare dal tema della de dello stato dei consultori familiari, per includere il tema dello psicologo di base e di come questa altra iniziativa si sta sviluppando in tu, in Puglia e speriamo si sviluppi ancora meglio con l'utilizzo dei fondi del del PI del Piano nazionale per la salute mentale. Abbiamo il tema dei pari del ruolo che i pareri possono avere all'interno del contrasto del disagio giovanile e delle forme di violenza. Accanto a me c'è la consigliera Donatella. Lo Iacono che da diversi anni a Bari sta sviluppando il progetto Yangon, che è un progetto validato a livello nazionale e internazionale e che vede gli adolescenti attraverso una connessione.
Attraverso una app no e attraverso una connessione virtuosa, aiutarsi a vicenda. Insomma, i livelli di intervento possibili e immaginabili sono tanti e questo ci deve. Ci deve rincuorare perché davvero possiamo fare molte cose e il contributo della psicologia al alla comprensione di questo fenomeno, alla prevenzione di questo fenomeno e agli interventi che poi è necessario fare sia dal lato delle vittime, non dimentichiamolo che dal lato di chi esercita la la violenza, ebbene, il contributo della psicologia dell'Ordine degli psicologi a questo non può non può assolutamente mancare e siamo felici di vedere quanta sintonia già in questi interventi che mi hanno preceduto, ma posso dare per scontato l'intervento del mio amico ma Massimiliano fiorentino, a nome degli assistenti sociali con i quali siamo in una sintonia da orologi svizzeri a attentissimi bene c'è tanto materiale dico al alla politica pugliese e ai rappresentanti delle Commissioni presenti. Ci sono tante risorse all'interno della Regione. A voi il compito di.
Radunarli, come avete fatto oggi a voi, il compito di sfruttarle per raggiungere quegli obiettivi che sono gli obiettivi alti e nobili della del della politica. La presenza del Vicepresidente della Giunta Casili è incoraggiante da questo punto di vista, è di tutti voi, è incoraggiante. Abbiamo tanto da fare. Avete visto che c'è molta gente che sa quello che si potrebbe fare. Si tratta semplicemente di mettersi insieme e di stabilire una una scala di priorità. Da questo punto di vista, lo stadio minimo per proponeva Loredana Capone, e cioè quello di mettere in piedi un osservatorio che aiuti la regione as a fissare le priorità. Mi sembra la cosa più ragionevole. Siamo a disposizione e siamo felici di cooperare, come stiamo facendo nel corso, contro la violenza maschile che sta investendo.
Le diverse professioni nel in tutte le province pugliesi pugliesi voluto anche questo da Loredana Capone dalla Regione Puglia. Grazie mille. Grazie. Grazie, professor Vinci. Si esprime l'intervento in prima fila, dopodiché passiamo al suo intervento.
Grazie e io voglio ringraziare la Presidente Capone e la Presidente.
Angolano il Presidente Spaccavento, per questo invito,
Che ho colto molto molto volentieri intorno a questa tematica riguarda il suo ruolo. Così, mentre il nome e cognome io sono Rita monopoli, sono presidente di Aif, l'Associazione italiana formatori e psicologa clinica, quindi il mio contributo, che spero possa essere anche utile in questo contesto è un po' nasce dall'incontro tra la psicologia che si occupa di insomma del disagio di comprendere il disagio e la formazione che lavora per prevenirlo.
Reduce dal ife, dal convegno regionale del che si è tenuto lo scorso 16 maggio a Bari, presso uniba Dipartimento di far Sicom con il patrocinio della Regione Puglia e della Città di Bari, per parlare intorno proprio questa tematica, il convegno aveva il titolo orientamento al futuro, i giovani al centro e quindi mi piace condividere. Sono contenta di condividere alcune cose che sono emerse da questo incontro, dunque non mi soffermerò ovviamente sui dati, perché quelli sono facilmente reperibili, ma un dato che sicuramente colpisce è il la componente violenta che si presenta in tutti questi episodi di violenza appunto che vengono registrati.
A livello nazionale. Sicuramente e questi ce li restituisce il servizio di analisi criminale del Ministero dell'interno, ma anche nella Puglia. Il livello di disagio psichico e piuttosto elevato. Allora, come diceva anche il Presidente Vinci, del dell'Ordine degli psicologi, è importante per ogni fenomeno che si manifesta comprenderne le ragioni e le cause. No, perché non siamo di fronte ad eventi diciamo rispondenti alle scienze naturali ma sicuramente piuttosto che di causa effetto possiamo, parlerei di ragioni che spingono poi.
L'umano ad agire in una direzione. Dunque le ragioni sono tante e lo diceva anche chi mi ha preceduto e quindi non mi soffermerò ulteriormente. Semmai, è importante ricordare all'interno di quale contesto questo fenomeno si esprime e si diffonde sempre di più, e cioè siamo all'interno di un contesto sociale che è di forte disorientamento, di grande incertezza e quindi.
Di fronte al disorientamento. L'animale umano che fa non riesce a rispondere, soprattutto con adottando dei comportamenti che possano seguire la velocità con la quale si verificano quei cambiamenti. Non ci dimentichiamo che il progresso tecnologico avanza ad una velocità esorbitante, ma i comportamenti umani e gli strumenti per adeguarsi a questi cambiamenti incredibilmente veloci non non procedono di pari passo. E allora che cosa mi colpisce da quello che quotidianamente poi raccolgo nel dialogo con i ragazzi con i docenti? Ho fatto per il quarto anno consecutivo partecipato come docente a contratto per ogni foggia l'orientamento per il PNRR e quindi ho girato le scuole di Foggia e provincia, ma potrei insomma diffondere il dato perché poi in realtà si ripete un po' per tutte quante le le aree territoriali.
Il resoconto e la narrazione dei ragazzi è sempre quella di forte sofferenza, di isolamento e rispetto a questo vissuto emotivo così forte. Credo che il primo strumento che va da attivato sia quello dell'ascolto, ovviamente l'asfalto, non inteso come il sentire e basta, ma l'ascolto attivo e l'ascolto profondo, ma non basta. Ovviamente,
Qui ci sono tutte le figure educanti che devono naturalmente essere considerate in questa sinergia di intervento. Allora questi nostri ragazzi sono figli di genitori, anche loro disorientati, guardate i genitori, io ne parlo con molti genitori, il loro dichiarano spesso di avere difficoltà loro. Oscillano tra due polarità. Queste due polarità sono, da una parte, il comportamento e di iper protezione e quindi l'essere iper presenti nella vita dei figli. Purtroppo questo non aiuta la crescita e la formazione dell'identità dei ragazzi, perché se sono iperprotetti, non si sentono ovviamente capaci adeguati per affrontare le insomma le sfide della vita, e poi dall'altra parte c'è.
Una società, un contesto purtroppo aggravato dal dai social e qui non voglio assolutamente demonizzare i social. È assolutamente l'ambiente virtuale, perché anzi può rappresentare una sicuramente una opportunità, ma occorre fare educazione digitale, perché perché i nostri ragazzi stanno imparando a prendendo in maniera distorta? Che cosa oggi viene chiesto loro? Oggi viene chiesto attraverso i social, con la proposizione di modelli che sono davvero irreali. Vengono proposti comportamenti di eccellenza a scuola, quindi ai nostri ragazzi oggi viene chiesto di essere.
Eccellente a scuola di essere brillanti socialmente, di essere bellissimi curatissimi. Ovviamente i ragazzi, ma va da sé che in quell'età l'età dello sviluppo, quando davvero il senso di inadeguatezza forse tocca alle punte massime, non possono che rispondere con sentimenti di frustrazione e quindi ricordiamo, voglio ricordare che dietro ogni episodio di violenza c'è sempre una condizione relazionale di Emmott emotività gestita purtroppo mal gestita o non accompagnata in maniera adeguata. E allora per passare a conclusione, perché ovviamente il tema sarebbe davvero molto, molto vasto, ma potremmo poi ovviamente riaggiornarci. Occorrerebbe probabilmente agire su alcune leve e alcune figure. Sicuramente una di queste è puntare sulle figure educanti. Questo che cosa vuol dire vuol dire preparare setting di formazione, ma formazione. Quella che davvero poi aiuta concretamente i docenti, i docenti, che sono.
Dei, come dire degli ascoltatori privilegiati, non ci dimentichiamo che la scuola è un luogo strategico in questa direzione e dobbiamo utilizzare questi luoghi e quindi formare i docenti per accompagnare il processo di crescita dei nostri ragazzi, per ascoltarne le narrazioni.
Gli educatori e via mail i dirigenti scolastici con i quali spesso mi interfaccio e poi non ci dimentichiamo che la popolazione dei genitori, che è vastissima e come la prendiamo, come riusciamo a coinvolgerla qui, per esempio si potrebbe pensare ad un intervento che si chiama peer to peer mentoring che cosa vuol dire sono.
Riunioni, incontri, ovviamente condotti moderati da personale qualificato e come Associazione italiana formatori. Noi ci mettiamo anche a disposizione gratuitamente, lo dico in questa sede, lo faccio veramente volentieri per sostenere incontri gratuiti attraverso i quali i genitori possono raccontasti le esperienze reciproche, e quindi l'apprendimento avviene tra pari. Sarebbe complicato creare una scuola per genitori. Sebbene è sempre stato un po' il mio desiderio, però pensiamo a soluzioni che possano essere reali. Concludo con questa.
Notizia che mi piace condividere, e cioè a margine del convegno regionale del quale parlavo AIFF, ha proposto ad alcune scuole, in realtà al momento, poche, perché è un progetto che parte parte in via sperimentale, un progetto che si chiama, però però sta per presidio per l'orientamento l'orientamento però,
Rivolto ai ragazzi, ai ragazzi di scuola superiore, che non riguarda solamente l'orientamento alle scelte scolastiche o professionali, ma orientamento all'esistenza. Ricordiamolo sempre che un ragazzo che può immaginare il proprio futuro, che può costruirlo presente, che qualcuno è lì pronto a osservare il potenziale ed aiutarlo per accrescere quel potenziale quindi a un futuro possibile, è molto difficile che possa invece poi di imbattersi in queste azioni di violenza. Grazie.
Grazie a lei.
Prego.
No, c'era interventi in seconda fila e poi passiamo, sì, ritorniamo impresso, prego, prego intanto vi ringrazio e saluto tutti sono russa Stella 0 1, giudice ignora, non arriva delegata dal Presidente bambina Santella del tribunale per i minorenni di Lecce, noi abbiamo una giurisdizione che copre le province di Brindisi e Lecce possiamo sicuramente riferire che si tratta di territori che ci danno un sboccato esistenziale dei minori.
Fortunatamente non troppo allarmante. Prima di venire qui ci siamo molto interrogati sulle richieste che noi potevamo rivolgere alla Regione a livello di politica di welfare e noi siamo arrivati ad una conclusione che ci deriva dalla realtà processuale che noi vediamo tanto in un ambito civilistico quanto in un ambito penalistico. È chiaro che, parlando da una prospettiva giurisdizionale, noi ci muoviamo già in un territorio dove qualcosa è andato storto. Il tribunale per i minorenni e il giudice del pregiudizio per il minore in ambito civilistico e del minore che ha commesso dei reati.
Cosa notiamo, notiamo che la prima grande, grandissima criticità è una mancanza di identità genitoriale.
Per sempre nei nostri procedimenti c'è una genitorialità,
Mancante malfunzionante.
Distorsiva quando invece abbiamo delle genitorialità che funzionano, non parlo di famiglia, perché oggi anche questo è un tema, è un termine che può scatenare delle reazioni ideologiche e politiche, parliamo di persone che devono fare i genitori che devono accompagnare i minori, non dei troviamo, ricorriamo sempre costantemente al sostegno alla genitorialità ma ammettiamolo, è ben diverso che tu hai di fronte a delle persone che hanno scelto di diventare genitori coscienziosamente interrogandosi oppure dei genitori che sono diventati tali perché magari non hanno usato precauzioni bene,
È fondamentale il lavoro delle agenzie consultoriali dei servizi sociali, però rendiamoci anche conto di quelli che sono i limiti di interventi istituzionali, i fatti di giovani, di accesso, gli orari di accesso e soprattutto di forme di adesione e di alleanze da parte dei genitori che noi cerchiamo di cerchiamo a volte prescriviamo che loro facciano dei dei dei corsi di sostegno alla genitorialità.
A livello di manifestazioni violente e aggressive, ringraziando il cielo, non ne abbiamo di eclatanti, abbiamo dei sentori di malesseri, però siamo arrivati alla conclusione che i nostri ragazzi, adolescenti e preadolescenti sono l'esatto specchio di una società adulta.
Sostanzialmente psichiatrica, la verità è che loro non fanno altro che agire.
Quello che è un fermento aggressivi e violento spaccature che noi vi proponiamo costantemente giornalmente, anche attraverso i social media, i media, i giornali, il telegiornale, no, non si può fare educazione, anche civica, all'interno di una famiglia, magari seguendo un telegiornale e un necrologio o di guerra o di femminicidio, e si conclude tutto con il bel piattino del fuoco di turno che ci fa vedere l'aspetto, siamo dei traditori. I ragazzi non sono altro che le vittime del nostro tradimento di adulti. Punto, quindi, prima cosa incominciamo a fare una riflessione, un esame di autocoscienza serio, perché altrimenti non ci sarà nessun intervento dei consultori o di scuola o di altro che ce li salverà. Punto fermiamoci, smettiamo di essere tutti esibizionisti, soprattutto delle risoluzioni delle grandi problematiche del mondo, e cerchiamo semplicemente di riappropriarci di un nostro ruolo di guida. Stiamo constatando che c'è una bella concorrenza verso la parità nel genere maschile e femminile. Il Presidente Vinci parlava dell'importanza della campagna della violenza maschile assolutamente d'accordo. Attenzione. Bisogna affiancare a questo un altro tipo di educazione,
Le ragazze sono capaci di una sessualità assolutamente forte, scelta condivisa tra i ragazzi, parlo di soprattutto di preadolescenti e gli adolescenti.
La sessualità alla scoperta della sessualità è proprio di quella di quella fascia di età viene disinvoltamente scambiata attraverso i telefonini, dopo due giorni ci si chiama con appellativi amori amore, si fa sesso anche attraverso telefonini c'è una schiettezza per la quale,
Il ragazzo di turno dice, ma facciamo sesso, le ragazze rispondono di sì, poi si rompe qualcosa.
E crediamo all'abuso sessuale, abbiamo una criminalizzazione del sesso e delle relazioni anche tra adulti.
E allora dobbiamo, secondo il nostro parere, di giudici minorili, noi dobbiamo un attimo, fare una riflessione anche su quello che uno stereotipo che stiamo cercando di combattere, ma che ci sta portando a far considerare il genere femminile sempre e soltanto vittima e i preadolescenti e adolescenti maschile sempre aggressore o prevaricatore altro dico l'ultimo aspetto,
Il giornalismo.
Il giornalismo la deve smettere di essere sensazionalista, andar mista e soprattutto di seguire propagande mode e via dicendo, perché questo rispetto ai giovani è distorsivo, per non dire distruttivo, concludo e vi ringrazio.
Grazie, grazie dottoressa Stella si naturalmente il giornalismo di reale della comunicazione in genere, che arriva alle giovani generazioni, è chiaro che poi incute ed è anche a sua volta causa di anche dei nostri fazione alle tante notizie non le faceva riferimento ai telegiornali, ecco, forse bisognerebbe anche lì fare un lavoro e capire che aprirà un telegiornale tutti i giorni con la cronaca nera non ci fa troppo bene, forse bisognerebbe in qualche modo avere ogni tanto anche la diffusione del buono che siamo capaci di fare in maniera da sviluppare il fenomeno dell'emulazione così come c'è nella negatività altrettanto nella positività intervento in prima fila.
Presentiamo ci come sempre, grazie buongiorno a tutti, Giuseppina, Lotito dirigente dell'Ufficio scolastico regionale, porto i saluti del dottor Siddi, poiché non ha potuto essere presente e diciamo porto la mia esperienza avendo appunto diretto Bari ormai da 10 anni, Brindisi, Foggia e la Bat, quindi diciamo con una conoscenza del territorio, io ho già il mio intervento, si divide in due parti, uno diciamo fornire quello che si è già fatto, che si è fatto quest'anno a fronte delle urgenze che sono emerse e in particolare, diciamo, registra la Puglia, con i suoi 565 istituti e i 500 alunni coinvolti, certamente una uno spaccato e una diciamo una realtà veramente importante. Si registra una dispersione esplicita in riduzione e in linea con la la media nazionale, ma una dispersione implicita, quindi l'incapacità di avere le con le competenze che di fatto dovrebbero esserci ancora degna degna di nota. Quindi abbiamo a scuola alunni che ci devono stare tra virgolette, che però non qua acquisiscono quelle competenze che ci vogliono essere questo che ci debbano essere questo nell'ottica di acquisire quel benessere scolastico che fa sì che poi a scuola sono incluso, sono accettato e quindi costruisco nel progetto di vita, diciamo dai tre anni, perché noi poi, in realtà come scuole abbiamo la responsabilità da zero anni ai diciott anni, quindi diciamo, è notevole quello che la scuola può fare, diciamo, per prevenire il discorso patologico della cronaca nera e diciamo la responsabilità la sentiamo tutta la si sente tutta e quindi diciamo quest'anno è stato attivato a fronte dei tavoli messi in atto a seguito della direttiva congiunta del Ministero dell'interno del Ministero dell'Istruzione. Una un monitoraggio costante per vedere proprio le segnalazioni, perché è chiaro che il patologico arriva alla cronaca, ma diciamo c'erano. Ci sono anche situazioni del porto d'armi, dell'alcolismo delle dipendenze che diciamo sfuggono poi alla cronaca, ma che in realtà dalle scuole vengono prese. Sono state prese in considerazione. Quindi, a fronte di questo monitoraggio che è stato ripetuto quindi a febbraio e poi alla fine dell'anno per vedere se poi tutte quelle iniziative che sono state fatte avevano prodotto dei risultati. Naturalmente siamo tutti, diciamo a livello ministeriale è ormai ha attivato il decreto Caivano il Piano estate, cioè tenere i ragazzi occupati a scuola con attività appunto anti dispersive. La piattaforma che consente di prevenire il discorso dell'abbandono e della dispersione, cioè dell'allontanamento dalla scuola, perché c'è una piattaforma NIST che fa sì che i residenti, e che che fa dialogare l'anagrafe scolastica con quella dei residenti, per, appunto impedire che ci sfuggano degli alunni. Investimenti nelle aree a rischio con Agenda Sud, la personalizzazione della didattica con attività di mentoring e di tutoring, quindi è un'attività costante. Naturalmente, che poi vede anche, diciamo, diciamo qual è l'obiettivo e l'obiettivo è avere il nostro cittadino consapevole.
È attivo e felice che costruisca che costruisca il suo futuro. Quindi diciamo questa. Questo monitoraggio è stato poi utilizzato appunto dal tavolo dei tavoli delle prefetture per per farsi, diciamo, per dare priorità a quelle che sembravano delle aree di maggior patologia e per potere poi fare tesoro delle buone pratiche che venivano attuate. In particolare, è stato attuato appunto il protocollo d'intesa di cui parlava già la il, la procuratrice di di Taranto, quindi diversi protocolli d'intesa. Quindi diciamo il mettere a sistema le varie e varie le varie possibilità alle varie istituzioni che devono lavorare, che vogliono lavorare per il benessere del, per il benessere degli alunni.
Quindi diciamo l'attivazione di protocolli, anche la progettualità, anche anche il concorso diciamo a attività costanti e perché è tutto, come dire, converga in quello che è l'educazione civica, l'educazione alla cittadinanza consapevole nella quale come dire alla quale tutti quanti dobbiamo portare, perché poi quella cioè far sì che i nostri ragazzi, con con come dire, acquisiscano le competenze sociali e civiche utili della della società, l'educazione digitale, di cui si è già parlato, acquisire uno spirito critico per far sì che diciamo appunto la quello che appare dai social e quello che appare dalla televisione, comunque, da tutto il bombardamento delle notizie sfugga alla sfugga alle fake news sfugga a quelle mode che diciamogli trascinano e quindi far sì che costituiscono il proprio il principio di responsabilità, come farlo con il dialogo costante con le famiglie, con la formazione dei docenti, anche ora, con i docenti neoassunti, ci sono laboratori ad hoc, in particolare per quello che è,
Il discorso del digitale, l'affrontare, diciamo, la alla competenza digitale con gli alunni. Dialogare è costruire la comunità educante, che si quella dei docenti della dirigenza di tutta la, il personale ATA e tutti devono convergere, ma anche il sostegno alla famiglia e alla genitorialità, sicuramente perché l'evoluzione della della società è stata un po' troppo veloce rispetto al vissuto genitoriale e quindi in effetti mi ero messo il timer. Punto ci deve essere il ci deve essere la possibilità di riflettere tutti quanti insieme, perché poi ci sono delle iniziative riferite ai genitori, che però abbiamo questa discrepanza. No al genitore troppo attento e il genitore distante che non ha la se deve sbarcare il lunario, non ce la fa ad occuparsi di di un dialogo, di una serenità, quindi c'è obiettivamente una ONG. Ci deve essere un modo ulteriore di coinvolgere le famiglie. Il discorso della prevenzione, delle devianze e del bullismo è stato ampiamente,
Così ha affrontato. Noi sappiamo che in ogni scuola c'è il referente al bullismo, in ogni scuola, appunto si fa riflessione su tutto quello che è, si cerca di intercettare quei comportamenti anomali che poi portano alla non inclusione o comunque alla separazione di gruppi, cioè qui si va dal come dire dall'escluderli dalla chat che diventa elemento, diciamo, di esclusione e quindi si deve lavorare in tutti quanti i sensi. In questo senso quindi diciamo, il lavoro deve essere costante e ovviamente diciamo in linea con quello che si sta svolgendo oggi con un dialogo costante tra tutte le SSIS, le istituzioni chiamate a lavorare per i nostri ragazzi,
Grazie grazie, dottoressa Mazzola, il timer, 30 secondi prima della scadenza del tempo, prego prossimo intervento grazie Pasquale Spinelli, presidente regionale della Puglia, associazione professionale e sindacale del settore scuola, innanzitutto un grazie ai Presidenti della sesta Commissione, Terza Commissione, naturalmente un grazie alla consigliera Capone Loredana per aver come dire sollecitato questo fondamentale incontro.
Audizione. Parto da una considerazione il disagio giovanile, no, non può essere affrontato esclusivamente come un problema di ordine pubblico o di sicurezza urbana, che molte volte no, ci viene anche da da da da molte parti politiche, come dire sollecitato, ma dietro ogni episodio di violenza si nascondono faggi, fragilità educative, difficoltà relazionali, povertà culturali, isolamento sociale, dipendenze digitali, disagio psicologico, come si diceva prima, è troppo spesso equa. Va sottolineato una mancanza di punti di riferimento autorevoli. Ecco, siamo qui oggi abbiamo sotto gli occhi tutti quella cosiddetta società fluida. No, concetto del PSI del sociologo Bauman, di che descrivono una società moderna caratterizzata da cambiamenti rapidi. Oggi siamo in un mondo digitale, incertezza e relazioni sempre meno stabili, e questo è un è un punto essenziale che va affrontato sicuramente a tutti i livelli oggi qui presenti. Quindi è necessario cambiare prospettiva. È quindi la prevenzione, rappresenta il più efficace e investimento che una comunità possa realizzare. È proprio in questo percorso la scuola, come diceva la dottoressa Lotito, costituisce il principale presidio educativo dello Stato ogni giorno. Migliaia di docenti e dirigenti scolastici, personale Ata, o operano ben oltre la semplice trasmissione delle conoscenze, svolgendo un'insostenibile funzione educativa, sociale e di accompagnamento nella crescita delle nuove generazioni. La scuola, come ben sappiamo, è il primo luogo nel quale è possibile intercettare.
Precocemente segnali di disagio, fenomeni di espulsione, bullismo, ciber, bullismo, dispersione scolastica e comportamenti aggressivi e fragilità emotive. Proprio per questo motivo riteniamo che qualsiasi politica regionale di prevenzione della violenza giovanile debba riconoscere alla scuola un ruolo sicuramente centrale e strategico.
Occorre superare la logica anche degli interventi emergenziali, attenzione per costruire un sistema permanente, quello sì di prevenzione che coinvolga istituzioni, famiglie, quello che si diceva prima. Enti locali, servizi sociali, sistema sanitario, terzo, settore e scuola naturalmente.
Da organizzazioni sindacali che rappresenta il personale della scuola. Riteniamo indispensabile rafforzare concretamente le condizioni nelle quali le istituzioni scolastiche operano e qui di una scuola lasciata sola, non può certamente affrontare problemi sempre più complessi, servono investimenti strutturali e non iniziative occasionali. ARIF, Puglia, Porrone pertanto che la Regione promuova un piano regionale permanente per il benessere degli studenti, articolato su alcuni assi fondamentali, che velocemente poi, eventualmente, se c'è la possibilità, posso lasciare anche una memoria agli atti, sul su quelli che sono le nostre proposte e quindi questi assi fondamentali quali sono? Un primo è quello sicuramente, di rafforzare il supporto psicologico nelle scuole è fondamentale e lo psicologo scolastico non può continuare ad essere una figura finalizzata con progetti temporanei. È necessario costruire un servizio stabile e continuativo, capace di supportare studenti, famiglie e personale scolastico.
Secondo asse fondamentale potenziare gli educatori professionali e le figure socio pedagogiche nelle scuole. Attenzione, molti comportamenti problematici richiedono competenze educative specifiche che integrano il lavoro fondamentale dei docenti. Non è un lavoro che può fare solo il docente terzo. Investire nella formazione del personale scolastico si è detto prima a formazione essenziale. Docenti e dirigenti devono essere costantemente formati sulla gestione dei conflitti, sull'educazione emotiva, sulla prevenzione del bullismo, ci debba CIPE gaullismo delle dipendenze comportamentali e dei fenomeni di violenza giovanile. Quarto, raffrontare il rapporto scuola famiglia e questo è un altro pro un serio problema sempre più frequente. La scuola si trova a supplire a carenze educative che richiedono invece una corresponsabilità educativa tra istituzioni e famiglie. Occorre quindi favorire percorsi di sostegno alla genitorialità e di collaborazione educativa.
Quinto, contrastare la dispersione scolastica e la povertà educativa, valorizzare le attività culturali, artistiche, musicali e sportive. Beh, da musicista qui potremmo aprire un dibattito molto più lungo. Vado avanti la scuola aperta, come si diceva prima, oltre l'orario delle lezioni, collaboratori, musica, teatro, sport, Cittadinanza attiva rappresenta uno straordinario strumento di inclusione e prevenzione. I giovani devono trovare luoghi nei quali sentirsi protagonisti e non lasciati soli positivi, protagonisti positivi della comunità, e anche rafforzare gli organici. Questo è una questione che noi, come sindacato, rivolgiamo sempre agli organi centrali ministeriali, agli ai nostri uffici regionali e ambiti territoriali. Quindi è una scuola, occorre una scuola che passa attraverso classi meno numerose, maggiore continuità didattica. Ecco un punto di riferimento, i docenti che purtroppo, per varie ragioni, motivi organizzativi, cambiano scuola ogni anno. Beh, i giovani perdono i loro punti di riferimento molto frequentemente e questo è anche una un ruolo fondamentale che lui sindacato riteniamo quella della continuità didattica. Inoltre, occorre valori e valorizzare la figura del docente non soltanto è quello quale professionista dell'insediamento, ma quale educatore capace di costruire relazioni relazioni significative con gli studenti, la scuola non può essere lasciata sola ad affrontare, purtroppo, un disagio giovanile e sempre più di CUP complesso.
È necessario quindi che la Regione promuova un vero patto educativo territoriale permanente capace di mettere in rete scuola, servizi sociali, ASL, Enti locali, università, associazioni e famiglie e la violenza non si combatte soltanto con le sensazioni, si previene costruendo opportunità educative, relazioni significative e comunità inclusive, e questa è la sfida che oggi siamo chiamati ad affrontare. E concludo, Hanif Puglia conferma la piena disponibilità a collaborare con la Regione Puglia e con tutte le istituzioni coinvolte nella definizione di un piano organico di prevenzione del disagio giovanile, mettendo a disposizione l'esperienza maturata quotidianamente nelle scuole pugliesi, grazie per l'attenzione. Grazie grazie a lei.
Accogliamo degli altri interventi, prego salve un buon pomeriggio a tutte e a tutti. Ringrazio innanzitutto le presidenti della terza e sesta Commissione per l'invito, la Presidente Capone per aver voluto questo momento di confronto qui oggi a Bari anche ringrazio il Presidente e il Vicepresidente Casili per la sua presenza. Porto i saluti del Consiglio regionale, dell'Ordine degli assistenti sociali, sono Massimiliano Fiorentino, il presidente dell'Ordine degli assistenti sociali di Puglia. Il tema di oggi è un tema che sta a cuore agli assistenti sociali. Il disagio giovanile e spesso arriva nei servizi, spesso arriva nel servizio sociale professionale dei Comuni degli Enti locali, arriva nei consultori, nelle neuropsichiatrie, dunque nelle ASL arriva negli uffici della giustizia minorile, arriva anche nel nel terzo settore e dunque nel.
Nel nei servizi del privato sociale sono due aspetti da considerare in maniera particolare. Secondo noi, uno è quello legato alla povertà educativa, povertà educativa. Non è solo o non avere la disponibilità di un corredo scolastico adeguato per un bambino per un adolescente, non avere l'opportunità di andare al cinema o a teatro, ma è soprattutto la mancanza di un adulto di riferimento capace di essere presente ed orientare il minore in tutto in tutte le fasi dello sviluppo evolutivo. E questo è un aspetto importante su cui tutti noi siamo chiamati a riflettere. Poi c'è il disagio psichico. Come sappiamo, chi mi ha preceduto ha messo in evidenza vari aspetti del disagio psichico, Sagges, psichico che oggi ci dicono.
Psichiatri neuropsichiatri psicologi e un aumento sopra volo fra tutto dopo la pandemia Covid. Dunque siamo di fronte a adolescenti che vivono o sindromi ansiose, stati depressivi, ritiro sociale, disturbi del comportamento alimentare fino ad arrivare all'ideazione suicidaria. Dunque sono dei dati molto preoccupanti quello che diciamo noi come assistenti sociali e che è necessario investire fortemente sulla prevenzione lungo tutto il ciclo di vita della persona e in particolare rispetto a questo fenomeno. Bisogna investire fortemente sull'infanzia e sull'adolescenza.
Un tema, i consultori familiari, consultori familiari, come sappiamo, sono stati istituiti con la legge 405 75 e anche in Puglia abbiamo avuto una riorganizzazione della rete consultoriale con la delibera di Giunta regionale 30 66 del 2012, la delibera ancora.
In vigore.
E su cui sicuramente e bisognerebbe investire ancora di più, perché credo che i consultori sono, come sappiamo, un servizio di prevenzione e promozione della salute, e su questi temi si può fare tanto. Occorre investire soprattutto sulla formazione delle giovani coppie dal concepimento per aiutarle a ad una sana vita relazionale. Occorre verificare se le équipe stabili nei consultori sono presenti in tutta la regione Puglia, perché i CAN, i corsi campagna mento alla nascita non solo solo dei percorsi legati all'evento Nascita, ma il consultorio deve essere un presidio territoriale e dunque un punto di riferimento per la famiglia durante tutto il ciclo di vita del bambino e dell'adolescente. Dunque per i genitori, lo Spazio giovani nei consultori, molti consultori hanno investito sullo Spazio giovani. Bisognerebbe potenziare questo servizio non solo per l'educazione affettiva, ma anche per la cooperazione tra pari e, soprattutto, come diceva il collega dell'ordine degli psicologi, anche intervenire per aiutare i giovani a gestire le emozioni. Occorre poi anche prevedere magari delle équipe mobili sociosanitarie che possono possono, diciamo, supportare le famiglie, soprattutto nel periodo del post partum, sia per sostenere i genitori nel ruolo genitoriale, ma anche per prevenire e contrastare purtroppo anche la depressione post partum. Su questi temi credo che si possa fare tanto. E poi c'è tutto il discorso sulla neuropsichiatria infantile e noi, come ordine, accogliamo veramente in maniera positiva il fatto che sia stato istituito proprio in questi giorni l'Osservatorio sulla neuropsichiatria infantile e questo è un fatto molto importante per i bambini e gli adolescenti della nostra Regione. Poi riteniamo che sia indispensabile oggi, soprattutto oggi, istituire lo sportello psicosociale nelle scuole è importante perché questo consente di lavorare in stretta sinergia con i docenti per creare un ponte, un ponte immediato tra la scuola, la famiglia e i servizi territoriali, prima che il disagio sfoci in devianza e in psicopatologia conclamata.
Poi, e sarebbe anche importante, e l'attivazione dei patti educativi di comunità la sicurezza urbana si costruisce ripopolando gli spazi vuoti aggregativi dei ragazzi, proponiamo dunque delle alleanze stabili tra comuni, scuole e terzo settore e associazioni sportive per mantenere vivi aperti i beni pubblici, i centri di aggregazione, le palestre nei pomeriggi e nelle i weekend offrendo alternative sane alla strada e prevedendo anche l'educativa di strada.
Poi l'altra proposta è quella che riguarda un coordinamento permanente Digest fatto costituito da giustizia, servizi, scuola e servizi sociosanitari, in particolare per superare soprattutto la frammentazione degli interventi e dunque chiediamo l'istituzione di una cabina di regia permanente in Puglia, tra la magistratura minorile, l'Ufficio scolastico regionale e i servizi sociali territoriali, serve un protocollo unico per interventi rapidi, non appena una situazione di rischio emerge in maniera concreta e poi si è parlato anche di formazione. La formazione è fondamentale. Una formazione congiunta tra servizi e scuole che coinvolga anche i rappresentanti dei genitori e perché no, anche le consulte degli studenti, perché esistono le consulte degli studenti a livello provinciale.
E poi ci sia consentito anche di suggerire, magari e l'avvio di UCAM, una campagna pubblicitaria virtuosa che possa sensibilizzare le comunità locali sul tema del disagio giovanile e orientare le persone a rivolgersi a servizi dedicati quando si rivelano si rilevano i primi segnali, un di impossibile disagi e che poi può diventare un disagio conclamato. Vi ringrazio. E ovviamente grazie ancora a tutti per l'invito e la partecipazione.
Grazie grazie a tutti voi.
Ci sono altri interventi, prego, prego, collega sì, o se abbiamo finito le audizioni, insomma solo per ringraziare intanto la Presidente Capone che ha voluto questa audizione, la presidente angolano che la subito raccolta come una sfida importante che ci tiene insieme tiene insieme ai ragionamenti che non hanno la necessità di,
Solitudini che raccontano questi fatti, che hanno invece la necessità di mettere insieme risposte che comunque non bastano da sole, perché il disagio giovanile è un tema che va affrontato indagando la nostra comunità e la collettività intera perché per arrivare al nocciolo al cuore della questione c'è bisogno di conoscere ciò che accade nelle nostre scuole, ciò che accade e il lavoro che fanno i nostri Servizi sociali, i piani e gli ambiti di zona.
Bisogna interrogare le associazioni giovanili, bisogna conoscere le periferie del nostro Paese. I fatti accaduti in Puglia di recente ci allertano, ma non ci possono far restare inermi. L'uccisione.
A Taranto, di un ragazzo che stava semplicemente andando a lavorare. Il rider accorato che è stato aggredito apparentemente senza motivo descrivono la violenza come un linguaggio, un linguaggio delle giovani generazioni che non possono essere soltanto viste come dei fatti, i singoli o estemporanei, ma tengono dentro le fragilità familiari. Come è stato detto, i disagi psicologici,
Il fatto, la, la povertà occupazionale, i problemi delle periferie, dei nostri centri, le solitudini dei ragazzi che si ritrovano ore ore dietro ad uno smartphone computer, ma che hanno difficoltà a relazionarsi veramente tutto questo. Noi dobbiamo provare a a tenerlo insieme. Anche per questo ho chiesto o di aggiungere audizione alla dell'ANCE. Proprio per questo vi abbiamo ascoltato con molto interesse perché il nostro obiettivo, oltre a quello di continuare il lavoro che si fa in maniera instancabile e ringrazio l'Assessore per la presenza e per il lavoro che sta facendo, in particolare con le politiche giovanili, non solo con il welfare, anche con con lo sport, ma per questo, come Partito Democratico, Presidente, stiamo lavorando ad una proposta di legge che tiene insieme le richieste che sono state fatte oggi, che tiene insieme la possibilità di indagare il fenomeno e di non permettere alla politica e alle istituzioni di girarsi, di voltarsi dall'altra parte, ma di approfondire, come è stato chiesto dalla Presidente Capone, un tema che indaga il futuro della nostra terra e il futuro dell'umanità, perché, se non comprendiamo le problematiche del disagio giovanile, non daremo spiegazioni a quegli atti di violenza, alle solitudini che continuano a moltiplicarsi, ad un ad una ragione che proviamo a trovare in questo Sud, quando parliamo anche di spopolamento o dei nostri delle nostre comunità, quando parliamo di aiuto alle famiglie di percorsi scolastici che devono combattere non solo la dispersione, ma anche la possibilità di continuare a vedere la scuola come un motore per.
L'ascensore. So per l'ascensore sociale di la cultura e il sapere come base e di interazioni sociali che ci devono portare ad una società più giusta. E soprattutto dobbiamo capire quali sono gli elementi che oggi e su cui oggi noi possiamo intervenire, la prima delle questioni, appunto, tenere insieme una rete istituzionale con competenze straordinarie, che ringraziamo per quello che fanno ogni giorno, oltre che per quello che ci hanno detto oggi.
Punti chiedevano o diventare non solo leggi, non solo atteggiamenti non solo atti, ma anche è necessità di guardare dalla stessa parte di provare a dare delle risposte che stanno o nella nostra capacità assessore di provare a costruire insieme elementi che non solo migliorano la vita dei nostri ragazzi, ma gli danno più opportunità e li fanno sentire amati ed in una società che li rende protagonisti. Quindi e questo è il senso di questa audizione che un senso profondo, a differenza di chi ha scelto di non presentarsi e di fare un comunicato stampa, non rispondiamo che invece le sedi istituzionali sono quelli non solo per ragionare per indagare i processi sociali, ma anche quello in cui insieme provare a costruire da parte nostra delle piccole soluzioni che però possono dare grandi risultati rispetto alle devianze e in particolare delle nuove generazioni.
Grazie grazie al collega, l'Assessore al Welfare, Cristian Casili, prego.
Sì, grazie Presidente, un ringraziamento al presidente angolano, al Presidente Spaccavento, ma permettetemi di farlo in modo particolare alla collega Loredana Capone, perché questo è uno spazio lo ricordava anche il collega Minerva, uno spazio di confronto importante.
Che ci vede e soprattutto ci mette nelle condizioni di assumere un approccio multidimensionale, di fronte a problematiche che sicuramente che sicuramente sono complesse, quindi diciamo il ringraziamento verso tutte e tutti quanti voi lo.
Torno a ripeterlo, all'Ordine degli hippies, delle psicologhe degli psicologi, all'Ordine degli assistenti sociali al mondo della della scuola nel suo complesso, ai Presidenti e ai Procuratori della Repubblica dei Tribunali dei minori.
E alle università, che svolgono anch'esso un ruolo importante, insomma, già questo.
Collega Capone ci dice come l'impostazione e la postura che ci diamo in una audizione io sono rimasto fino alla fine. Voi lo sapete come lo l'ho fatto anche durante la predisposizione del sesto Piano delle politiche sociali, perché senza confronto, senza co ascolto e soprattutto senza assorbimento delle cose che ci dite e sfogliando quel sesto piano delle politiche sociali, lo sapete voi che siete qui presenti trovate vostri pezzi non era un giro retorico di partecipazione quello di predisporre un sesto piano che poi andava ad essere, diciamo, un piano elaborato dagli uffici o dall'Assessore piuttosto che dalla dalla relazione tra i colleghi, ma lo avevamo, lo volevamo condividere con voi e lì ci sono i vostri pezzi in quel Piano, in ogni pagina e in ogni dimensione di quelle pagine, dimensioni complesse. Ci siete e siete voi tutte e tutti e quindi questo diciamo, rappresenta e ci dice o quanto uno degli aspetti poi fondamentali e per questo ringrazio Loredana è quello del disagio adolescenziale,
Ah, che è complesso, che richiede anche un approccio fatto non con ricette semplicistiche, perché evidentemente, di fronte ad approcci completa a problematiche complesse e non ci possiamo approcciare con nelle risposte frammentarie.
Cercando di creare misure che poi non portano a nulla, se non a quella concezione assistenzialista che voi sapete di cui vogliamo, da cui vogliamo rifuggire per cercare di produrre, almeno per quanto, per quanto ci riguarda, un piano, un welfare di comunità che certamente non può essere assistenziale ma deve essere generativo, è quello che tra poco faremo con una misura sulle povertà che deve,
Superare il reddito di cittadinanza che aveva un approccio assistenziale, anche il red che qui, in Regione Puglia, abbiamo fatto, lo facciamo anche in questo caso tutti e tutte quante insieme, cercando di avere un approccio più generativo possibile, lo avete detto voi nei vostri interventi e per fare e per avere quell'approccio però,
Bisogna, diciamo assumere sicuramente uno sforzo, tutti quanti di responsabilità, perché il disagio giovanile sì disagio adolescenziale minorile si combatte sicuramente con la partecipazione di tutte e tutti a diverso titolo e per quanto di nostra competenza, anche il fatto che la collega Capone abbia giustamente deciso di rendere e di far partecipare più Assessorati, perché sicuramente, quando si risponde a problemi a problematiche complesse, l'approccio deve essere quello interassessorile e questo, diciamo, è fondamentale. Ne discutiamo anche di questo con il presidente Antonio De Caro, che ha anche questa impostazione per superare logiche di frammentazione, tanto che quando si è deciso di creare, quando il Presidente era sua prerogativa, ha deciso di creare l'assessorato al welfare, allo sport e alle politiche giovanili. Il senso era quello di creare una policy, diciamo più moderna, più contemporanea, con un approccio più integrato di fronte a problematiche che non potevamo spacchettare. E anche qui lo sforzo dicendo i miei uffici, che ringrazio lo staff, non soltanto lo staff. Del del welfare, che fa un lavoro straordinario, ma quello dello sport, quello delle politiche giovanili e ho detto nicchia, cerchiamo di linkare, come direbbero i giovani oggi di aprire dei collegamenti. Non spacchettiamo le misure se le misure possono comunicare per cercare di essere più impattanti. Quindi, per avere un impatto sociale più forte, facciamole comunicare, non lo spezzettiamo le varie misure, avete toccato e per entrare, diciamo poi nel tema dell'argomento della che che ci riguarda.
I vostri interventi hanno già toccato ampiamente quali sono le problematiche, ognuno secondo le proprie vocazioni, ed emerge però in modo, diciamo, molto forte.
1, il problema che vi tiene e tutte e tutti diciamo un po' uniti no nei vostri interventi che è quello della famiglia, è sicuramente è una radice importante delle problematiche della dimensione del disagio giovanile che noi dobbiamo attenzionare in modo molto forte, perché è evidente che se poi a valle facciamo il lavoro, la scuola fa un lavoro, l'attività diciamo ricreativo, ludico ricreativa fa un altro lavoro piuttosto che qualsiasi attività di socializzazione o aggregazione. Ma evidentemente, se non interveniamo nella famiglia, nelle dimensioni che noi cuciamo fuori dalla dalla dimensione familiare e poi probabilmente avremo un problema di interventi che le amministrazioni e anche qui ringrazio a proposito Stefano che ha voluto giustamente coinvolgere ANCI e credo che è,
L'approccio debba sicuramente essere quello integrato. Non possiamo fare fare diversamente e qui mi viene in mente che cosa fa no. Stefano tu, hai fatto il, il Sindaco, ma che ha fatto il Sindaco, sa quanto a livello diciamo pubblico, quando in una città, in una comunità, ci sono più strutture sportive, più strutture di aggregazione, penso a quello che avviene con le politiche giovanili con luoghi comuni, ma anche con gli stessi nodi galattica. Dovremmo fare ancora ancora di più, cioè creare ancora più luoghi di rigenerazione di aggregazione e condivisione. Però, indubbiamente sono luoghi di attivazione culturale molto, molto importanti, anche di relazione, perché è un altro aspetto che voi avete toccato. È quello delle solitudini solitudini che, in una regione che ha si parla, quelli più bravi di me parlano di.
Inverno demografico. In realtà siamo in una vera e propria glaciazione demografica, per cui abbiamo, da una parte, una Regione che si invecchia, peraltro con una prospettiva di vita tra le più alte del Paese e dall'altra, però abbiamo una platea, diciamo di giovani, e guardate che noi abbiamo un già iniziato in questi primi mesi ad approcciarci su queste problematiche. E un po' tutto il PIN, il filo rosso che tiene in piedi il sesto piano delle politiche sociali su 144 progetti che sono arrivati da gauge generazione in orbita, un una misura di politiche giovanili che abbiamo voluto con un patto di fiducia tra noi e giovani. Perché non si rendiconta, nulla si fa tutto in modo informale su questi 144 progetti, quasi la metà,
Di questi progetti interessa la parte, la platea più più più anziana, cioè i giovani riescono a capire che c'è un'altra dimensione con cui loro si devono relazionare.
Questo ci fa capire quanto in realtà già i giovani sentano come come sono i flussi e qual è la dimensione sociale ed economica della nostra, della nostra Regione e.
Quindi, se da una parte dicevo, noi bisogna tenere insieme i vari Assessorati, perché altrimenti non si riesce sicuramente a fare una sintesi e ad avere un'impronta, un approccio, diciamo, integrato di fronte alle problematiche, noi dobbiamo pur partire e mettere a terra delle azioni penso alla rimodulazione che stiamo apportando ai centri servizi per le famiglie dove cerchiamo di offrire a minori che ci vengono segnalati da scuole servizi SOS sociali, spazi di,
Diciamo di socializzazione e di socializzazione sana, ma poi penso a quanto si deve fare anche nell'abbattere barriere le barriere economiche, laddove abbiamo aree più marginali. Io prima con la collega Capone ho fatto ieri, ero a Cagnano varie Varano, una delle aree interne, diciamo, della del foggiano sul Gargano e lì è interessante come l'attivazione culturale del terzo settore abbia assume un ruolo veramente importante. Certo, però non può essere l'unico anello terminale, perché non ce la fa il Terzo settore ad impattare di fronte a problematiche che riguardano la marginalizzazione delle nostre aree, ma fanno un lavoro molto importante. Anzi,
Qui c'è la collega Grazia Maria Starace che sa e conosce anche quella realtà e lì quella realtà. Stefano a quasi un ruolo, un presidio di fronte magari a carenze che ci sono, che sono molto, molto importanti, ma non è sufficiente. E allora qui ricordo, a proposito di barriere architettoniche, l'esperienza della dote educativa e di comunità che noi abbiamo inserito nel nel Red,
Un po' timida, quelli un po' timido, quell'inserimento, ma mi deve essere ci deve essere protagonista nella nuova misura per il contrasto alle povertà, perché oggi la dimensione non è più la povertà ma sono povertà e sicuramente, se vogliamo un approccio generativo, è donna assistenziale. A queste misure noi dobbiamo anche creare le condizioni per cui i luoghi marginalizzati.
I giovani abbiano la possibilità di frequentare gratuitamente luoghi ludici ludoteche piuttosto che centri socio educativi, piuttosto che centri sportivi, dove molto spesso ci si rende conto che non tutti hanno la possibilità, soprattutto quando ci sono marginalizzazione economiche e sociali, di poter accedere.
Queste viste così e citando le così Stefano, sono sempre le solite ricette, è quello da cui dobbiamo scappare, dobbiamo tenerle tutte quante insieme, cercando di non creare pacchetti a compartimenti stagni, uno sforzo che abbiamo fatto, per esempio, con lo sport.
Lo sport appena insediato. Ho detto, ma come facciamo ad arrivare tanto ai giovani quanto alla parte più anziana, allora mi sono chiamato ci siamo sentiti con l'ufficio scolastico regionale, abbiamo creato un progetto che si chiama scuola, Sport ed inclusione, e uno dell'età è una delle tante progettualità, ma iniziamo a farlo con lo sport, iniziamo a farlo con le politiche giovanili. Siamo AFAM a farlo col welfare e con la sanità più volte citata, e forse non ragioniamo più da un punto di vista di interventi frammentari e infatti ha a spot poi ricordo anche.
Le campagne contro il bullismo, sempre intervenendo all'interno delle scuole oppure l'esperienza delle orchestre sociali. Anche qui quell'esperienza dove noi ebbe e che molte molte volte a molti di voi magari conosceranno, ma an ma non tutti anche lì lo strumento del dell'arte, la forza dell'arte della musica, la forza aggregatrice, ma anche terapeutica che ha in particolari fragilità, poi.
C'è anche il tavolo. Ecco, io pensavo oggi che ci fosse il Garante dei minori, che comunque è sempre, diciamo presente probabilmente avrà avuto un impegno. Abbiamo anche lì un tavolo interistituzionale per per persone di di di minore età per i minori. Ecco, io credo che alla luce di quello che è stato detto qui e ed è stato molto importante,
Loredana, questo momento di confronto di cui ti ringrazio, perché altrimenti andiamo a ripeterci anche su quanto è stato detto e ci restituisce la innanzitutto la consapevolezza che bisogna sicuramente agire ancora in modo più sinergico di Verdi ve verso queste problematiche multidimensionali. Io penso al lavoro che si deve fare con il Ministro del lavoro, anche anche qui occorre concertare i nostri sforzi con anche gli gli sforzi, appunto del Governo, in modo da rendere ancora più intensiva l'azione nelle aree socio educative e a maggiore.
Wurm vulnerabilità, aumentare le cabine di regia territoriali tra Regione Comuni, terzo settore, associazioni, a qui le associazioni, tutte e associazioni sportive, le scuole, quelle che si occupano di cultura. Quando dico tutte veramente tutte e poi chiaramente lo avete fatto emergere voi in modo molto plastico. Educatori e assistenti sociali istruttori sportivi bisogna ragionare tutti su una lunghezza sulla stessa lunghezza, lunghezza d'onda e infine questo lo dico come ha avuto denuncia, ma lo rivolgo diciamo alla parte politica, così diciamo, cerco di mettere insieme le cose che vi ho detto in modo tale che non sembrano poi semplice, appunto, interventi, interventi spot. Lo sforzo più grande che noi dobbiamo superare è quello di cercare di eliminare quei progetti a scadenza, cioè noi molto spesso ci viene denunciato, l'enunciato ci viene, diciamo criticato, è un po' un po' tutto. Il Paese che soffre di questa problematica non è solo una questione, diciamo pugliese, ci mancherebbe altro però i sopra. Penso ai giovani, i giovani che hanno delle misure, ma poi vorrebbero una infrastruttura sociale, un ecosistema sociale ancora più maturo in fase di follow-up, cioè dopo aver fatto un una misura dopo aver avuto la possibilità di accedere a una misura. Noi questo equi e col sistema sociale lo dobbiamo costruire strut sociale economico, lo dobbiamo costruire tutti quanti insieme, quindi la logica dei progetti a scadenza, noi dobbiamo cercare di eliminarla su interventi più stabili e strutturali nel tempo. Per fare questo serve però appunto quest'approccio, diciamo interdisciplinare e interassessorile, che questa audizione richiesta dalla collega Capone ci lascia come traccia ed è una traccia molto importante superare quella frammentarietà. Lo dico alla alla presidente angolano, ma anche, direi al Presidente spaccamento che si è spostato un attimo noi questo sforzo lo dobbiamo fare, è uno sforzo che ci metterà sicuramente nelle condizioni di agire in modo molto più pernicioso. Ecco nelle famiglie dove c'è il problema, perché lo avete detto voi, la famiglia costituisce uno dei primi presidi più importanti dove la relazione di figlio e figlia e più forte non fosse altro per questioni appunto dell'abitare e della consuetudine della quotidianità, ecco l'intervento lì lavorando nelle aree marginali con il Taranto, per esempio, da questo punto di vista, collega angolano, ha tanto c'è Taranto a quasi 2 miliardi di euro, una cosa che non io non penso si libererà ripeterà più nella storia. Tra il Just Transition Giochi del Mediterraneo FSC, cioè, è una misura esorbitante. Misure assorbe però questo che cosa che cosa ci dice che da una parte ci sono delle criticità nella messa a terra, di quelle misure e dall'altra quel. Se questo è un segnale che ci dice che non è sempre una questione di risorse, ma è una questione di quanto siamo bravi tutti e tutte ad attivare cultura. E un po' quello che diceva prima Stefano ha fatto un passaggio e uno dei suoi però ci sta dice, non è che dobbiamo scrivere soltanto articoli di stampa, bisogna essere presenti, bisogna elevare anche perché qui non nessuno nasce imparato, no, dice qualcun altro no grazia e per cui questi Elem queste questi momenti servono anche anche a noi di insegnamento, per comprendere appunto queste problematiche complesse, soprattutto la parte politica. Come affrontarle, e però non può essere il giro retorico di turno. La semplificazione, quella da quella danneggia e chiudo veramente e se oggi le problematiche che sono problematiche complesse ci sono per l'amor di Dio e hanno quella quelle radici di cui avete parlato voi, quella genesi, ma era una corresponsabilità perché è emersa anche la comunicazione e di come noi tutti, a livello istituzionale, sia sia centrosinistra che centrodestra, dobbiamo cercare di di comunicare perché quando noi semplifichiamo le questioni, noi impattiamo in modo devastante anche nelle famiglie, per cui questi momenti di confronto servono a maturare un po' tutti quanti noi che acquisiamo sempre elementi nuovi per cercare poi di tradurli in misure politiche. È quello, voi lo sapete, questo sforzo noi lo abbiamo fatto nel sesto piano, noi il Piano non potevamo pure non farlo. Voi lo sapete, non c'è una norma che dice che noi dovevamo fare il sesto piano, siamo la terza Regione d'Italia ad avere un sesto piano, anche perché che piano vuoi fare, se non sai come va l'FMA, i fondi per la non autosufficienza o altri o altri fondi con cui è c'è un litigio in Conferenza Stato Regioni con uno con l'altro mi, Ministro litigio, che attenzione non ha soltanto l'assessore di una regione come la Puglia, che potrebbe essere definita regione rossa, ma ce l'hanno le leggi aliblu bianche verdi, chiamatele come volete. Però, di fronte alle fragilità non c'è colore politici politico. Dobbiamo metterci tutti sullo stesso livello, perché vanno affrontate con senso di responsabilità e noi quel piano e chiudo veramente abbiamo fatto. Pur non avendo contezza rispetto ad alcuni fondi, vi ho fatto l'esempio, come il Fondo, l'FMA e i fondi sulla non autosufficienza, che impatta in modo devastante su una regione come questa. Quindi, grazie alla collega Capone, grazie ai presidenti e grazie soprattutto a tutti quanti e tutte quante voi che siete intervenuti per apportare alla collega anche Starace la collega Isabella lettori ai colleghi, insomma, Consiglieri e Consigliere che sono qui presenti, perché il problema io l'ho ripetuto più volte le problematiche sociali o sociosanitari, perché dovrebbero essere sociosanitaria? Anche qui dobbiamo fare uno sforzo per superare la dicotomia tra sociale e sanitario. Vanno affrontate attraverso un patto sociale dove, a diverso titolo, tutti quanti noi ci assumiamo delle responsabilità e offriamo il nostro contributo. Grazie collega. Capone.
Grazie Vicepresidente.
Non so se ci sono altri interventi, forse la collega.
Grazie a Maria Starace, prego.
Buonasera a tutti, intanto volevo ringraziare la presidente angolano, la collega Capone e ai colleghi superstiti, diciamo, di questa di questa Commissione, vedete, oggi ho sentito molti ringraziamenti da parte vostra, tutti voi avete ringraziato.
La Presidente Capone per avermi invitato qua, ma in realtà siamo noi che dobbiamo ringraziare voi, perché voi rappresentate dagli interlocutori che per noi sono fondamentali, perché vedete il primo il ruolo del Consiglio regionale della Puglia è quello di essere un parlamento, no, questo è un Parlamento regionale e quindi si può concretamente poi agire per migliorare le condizioni dei no, le condizioni dei nostri cittadini pugliesi nello specifico, sono contenta di avere qui di fronte il mondo della scuola e il mondo della formazione nel mondo degli assistenti sociali. Anche voi diciamo superstiti, perché vedete, io sono convinta che qualsiasi operazione possiamo insieme progettare, non possa nella maniera più assoluta,
Esimersi dal coinvolgere proprio le categorie che voi rappresentate.
Vorrei fare un ringraziamento particolare anche alla componente ANCI che è intervenuta perché, vedete, io vengo dal mondo della scuola, io sono un'insegnante, peraltro sono un insegnante di sostegno, oltre a essere stata un'insegnante di diritto e ho svolto per 10 anni il ruolo di ASL e assessore ai servizi sociali di un Comune del della Puglia e quindi diciamo che è un po' l'ho vissuta tutta questa esperienza. No, della dei comportamenti violenti, dei ragazzi a differenti livelli e vedete tutto quello che è stato espresso questa sera da ognuno di voi. Tutto quello che è stato espresso rappresenta effettivamente una richiesta di attenzione a problemi che sono tantissimi eh differenti prevedete. Noi dovremmo agire e quindi capisco anche il fatto che per la prima volta voi siete stati invitati a parlare, quindi ognuno ha detto la sua però da questa serata. Noi poi dobbiamo portarci a casa un metodo di lavoro è un qualcosa di concreto. Quindi, sicuramente cosa è emerso è emerso che ci sono delle problematiche patologiche sulle quali bisogna intervenire, ma è emerso anche il fatto che siamo tutti d'accordo sulla questione della problematica della genitorialità che al momento è in difficoltà, cioè una genitorialità carente, una genitorialità a volte inconsapevole, e comunque una genitorialità inadeguata. Allora io dico, ragioniamo per obiettivi, quindi il sostegno alla genitorialità io parlo da zero fino alla quindi nido infanzia primaria e secondaria di primo grado. Dovremmo provare ad istituzionalizzarlo e come si istituzionalizza attraverso la collaborazione tra Regione, Enti locali e scuola, cioè perché è vero che i consultori fanno un lavoro incredibile, però già quando si passa al consultorio, già siamo in una fase, diciamo, di problematicità, che magari non è, come dire, considerata come una formazione per il genitore che deve ammettere a se stesso, che è carente nella genitorialità. Allora se ne coinvolgiamo alla scuola e soprattutto la scuola dei primi gradi. Effettivamente vediamo che c'è più partecipazione da. Parte dei genitori. Questo ve lo dico per certo perché poi nel tempo io sono un'insegnante e OSCE sempre scelto di insegnare negli istituti professionali che danno diciamo un panorama io dicevo che sono un vivaio particolarmente come dire, le laborioso di di di personalità PAR insomma complesse.
Ma lavorare nei primi gradi di istruzione.
Veramente consente alle istituzioni locali che poi sono, voglio dire differenti no, perché ognuno conosce il proprio territorio, quindi anche fare delle misure un po' uguali per tutti in un territorio come quello pugliese che è enorme, è molto esteso e che diciamo rispecchia delle realtà socioeconomiche completamente differenti non è, diciamo, una grande scelta quindi ragionare con i comuni, dove ognuno sa qual è la realtà sulla quale può intervenire con le singole scuole ma per obiettivi concreti siamo tutti certi che la genitorialità vada sostenuta, quindi io chiedo il vostro aiuto insieme chiaramente all'aiuto di tutti i colleghi, sia del Consiglio che della Giunta regionale, proprio per predisporre.
Degli aiuti concreti alla genitorialità nell'ambito delle singole attività delle istituzioni scolastiche. Credo che così chiudiamo il cerchio perché, lavorando sulle istituzioni del primo ciclo i ragazzi vengono monitorati, tutti e anche le famiglie sono monitorate tutte. Questo lo dico con cognizione di causa, perché.
Nel Comune dove sono stato assessore, noi abbiamo creato un osservatorio dei bisogni educativi speciali sociali e quindi avevamo il monitoraggio con l'ausilio poi di educatori pagati dal Comune.
Per sostenere, diciamo, le famiglie e i ragazzi che non avevano la disabilità, che quindi pre presuppone anche l'esistenza di un docente di sostegno dell'educatore che si occupi di specialistica scolastica ma di un educatore che si occupasse più che altro dell'aspetto legato alla genitorialità, quindi legato all'impatto, e quindi anche su questo, per esempio, il ruolo pedagogico, quindi del pedagogista. È fondamentale quindi promuovere incontri dagli anni zero. Viene 13 anni con formatori che si occupano di questo, quindi strutturarci, cioè dare un'ossatura ai genitori. Mi dispiace, quindi spero che la prossima volta magari siano presenti anche i tribunali, i presidenti dei tribunali civili, perché perché questo si evince anche, per esempio, dall'analisi di alcuni testi delle canzoni che ascoltano gli adolescenti? Molti problemi si rinvengono in quelle situazioni di grandissima sofferenza derivante da separazioni giudiziali o di separazioni consensuali. Allora.
Solo in quel caso ci fosse l'obbligo no, la come dire il il il Consiglio.
Come dire coercitivo, di di far supportare entrambi le parti della separazione da corsi di sostegno genitorialità. Io sono sicura che quei conflitti che tanti ragazzi vivono e che poi si trasformano in violenza, sicuramente potrebbero essere migliorati e, speriamo, evitati. Quindi noi siamo qui ad attendere anche le vostre proposte concrete su questo argomento e sugli altri correlati, che magari ognuno per la sua propria specifica professione, vorrà proporre. Grazie ancora grazie.
Collega Capone.
Volevo fare un intervento, sì, mi volevo fare un intervento perché mi sono ritrovata in tante cose che ha affermato l'Assessore Casili, soprattutto in quel vocabolo che hai utilizzato Christian della corresponsabilità, perché quando accadono certi episodi,
La prima domanda, la rivolgo io dico dove ho sbagliato cosa non ho fatto, perché siamo tutti corresponsabili di fronte a certe azioni, soprattutto quando parliamo poi di minori che hanno maggior maggior bisogno di tutela da parte nostra e mi sono, ho ricordato un po' quello che è stato fatto anche durante i miei cinque anni di assessorato al welfare, nel Comune di Brindisi, dove ho lavorato a far sì che la comunità educante, perché abbiamo questo bel concetto che secondo me ci deve guidare la comunità educante, lo lo diciamo, ma lo dobbiamo mettere in pratica, fare un patto di comunità, questo patto di comunità ci sono dentro i comuni, gli enti, le associazioni, la scuola, le fondazioni, l'università, tutti quelli che possono contribuire per far sì che si possa lavorare non con una progettualità che possa portare produrre dei risultati perché diverse risorse vengono impegnate dalla Regione Puglia, ma anche dai Comuni nei loro nei loro piani sociali di zona. Ci sono diversi interventi che vengono fatti e sinceramente, sapere che queste risorse e poi non raggiungono l'obiettivo e forse c'è da rivedere un po' no di da farci uno studio, chiederci dove dove dobbiamo intervenire con delle azioni correttive e indubbiamente il rafforzamento del dei centri per le famiglie. Ma anche lì è stato fatto tanto dalla Regione Puglia. Quello è un è un tassello delicato che va attenzionato, e lì ci abbiamo sempre messo tante risorse, anche noi, perché sappiamo che dietro a questi ragazzi, appunto probabilmente mancano delle famiglie che possono dare il loro contributo in maniera corretta. Pensate che mi mi sono trovata diverse volte in situazioni in cui le mamme ci chiedevano di ricoverare i loro figli nelle strutture?
Perché non riuscivano a gestirli Expo, soprattutto mamme, spesso sole, separate, che quindi avevano difficoltà a gestire gli do, soprattutto i ragazzi adolescenti?
E quindi tra l'altro c'è qui l'assistente sociale, la, nonché il Presidente dell'Ordine degli assistenti sociali, Massimiliano fiorentino, che io conosco, con cui ho collaborato anche in diverse occasioni e ad esempio proprio quel discorso che si faceva di assistere anche le le le mamme post partum. 1 dare un supporto, soprattutto le giovani mamme noi a Brindisi abbiamo una bellissima esperienza che abbiamo attuato, che è quello dei fiocchi in ospedale, l'abbiamo attuato durante il mio Assessorato, ma so che ultimamente è stato anche ripreso direttamente dall'ASL come servizio ed è un progetto questo di Save the Children. Ecco perché c'è l'importanza anche di collaborare con le associazioni che si occupano proprio di questi temi.
Tanto è stato fatto, ma tanto deve essere fatto, perché se in quando assistiamo a questi episodi, insomma significa che tanto c'è, c'è da fare, quindi permettetemi di ringraziare la mia collega, Loredana Capone, che ha voluto sollevare oggi portare qui da noi in discussione questo argomento, perché è un argomento che va attenzionato e io suggerirei anche che quella figura Loredana che anche tu hai voluto introdurre, che era dello psicologo di base che che che rimanga che non sia soltanto un discorso tra lo dobbiamo la dobbiamo strutturare, la dobbiamo strutturare e dobbiamo prevederla. Prevedere la figura nelle scuole, perché spesso le dirigenti scolastiche sono in difficoltà di fronte a questi, a questi, a certi episodi che non sanno come affrontare e ve lo assicuro che, insomma, la la situazione diffusa ed è trasversale a tutti i livelli, quindi riguarda sia le scuole di primo grado ma anche quelli di secondo grado, e quindi c'è tanto da fare, ma io penso che, se viene istituito un tavolo di lavoro, un osservatorio, cerchiamo di fare qualcosa tutti insieme, visto che la disponibilità c'è, l'abbiamo ce l'hanno dimostrata oggi con la loro partecipazione e quindi, secondo me possiamo possiamo veramente fare qualcosa di positivo per i nostri giovani. Grazie.
Grazie Presidente, tre ore di discussione, voi siete qui, siete superstiti e io non so come ringraziarvi per me è stato importantissimo, ho preso un sacco di appunti, vi libero dalla dalle risposte, diciamo alle vostre giuste sollecitazioni, magari vorrei dire solo due cose, ringraziando anche l'assessore vicepresidente, per la sua presenza fino ad ora e anche per gli impegni assunti per il futuro e oltre che tutti i colleghi e le colleghe che sono che sono intervenuti, ogni stimolo vostro è stato importante, secondo me è così come ritengo che sia indispensabile il lavoro che si sta facendo per la legge, un lavoro che il Partito Democratico sta portando avanti e che prevedrà indubbiamente anche l'Osservatorio al proprio interno. Ma saremo sarà tutta la maggioranza e io mi auguro, anche con il contributo dell'opposizione lo considero. Ecco un po' uno scivolone, quello quello di oggi, anche perché si è visto invece che l'obiettivo lo vogliamo raggiungere tutti insieme, l'obiettivo, cioè di costruire delle azioni positive ulteriori, ma soprattutto una strategia complessiva rispetto al tema che stiamo guardando. Io partirei da Esiodo che dice che appare PRA parlando dell'età del ferro. Dice che.
Arriveremo ad un momento in cui i figli e non rispetteranno gli anziani, litigheranno tra tra di loro e la violenza prenderà la al posto del dialogo per poi arrivare ad Aristofane che parla dei cattivi costumi dei giovani e poi arrivare a Seneca, che dice che oggettivamente i costumi peggiorano. Insomma, si è sempre detto, i giovani non sono più quelli di una volta. Questa frase io non so, io credo che noi l'abbiamo sentita sempre, c'è un tema per oggi, c'è un tema che ci richiama all'attenzione, al di là della storia ed è il fatto che questa violenza.
È frutto di una modalità disumana di porgersi che però deriva da un umano fluido, chi si sta diffonde si sta diffondendo sempre di più che cosa voglio dire?
Voglio dire che spesso è frutto di futili motivi, non è frutto di una rabbia che scaturisce da una mancata considerazione da una mancata cura,
Cioè non è quello che diceva Esiodo che i figli mal tratteranno i genitori qui sono genitori che probabilmente non si accorgono dei figli e non se ne accorgono dai primi anni di vita, ed è troppo diffuso questo argomento, per cui condivido totalmente quello che è stato detto. Noi dobbiamo adottare una strategia complessiva che parte dal sostegno alla genitorialità. Fin da quando nascono i bambini, per esempio, abbiamo la necessità che ci sia una cura rispetto ai bambini per aiutare le mamme e prima c'era una rete sociale. La mamma la nonna, la zia tutti appena nasceva un bambino. Onestamente, io l'ho vissuta con le mie quattro figlie che ti accompagnavano nel percorso oggi non è più così. È difficile che sia così. Allora noi abbiamo una legge che prevede che le ostetriche accompagnino fino a casa e le puerpere, le le madri e Love lo facciamo no, non si fa e ma questo è necessario, sono servizi che devono intervenire e poi, dopo abbiamo vissuto i consultori caspita le femministe, le nostre, come dire, le nostre mamme, le nostre, le ragazze e le donne che ci hanno preceduto hanno lavorato tantissimo perché ci fossero. I consultori ai consultori non svolgono più l'attività che loro richiesta e anche lì, invece, è indispensabile intervenire, perché quello può essere un luogo dove il sostegno alla genitorialità, accanto a quello che si fa nelle scuole, può agire, può intervenire, cioè, insomma, e spesso si arriva alla violenza dopo che si è perso tempo dopo che si è perso tempo e non è una violenza che va trattata secondo il decreto Caivano o secondo tutte le logiche della repressione. Qui il tema è prima, quello diventa un alibi, addirittura la repressione diventa un alibi per non essere intervenuti prima e si è visto anche con l'intervento proprio del decreto Caivano a proposito della forzatura sui genitori per mandare i figli a scuola, poi chi l'ha proposto, quel decreto è proprio quello che interveniva sulla famiglia, che.
Voleva educare nel bosco, cioè queste contraddizioni sono il frutto di una mancanza di vera di attenzione alla cura generale, alla cura quotidiana. Perciò io non so come ringraziare tutti i contributi che ci sono venuti oggi con il collega Stefano Minerva. Pensavamo che l'iter saranno tenuti in piena considerazione proprio nell'elaborazione della legge, ancor prima di fare le audizioni necessarie che si fanno per per i provvedimenti normativi, e ringrazio soprattutto perché questa visione complessiva, cioè quello che so che vede un tribunale dei minori piuttosto che è quello che vede un assistente sociale piuttosto che quello che vede un Sindaco, sono prospettive che vanno guardate tutte insieme. Non abbiamo la possibilità di vederne una parte, così come quello che vediamo nelle nelle classi frequentate dai nostri figli o dalle nostre figlie.
E non possiamo chiudere gli occhi perché tanti atteggiamenti di rabbia o di isolamento sono vissuti dai ragazzi e delle ragazze proprio in quei luoghi, ed è lì che bisogna intervenire, allora io chiudo.
Dicendo che sempre più e sempre più persone mi fermano per lo psicologo di base, ringraziando per questo intervento che abbiamo fatto e io lo so che extra LEA.
Io lo so, abbiamo fatto la legge puntando sul bilancio autonomo e perché extra LEA, e quindi il Governo insiste su di noi perché quel provvedimento non sia ripetuto, ma noi sappiamo che invece quello esattamente ciò che serve, perché avere la possibilità di intervenire prima che,
L'incapacità di gestire le proprie emozioni si trasformi in violenza. Quello significa aiutare tutta intera la comunità, oltre che aiutare quella persona. Allora noi insisteremo con continueremo a lavorare sulla prevenzione, non solo perché riteniamo che questo sia un valore, ma perché riteniamo che questo si faccia bene alla comunità nel suo complesso. Faccia bene al Paese perché pensiamo che laddove ci sono servizi, laddove c'è cura, laddove c'è attenzione laddove ciascuno di noi nel suo ruolo sta sul pezzo, allora le cose funzionano meglio. Quindi ancora grazie a tutti e ci rivediamo presto, credo con la presidente angolano per riformulare un momento anche fuori magari dalla Commissione, per poi riportarlo in Commissione a valle dei ragionamenti che abbiamo fatto oggi.
Grazie grazie collega Capone ancora grazie per aver sollecitato questa seduta, ringrazio naturalmente tutti gli ospiti rimasti. Credo questo sia il frutto di una testimonianza importante della politica, la politica che si pone nella posizione di ascolto, perché tutte quelle misure che voi avete ascoltato, sia quelle citate dalla collega Capone che quella è citate dal Vicepresidente Casili, fanno parte di un approccio e che guarda all'approccio integrato no multidisciplinare, ma quello si ottiene soltanto dopo aver ascoltato il territorio e nel territorio le diverse categorie sociali. Prima ho sentito il Presidente Vinci che diceva oggi siamo parla, siamo passati dalla forza del diritto al diritto della della forza no, oppure la dottoressa Stella che prima citava, con una amarezza sconfinata e il fatto che la violenza gratuita dei più giovani forse probabilmente è semplicemente il frutto del nostro fallimento, il frutto di una classe genitoriale che non sa fare più da genitori, quindi, su quello che dobbiamo lavorare in termini chiaramente di prevenzione, adesso noi porteremo avanti, abbiamo tutti un po' preso appunti oggi e cercheremo di renderli fruttuosi nella maniera più pragmatica possibile, affinché si venga a concretizzare quel patto di comunità affinché noi comunità, noi tutti chiaramente a diverso titolo, comunità educante, sappiamo finalmente camminare al fianco dei nostri ragazzi, ma non per ostacolare il loro percorso ma per non farli sentire soli. Grazie grazie a tutti. Dichiaro chiusa la seduta odierna della sesta Commissione, in congiunta con la Terza ancora un ringraziamento a tutti voi e anche al presidente Felice, Spaccavento.
